Quante volte abbiamo riso sull’espressione che t’è morto il gatto? Io l’ho fatto finché non ho avuto un gatto tutto per me, che poi è morto investito da un’auto. Ero veramente triste e contemporaneamente stupita di poter provare tanto dolore per la morte di un animale. Poi sono passata ad un altro luogo comune: che un coniglio non è come un gatto, che se ne sta là senza interagire.
Man mano che leggevo articoli di Petsblog e per Petsblog, mi sono resa conto che stavo commettendo un altro errore. La conferma, se ce ne fosse bisogno, arriva stamattina, dalla pagina delle lettere al direttore di Vanity Fair. Una donna, non so di che età, racconta che non può dire a nessuno che la sua tristezza e le sue lacrime sono dovute alla morte di Poldo, il coniglietto che aveva vissuto con lei tanti anni.
E non ho il coraggio di dirlo a nessuno o quasi, e vado in giro con gli occhiali da sole. Perché è così difficile spiegare a chi non ama gli animali quello che si prova ad averli e perderli? Perché dovrei sentirmi sciocca e infantile per queste lacrime?
Già, perché? E io aggiungerei: perché anche chi ama gli animali, non parlo di chi ha scritto la lettera, ovviamente, trova difficile ammettere anche con se stesso di provare questi sentimenti? Forse perché se cominciamo a pensare che gli animali hanno diritto alle nostre lacrime hanno anche diritto a non essere usati come cibo? Sinceramente non ho una risposta, voi lettori sicuramente saprete trovare parole migliori delle mie.
Foto | Flickr
Sellnneke
25 giu 2010 - 20:44 - #1Anche io ho avuto per tanti anni una coniglietta.
Mi è morta tra le braccia. Ho provato lo stesso dolore di quando sono morti i miei familiari più stretti. E dicendo questo non voglio offendere loro, che amavo intensamente. Ma quando è morta la mia piccola sono stata ugualmente male. Ancora oggi, e sono passati 6 anni, quando ci penso sto malissimo.
La cosa che più mi faceva male erano le battute che facevano i parenti, i conoscenti.
“Ah, ti è morto il coniglio? Lo hai fatto al forno con le patate, vero?”
“E vabbè ricomprane un altro.”
“Ah, solo? Chissà che pensavo…”
Non bisognerebbe vergognarsi di queste cose. La sofferenza è sofferenza. E se gli altri sono così privi di sensibilità e di empatia per capire cosa sta provando un altro, sono problemi loro. A me sinceramente fanno anche un po’ pena, perché non sanno cosa significa stringere un legame con un animale da compagnia. Che sia un cane, un gatto o un coniglio poco importa.
zakkardik
25 giu 2010 - 21:24 - #2Scritta da mia moglie quando è venuta a mancare la nostra canina, son passati 4 anni e ancora la piangiamo
IL LUNGO SONNO
(A Gaia con amore)
E’ sceso il silenzio
in questa casa
un silenzio muto
inodore
un vuoto abissale
come essere sospesi
in fondo all’oceano.
E’ sceso il silenzio
sul tuo latrare festoso
e lacrime sono sbocciate
dai nostri occhi
che più non potrai vedere.
E’ sceso il silenzio
dove stava la gioia e
niente potrà riempire
le pareti vuote
della nostra anima.
Addio Gaia
Che il tuo sonno eterno riempia di gioia
L’ infinito !
nina
25 giu 2010 - 22:23 - #3Anch’io ho pianto e piango e non mi consolo quando perdo uno dei miei gatti. Ma sarebbe lo stesso se avessi un cane, o un coniglio (per restare in tema), o altro..
Anch’io mi sono trovata a nascondere lacrime e sentimenti in tal senso perchè certa di non essere capita se non da pochi..
E anch’io non saprei darmi una risposta precisa per ciò, ma mi sento accomunata a quanto così ben espresso nei due commenti..
Dolce e davvero accorata, la poesia..
gigia_28
26 giu 2010 - 13:19 - #4Io qualche giorno fa ho fatto operate la mia tata(un fox terrier) e mentre l operavano piangevo perché avevo paura che qualcosa andasse storto….
E la cosa che più non sopporto e quando mi dicono che sono ridicola a piangere se mi operano il cane….
Beh io non mi vergogno per nulla..sono cresciuta con lei…ce l ho da quando ho 7 anni e ora ne ho 19…la considero una sorella…non un “cane”
L’amore che ti può dare un animale tante volte è superiore a quello che ti danno le persone….
natalibera
26 giu 2010 - 23:14 - #5Ho provato purtroppo anch’io tutto questo….ed è in nome dell’amore e del rispetto che porto per gli animali che ho deciso, ormai tanti anni fa, di non mangiarli. O esistono animali di serie A e di serie B? Odio i farisei, amo la coerenza
luigi
27 giu 2010 - 10:30 - #6premesso che mangio carne (ergo, mangio animali) vorrei esprimere la mia vicinanza a chi ha e coltiva quasi senza accorgersene un concetto importante dell’animale da compagnia nel proprio intimo.
Essere vegetariani è una necessità dettata dal fatto che per digerire qualsiasi cosa noi ci mettiamo svariate ore, e ci esponiamo all’assorbimento gastrico e intestinale prolungato di sostanze che potrebbero esserci nocive (causa non ultima immagino del lung cancer). Un gatto mi pare che dopo mezz’ora abbia già digerito il pasto. Tuttavia, l’assenza totale di carne e latticini lascia un senso di appetenza difficile da colmare, forse proprio per lo stesso motivo. Ci muoviamo tra la fame inascoltata e l’indigestione prolungata in ogni pasto e lo spazio per rinunciare o meno a una determinata porzione di cibo non è poi molto.
malkariss
27 giu 2010 - 23:37 - #7Il “lung cancer” non è altro che il tumore ai polmoni, quindi non credo c’entri con l’essere vegetariani o carnivori.
Magari intendevi il tumore all’intestino crasso…
Io ho visto tanti proprietari di cani, gatti, conigli, cavie… al momento della soppressione (secondo me il regalo più grande che si possa fare a un animale che soffre).
Avevano tutti una cosa in comune: la commozione.
Non credo che sia sbagliato o “incomprensibile” piangere per la sofferenza o per la morte di un animale, grande o piccolo che sia.
Se lo abbiamo amato, è completamente comprensibile che si pianga quando lo si perde, esattamente come si piange la scomparsa di una persona a noi cara.
Io ho pianto persino per il mio adorato pesciolino rosso ^_^
Ho pianto anche quando ho dovuto riaccompagnare al canile una cagnona che avevo portato al parco per presentarla alle famiglie che volevano adottare un cane. Era stata con me solo 3 ore, ma quando ho dovuto riportarla in gabbia mi ha guardato come se volesse dirmi: “sono stata brava tutto il tempo, ti ho fatto giocare coi miei giochini preferiti, ti ho leccato le mani e non ho tirato al guinzaglio: cosa ho fatto di male perchè tu mi riportassi qui?”
Quindi non mi permetterei mai di criticare qualcuno per la troppa emotività.
luigi
28 giu 2010 - 23:11 - #8eh si, sul lung cancer mi sono proprio sbagliato, e non ci sono nemmeno specchi incrinati e insaponati su cui tentare l’arrampicata, tipo “mangiate meno tabacco” :P
per il resto condivido il tuo intervento Malkariss, ognuno è libero di affezionarsi a ciò che vuole e nel mio post, da onnivoro, aggiungevo motivazioni igieniche alla scelta alimentare vegetariana di coloro che negli animali vedono innanzitutto dei compagni di viaggio