Inquinamento da plastica: tartaruga marina muore per una lenza di un metro

Nei giorni scorsi una tartaruga marina è morta per aver ingerito della lenza abbandonata in mare da qualche “pescatore della domenica”.

Inquinamento da plastica

Nei giorni scorsi, sulla costa adriatica, una tartaruga marina si è spiaggiata priva di vita. Gli esperti hanno fatto sapere che nell’intestino del povero animale si trovava una lenza lunga circa un metro.

Non si trattava, come spesso accade, di una lenza di grande spessore, come quelle usate dai pescatori professionisti, bensì di una lenza utilizzata molto probabilmente dal classico 'pescatore della domenica', che si è andata a depositare nell'intestino dell'animale, causandone la morte.

A spiegare la dinamica che ha portato al decesso della tartaruga marina è stato Nicola Di Girolamo, veterinario specialista in animali esotici e professore all'Università dell'Oklahoma (Usa), che all’AdnKronos Salute ha fatto sapere che l’animale è deceduto dopo una lunga agonia causata da un intaccamento intestinale, provocato proprio dal corpo estraneo presente nel suo intestino.

Come sappiamo, le lenze possono colpire spesso le tartarughe marine, ma solitamente sono molto grandi, perché utilizzate per la caccia al tonno o al pesce spada. È triste pensare che questa tartaruga sia morta non per una causa batterica o virale, ma per un futile motivo 'hobbistico'. Per di più si trattava di un animale di circa 25 anni, pronto per procreare.

Gli esperti sottolineano che, con l'avvicinarsi dell’estate, diventa a dir poco importante informare le persone in merito al modo più adatto per aiutare le tartarughe marine ferite o spiaggiate. Chi si imbatte in una situazione del genere dovrebbe infatti allertare immediatamente la Capitaneria di porto o gli enti appositi.

E' molto positiva la sensibilità che c'è sulla plastica e sull'inquinamento del mare in questo momento, ma forse dovremmo riflettere anche sull'impatto diretto che ha l'uomo con le sue azioni su questi animali.

via | AdnKronos
Foto da Pixabay

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