Elogio del gatto nero e del topo bianco

Elogio del gatto nero e del topo bianco

Eleonora Piraino (collaboratrice della cattedra di Diritto Penale all’Università La Sapienza di Roma ed esperta di difesa legale degli animali), Vito Consoli (Direttore dell’Agenzia Regionale Parchi del Lazio) e Dario Capizzi (dell’Agenzia Regionale Parchi del Lazio nonché esperto di roditori) firmano un delizioso libretto double face edito da Fefè che ha per titolo Elogio del gatto nero. Elogio del topo bianco.

Il libricino – un tascabile che ha in tutto 32 pagine – illustra in maniera documentata e chiara le origini della paura per il gatto nero e della “fobia” comune per topi bianchi e roditori in genere – Triste destino, quello dei topi. Un destino sancito per legge, oltretutto: in Italia, infatti, la Legge 157 del ’92 esclude topi, ratti, arvicole e talpe (unici casi tra i mammiferi selvatici) da forme di tutela.

La parte dedicata al gatto nero è più storica e antopologica, mentre quella dedicata ai topolini bianchi e “a molti suoi fratelli” come recita il sottotitolo è più etologica.

C'è un passaggio della sezione dell'Elogio del gatto nero che ben spiega le origini dell'avversione tanto per il felino quanto per i topolini:

Sembra che l’inizio dello sterminio dei gatti neri sia iniziato proprio nel Medioevo e, precisamente, il 13 giugno 1233, a causa della bolla papale di Gregorio IX intitolata “Vox in Rama” nella quale si condannavano gli eretici e, quindi, le streghe [...] Il Pontefice [...] raffigurava simbolicamente il periodo di difficoltà che la Chiesa stava attraversando con un banchetto durante il quale, improvvisamente,entrava sulla scena un enorme gatto nero che, limitandosi a passeggiare sui tavoli, portava i commensali ad un inspiegabile e illogico amore di gruppo senza distinzione di sesso o di persona. A questa bolla, che identificava - a prescindere da quali siano state le reali intenzioni di papa Gregorio IX - Satana col gatto nero, seguì, storicamente, uno sterminio di questi animali avvenuto nel nome di Dio. Questo sterminio di gatti permise ai ratti medioevali, che si videro privati del loro predatore naturale, di vivere e riprodursi in modo incontrollato; e ciò fu una delle cause della peste nera che colpì l’Europa tra il 1347 ed il 1352 uccidendo 25 milioni di persone, cioè ben un terzo della popolazione europea. Più che metterci lo zampino (nero), Satana forse si è preso gioco degli uomini mettendo lo zoccolo nell’umana ignoranza e superstizione…

Quella che è necessaria, in conclusione, è un cambiamento generale di mentalità, perché fino a quando non saremo capaci di rispettare gli animali in quanto esseri viventi (“La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui esso tratta gli animali” affermava Gandhi), non potremo mai dirci evoluti. E questa conversione deve avvenire a tutti i livelli, anche legislativo:

il nostro Codice Penale, infatti, si riferisce a Dei delitti contro i sentimenti per gli animali e non degli animali, rendendo i nostri amici meritevoli di tutela solo in quanto destinatari di un sentimento dell’uomo. Il bene giuridicamente protetto dalla norma non è l’animale in quanto tale (degli), ma il sentimento di affezione che l’uomo prova nei confronti dell’animale (per gli).

Eleonora Piraino, Vito Consoli, Dario Capizzi
Elogio del gatto nero. Elogio del topo bianco
Fefè Editore, 2011
pp. 32, euro 3,50

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