
Le ho provate tutte per insegnare ai miei cani a fare i loro bisogni fuori casa: carta di giornale in tutta casa, spray disabituanti, barbatrucchi di varia origine. Alla fine, dopo aver accumulato un po’ di esperienza con vari cuccioli, credo che la soluzione sia molto semplice. La riassumo nel binomio: osservazione e pazienza. È sufficiente, infatti, osservare il comportamento del cagnolino per capire quando sta per fare le sue cose e portarlo fuori. E qui si innesta il secondo punto: la pazienza. È necessario, infatti, portare fuori i cagnolini molte volte durante il giorno e bisogna essere sempre pronti per uscire e poi, anche se magari il pelosotto ha interrotto il film che tanto ci piaceva, mostrare buon viso a cattivo gioco e riempirlo di coccole.
In particolare bisogna portare fuori il cagnolino in queste occasioni (in ordine alfabetico):
Ovviamente quando il piccolo fa le sue cose fuori casa bisogna premiarlo e coccolarlo. E se per caso le fa in casa è del tutto inutile sgridarlo. Inoltre può essere utile ripetere una parola (sempre la stessa) quando Fido fa pipì: in questo modo lo si abituerà un po’ a fare pipì a comando (soluzione che può essere utile soprattutto quando è brutto tempo e si vuole tornare prima a casa: si dice la parolina magica e il cane fa la pipì come per magia). A proposito di quest’ultimo punto, la mia Golden fa pipì quando le ripeto il mantra “sciagura a voi” che recitavano i Dodo prima dell’estinzione nel film L’era glaciale. E a dire il vero non so se sia più strano che lei faccia la pipì a comando o io che me ne sto in giro per strada a dire “sciagura a voi”!
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Dare un nome al cagnolino appena arrivato a casa non è un’operazione facile e dipende da mille fattori. Spesso il nome giusto lo si capisce solo quando si guarda negli occhi il pelosetto. E poi ci sono mille altri nomi, oltre quello ufficiale, con cui ci rivolgiamo ai nostri amici a quattro zampe. Ci sono però alcuni accorgimenti da tenere presente sia nella scelta del nome del cagnolotto sia nell’adottare un comportamento univoco in modo che Fido impari presto come si chiama.
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Se seguite Petsblog da un po’ di tempo saprete che abbiamo un’idea piuttosto chiara della questione Green Hill. Mentegatto ha fatto un articolo molto esaustivo sull’accaduto e Roberto ci ha messo al corrente della situazione attuale dei cuccioli salvati da un terribile futuro. La situazione degli attivisti però è apparsa subito preoccupante (almeno a livello giuridico) e leggendo un editoriale sul sito Quotidiano.net mi sono accorto che questi dubbi non sono venuti solo a me. Dobbiamo capire anzitutto che ci sono 12 attivisti che hanno passato qualche notte in galera e, pur essendo ora a casa, subiranno un processo. Sono accusati di furto in concorso, danneggiamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e rapina impropria.
Siamo in un Paese dove la legge tutela i più forti (leggi ricchi) contro quello che dovrebbe essere il buonsenso? Perché chi fa “inchini” mortali alle isole è stato mandato subito a casa mentre chi ha ridato la vita è stato arrestato? Perchè se uno si ubriaca e causa un incidente mortale va ai domiciliari e chi libera dei cani detenuti finisce in galera? Come mai uno stupratore torna a casa nel giro di poche ore mentre un animalista deve aspettare dei giorni? Mi sembra che ci sia qualche ingranaggio perverso che punisce chi non se lo merita e viceversa. Badate bene, io sono contrario a Green Hill ma sono consapevole che quella non è l’unica “pietra dello scandalo”. Il punto è che bisogna vietare qualsiasi tipo di vivisezione o pratica annessa. Finché ciò non accadrà difenderò sempre quei “criminali” che hanno dato un futuro più sereno a quei piccoli cani.
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Un Papa per amico non possono certo vantarlo tutti i gatti, ma Ciccio, aka il gatto del Museo, sì. Si tratta di un gatto nero, sicuro di sé e socievole, con la tipica indole affabile dei gatti romani. Ciccio è solito frequentare i luoghi in cui si reca Ratzinger per pregare o semplicemente per passeggiare.
Benedetto XVI non ha mai avuto un gatto, ce ne parlava Roberto qui, eppure per i gatti nutre un amore profondo, tanto che quando era ancora cardinale si narra che si fermasse per strada per scambiare due chiacchiere con i gatti randagi.
Ecco perché Ciccio, grazie al lavoro del professor Klaus Friedrich e di Giulia Artizzu, che si occupano della tutela della fauna del Vaticano, oggi ha addirittura una sua cuccia nei Giardini Vaticani per ripararsi dalle intemperie.
Di gatti e di animali nei Giardini Vaticani ne transitano tanti, ma Ciccio è il primo gatto che è riuscito a farsi adottare dal Vaticano ed ha un suo appartamento papale. Dove non arrivano i gatti, eh?
Via | Il Giornale
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Flush era un cocker spaniel e viveva con la sua amica umana, la poetessa Elizabeth Barrett Browning (1806-1861). A Flush è dedicato un romanzo di Virginia Woolf dal titolo Flush, storia di un cane (in libreria, con una nuova edizione per l’editore Nottetempo, in questo periodo - a dire il vero la copertina di questa nuova edizione non mi piace poi tanto, ma questo è un altro discorso).
La stessa Elizabeth Barrett Browning dedicò al suo Flush una poesia. Lei, l’umana, è lì persa nei suoi pensieri e lui, il cagnolotto fedele, le sta vicino e, con il suo sguardo dorato, riesce a far superare la tristezza la sua amica umana.
Tu vedi questo cane.
Era soltanto ieri e io meditavo
dimentica della sua presenza accanto a me
finché pensieri su pensieri
mi portarono a lacrime su lacrime;
quando dal cuscino su cui giacevo,
le guance bagnate di pianto,
una testina ricciuta come quella d’un fauno
sorse dal nulla accanto al mio viso,
due occhi grandi d’oro chiaro
interrogarono i miei,
un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance
a tergere il mio pianto.
sgranai gli occhi al momento,
come qualche abitante d’Arcadia,
stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo,
ma come quella visione di riccioli
mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime,
riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza,
ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature,
conduce alle altezze d’amore.
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Dopo la perdita del suo amato Chihuahua Doki nel 2009, morto alla veneranda età di 18 anni e citato persino alla cerimonia per il Golden Globe ottenuto con The Wrestler, Mickey Rourke di recente ha adottato un cane randagio in Romania. Un Paese in cui purtroppo il fenomeno del randagismo è piuttosto diffuso e viene arginato con esecuzioni di massa alquanto discutibili.
L’impegno di Mickey Rourke a favore dei cani randagi rumeni non si è limitato all’adozione di un cucciolo, Foxy, incontrato sul set del suo ultimo film Dead in Tombstone. Rourke ha infatti in programma il finanziamento della costruzione di un rifugio per cani proprio in Romania, per contribuire concretamente ad arginare il problema nella terra d’origine del suo nuovo pet.
Nei piani dell’attore il rifugio dovrà essere grande quanto un campo da calcio. Rourke ha stanziato ben 250 mila dollari per offrire una speranza a cani altrimenti destinati alla strada, nei casi più fortunati, alla soppressione nella maggior parte dei casi, come forma di contenimento adottata dal Paese lo scorso anno, con l’emanazione di un’apposita legge. Bravo Rourke!
Via | Global Animal
Foto | PacificCoastNews.com

Succede a Los Angeles. Una femmina di labrador nero, incurante del traffico caotico, veglia il suo amichetto, un labrador giallo, ucciso da una macchina. Ennesima testimonianza di insensibilità da parte degli esseri umani e di com-passione (nel senso etimologico del termine) da parte dei cani.
Un altro automobilista, destreggiandosi tra le macchine, è riuscito a mettere dei coni in mezzo alla strada in modo da proteggere la cagnolona. La polizia di Los Angeles – che non ha esitato a definire eroina la labrador nera – fa sapere che al momento attuale nessuno ha chiesto informazioni e quindi è disponibile per l’adozione.
Speriamo che qualche umano di buon cuore la adotti a le faccia superare lo shock vissuto. E auguriamo buon viaggio verso il ponte arcobaleno al suo amico color oro. Dopo il salto il video (potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno)

John Augustus Bonney (1763-1813), avvocato e poeta, venne accusato di alto tradimento e rinchiuso nella Torre di Londra il 19 maggio 1794. Lì, nella Torre, incontrò un gatto che si fermò a vivere con lui. Dopo poco tempo che i due vivevano insieme, le accuse contro Bonney caddero e lui potè tornare libero. Ma il micio – a cui Bonney diede il nome di Citizen, Cittadino – morì in un incendio dei sotterranei della Torre. John Augustus Bonney così scrisse nel suo diario: “Citizen morto alle ore 6; male tutto il giorno; sepolto nel muro della Torre”. Bonney, infatti, volle che il gatto che gli era stato di conforto nella prigionia venisse sepolto nella Torre di Londra e per lui compose questo epitaffio.
Se, guidato dalla fantasia in questa testimonianza di dolore,
alla ricerca dei segreti nascosti fra queste mura,
l’occhio tuo, caro passante, cadrà forse
là dove il mio piccolo ha la sua povera ultima abitazione;
non pensare che in questo loculo vi sia
nessuno che il mondo poteva invidiare o temere
né superbo di stelle, né decorazioni al valore
ma un umile cittadino si trova qui.
Un amico, un umile premio al mio talento
(non ridete, o passante, della sua affezionata gentilezza)
non sono i miei ultimi momenti,
o la luce finale dei miei occhi.
Non è qui la mia tomba, non ho scelto il mio epitaffio.
Ma ho scritto per ingannare la tua fantasia
e farti versare una lacrima.
Tranquillizza l’angoscia crescente:
Solo questo Gatto, il Cittadino, si trova qui.Sepolto nel Muro della Torre il 22 agosto 1794 J. A. B.
Forse non è un alto esempio di poesia sui gatti e senza dubbio risente pensantemente del tempo in cui scritto, ma è testimonianza dell’amore tra un uomo e il suo gatto. Alla fine, è questo che conta.
Via | Gatti di potere
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Alla faccia di tutti gli insegnamenti di san Francesco d’Assisi, il clero nostrano ha fatto un’altra volta la sua uscita un po’ troppo, almeno secondo il nostro parere, azzardata. In passato abbiamo spesso parlato di preti che non benedicevano case se c’era un cane all’interno o a parroci che, contro la legge italiana, vietavano la presenza di un cane guida durante le varie funzioni religiose.
Oggi, uno dei preti più mediatici d’Italia, Don Mazzi, se ne esce con una boutade piuttosto fastidiosa, almeno per chi si dedica alla cura di cani e gatti più sfortunati:
«Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci! Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso»

Se le vostre passioni sono i gatti e i libri allora dovete organizzarvi. Una soluzione è TheCatCase, libreria modulare che lascia spazio ai libri e ha delle parti ricoperte con stuoie e simile per permettere ai mici di casa di fare i loro lunghissimi riposini indisturbati. O di farsi le unghie sulle stuoie (o sul dorso di libri!!!).
TheCatCase costa 1249 euro ed è disponibile in vari colori. Ma magari si potrebbe prendere spunto e crearsela in casa.
Se la soluzione vi piace ma cercate qualcosa di più grande e più comodo per tutti (mici e libri, intendo), allora dopo il salto trovate un’altra soluzione veramente interessante che potrà mettere d’accordo veramente i vari amori della vostra vita.
Continua a leggere: Amate i gatti e i libri? Ecco la soluzione che fa per voi