Il doodle Google di oggi ci ricorda Keith Haring nel giorno del suo compleanno. Il grande pittore e writer statunitense, infatti, nacque a Reading, in Pennsylvania, il 4 maggio 1958 per poi morire, a soli trentun’anni, a New York il 16 febbraio 1990.
Secondo Keith Haring i bambini e i cani erano le immagini più amate e riconoscibili ed è proprio per questo motivo che, agli inizi della sua carriera, scelse sia gli uni che gli altri come firma per i suoi lavori. Lo dice lui stesso: “All’inizio la mia firma fu un animale che diventò sempre più simile a un cane”. Tanto che in suo autoritratto Keith Haring si rappresentò come come un cane. I suoi cani abbaiano sempre (per questo sono detti barking dogs) e trasmettono quasi un unico movimento di potente energia.
Così sono stati descritti i cagnoni che popolano le sue opere:
I suoi cani non abbaiano soltanto o camminano a quattro zampe. Camminano anche a due zampe. Sono anche grandissimi, a volte, e diventano ciclopici: afferrano, mangiano e calpestano gli uomini. O si meravigliano e fremono alla vista di una piramide. O abbaiano in branco a un uomo su una croce. O giocano saltando attraverso il grande buco nello stomaco di un uomo: cani, un tempo addomesticati e addestrati dagli uomini, ora si divertono a giocare, loro ancora depositari di un’energia primordiale, con l’uomo ormai malato? Forse. I suoi cani esistono anche come pupazzi. E come sculture. Ma si muovono sempre, velocemente: sono feroci, entusiasti, giocosi, dissacranti, imprendibili, come colui che li ha immaginati e disegnati. E sono tutti, sempre, “il cane di Keith Haring”. Si imprime immediatamente nella memoria: riconoscibilissimo. Tutto da vedere.

Per la serie anche i cani vanno all’asilo quando i proprietari lavorano, a pochi chilometri dal centro di Milano, ad Alzaia Naviglio Pavese, è nata una nuova struttura, Pet’s Play, pronta ad accogliere cani e gatti. A gestirla sono Simona Cannas, veterinaria specializzata in etologia applicata e benessere animale, e Federica Maltese, istruttore cinofilo e laureanda in veterinaria.
Per i cani iscritti all’asilo non ci sono limiti di taglia, razza o età e soprattutto niente gabbie, giochi interattivi e tanto divertimento immersi nel verde. La prova di adattamento è gratuita. La struttura, oltre all’asilo per cani, dispone anche di una pensione per gatti. Ci sono diverse tariffe: orarie, giornaliere e mensili. L’abbonamento per un mese intero per tutta la giornata costa 330 euro.
Continua a leggere: Pet's Play, un asilo per cani e gatti a Milano

Dare un nome al cagnolino appena arrivato a casa non è un’operazione facile e dipende da mille fattori. Spesso il nome giusto lo si capisce solo quando si guarda negli occhi il pelosetto. E poi ci sono mille altri nomi, oltre quello ufficiale, con cui ci rivolgiamo ai nostri amici a quattro zampe. Ci sono però alcuni accorgimenti da tenere presente sia nella scelta del nome del cagnolotto sia nell’adottare un comportamento univoco in modo che Fido impari presto come si chiama.
Foto | Flickr
Un testimonial da Oscar per la PETA. L’associazione ha infatti scelto Uggie per presentare la sua nuova campagna a favore delle adozioni.
Perché acquistare un cane o un gatto, quando i canili ed i gattili strabordano di animali in attesa di coccole, dedizione e cure? Animali capaci di un amore incondizionato che aspettano da tempo un nuovo padrone a cui aprire il cuore dopo tanta sofferenza e solitudine. Ve lo dice anche Uggie e non sta recitando stavolta: Adottate, non comprate.
Via - Foto | PETA
Questo video è inglese e tratta di un gattile nel Regno Unito ma una cosa del genere è paragonabile esattamente a quanto accade nel nostro Paese. Lo speaker spiega come vengono utilizzati i proventi delle donazioni fatte al gattile e i risultati che vengono raggiunti. Visto che siamo in periodo di dichiarazione dei redditi non dimenticatevi che il 5×1000 può essere devoluto anche alle associazioni animaliste.
Ci sono quelle grandi, conosciute a livello nazionale, ma ci sono anche quelle più piccole, magari che si occupano dei rifugi di una zona specifica, magari proprio vicino a voi. Se siete incerti su chi deve ricevere la donazione, perché non andate a parlare direttamente con i volontari che aiutano gli animali? Chiedete loro come investiranno i proventi e vedrete che uscirete dal cancello con le idee più chiare.

Cinque cucciolotti liberati da Green Hill lo scorso 28 aprile stanno bene e sono allegri. Ce lo fa sapere il coordinamento Fermare Green Hill con un video (che potete vedere al termine del post) in cui i beagle giocano felici, mangiano e si prendono molte coccole. Al termine del video compare questo messaggio da parte dei piccoli:
Noi siamo liberi ma arrabbiati. Libertà per tutti gli animali. Green Hill deve chiudere!
Di seguito trovate il video – ricevuto in forma anonima dal coordinamento –, un inno alla vita!, con le allegre note di Dune Buggy degli Oliver Onions. Segue il testo con cui il video era accompagnato.
Continua a leggere: Green Hill: come stanno i cuccioli liberati?

È rosso fiammante, va ad alta velocità, collega Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli (con nuove stazioni in previsione nei prossimi mesi) e nelle sue raffinate carrozze puoi vedere film, tv e navigare in internet. Ma sul sito dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) ci avvertono che su Italo, il treno più moderno d’Europa, non possono salire i pet che pesano più di 10 Kg; insomma gli animali domestici di taglia media e grande non sono contemplati negli spostamenti ad alta velocità, e pensare che lo slogan del super treno è: finalmente puoi scegliere.

Ieri alla fine di un corteo per la chiusura dell’allevamento Green Hill di Montichiari (Brescia), gli attivisti hanno liberato decine di Beagle, al grido di:
Se non sono le istituzioni a salvare quei cani, ci pensano giustamente i manifestanti. È ora di dire basta alla vivisezione. Libertà per tutti gli animali!
Dodici persone sono state arrestate ed ora si trovano nel carcere di Verziano a Brescia. Oggi una manifestazione per chiederne la liberazione.

Un Papa per amico non possono certo vantarlo tutti i gatti, ma Ciccio, aka il gatto del Museo, sì. Si tratta di un gatto nero, sicuro di sé e socievole, con la tipica indole affabile dei gatti romani. Ciccio è solito frequentare i luoghi in cui si reca Ratzinger per pregare o semplicemente per passeggiare.
Benedetto XVI non ha mai avuto un gatto, ce ne parlava Roberto qui, eppure per i gatti nutre un amore profondo, tanto che quando era ancora cardinale si narra che si fermasse per strada per scambiare due chiacchiere con i gatti randagi.
Ecco perché Ciccio, grazie al lavoro del professor Klaus Friedrich e di Giulia Artizzu, che si occupano della tutela della fauna del Vaticano, oggi ha addirittura una sua cuccia nei Giardini Vaticani per ripararsi dalle intemperie.
Di gatti e di animali nei Giardini Vaticani ne transitano tanti, ma Ciccio è il primo gatto che è riuscito a farsi adottare dal Vaticano ed ha un suo appartamento papale. Dove non arrivano i gatti, eh?
Via | Il Giornale
Foto | Flickr

Non amo i film strappalacrime ma con Hachiko a dog’s story credo di aver pianto da sola più lacrime di quelle versate in una sala in cui proiettavano Titanic. Mi è venuta quasi voglia di prendermela con Richard Gere, proprietario del cane nel film: ma, insomma, come ti permetti a morire così presto ed a lasciarlo solo? Non potevi fare più attività fisica, smettere di fumare, sottoporti ad un controllo regolare alla prostata?
Ad ogni modo, al di là della finzione scenica, la storia di Hachiko è vera e saperlo ti fa sciogliere ancora di più. Si ispira alle vicende di un cane giapponese, di razza Akita, che per nove lunghi anni, dopo la morte del padrone, lo aspetta in stazione ogni giorno all’ora in cui era solito rientrare in treno dal lavoro. Commovente. Oggi alla stazione di Shibuya in Giappone si può ammirare una statua di bronzo eretta in onore di questo cane, esempio di fedeltà e devozione.
L’Unione Sarda ieri ha riportato una storia simile a quella di Hachiko. A Tonara (Nuoro) un cagnolino color miele senza nome, dopo la morte per infarto del suo proprietario, Giuseppe Zucca, avvenuta due mesi fa, veglia vicino al cimitero e non appena vede spuntare qualcuno che va a trovare i defunti gli si accoda per entrare al cimitero e recarsi sulla tomba del padrone.
Giuseppe Zucca viveva confortato solo dall’amore di undici cani e quattro gatti. Dopo la sua morte sono stati adottati dai suoi vicini di casa, tutti tranne uno, Senza nome, che ha preferito costruirsi un rifugio vicino al cimitero per poter stare più vicino possibile al suo caro padrone scomparso. Si fidava solo di lui, con gli altri è spaventato e diffidente. Ma tutti gli portano da mangiare ormai e la sua storia ha commosso l’intero paese.
Via | L’Unione Sarda