Cosa significa essere dalla parte degli animali: due libri di Leonardo Caffo

Il maiale non fa la rivoluzione e Adesso l’animalità sono due saggi del filosofo Leonardo Caffo che ci invitano a guardare a un mondo migliore per tutti gli esseri viventi.

Leonardo Caffo, Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo deboleSu Petsblog parliamo spesso di rispetto degli animali e spesso ne prendiamo le difese. Ma cosa significa essere davvero dalla parte degli animali? Leonardo Caffo, giovane filosofo molto attivo sul versante antispecista ha da poco pubblicato due libri fondamentali in questo campo.

Con le edizioni Sonda ha scritto Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole. Si tratta di un manifesto filosofico per una nuova generazione di animalisti, come leggiamo nel risvolto di copertina.

Gli animali, nati con l’unica sfortuna di non essere uomini, vivono vite terribili, brevi e meschine, solo perché è nei nostri poteri abusare delle loro esistenze per i nostri tornaconti. Vengono mangiati, indossati, usati per la ricerca scientifica o, se fortunati, messi dietro le sbarre di uno zoo oppure esposti alla berlina in un circo.

Il libro è molto intenso e va letto con attenzione. Bisogna avere delle conoscenze filosofiche per poterlo apprezzare in pieno, ma presenta spunti interessanti anche per chi è a digiuno di filosofia. Scrive Caffo:

Un altro mondo è possibile, in cui i vostri figli e quelli di una mucca potranno giocare insieme scoprendo di essere uniti in quel mistero meraviglioso che chiamiamo esistenza, a prescindere dalle presunte differenze di linguaggio o di intelligenza. Questo mondo dipende da ognuno di noi, e dal cambiamento del sistema politico e di pensiero in cui viviamo – cominciate a esigere, già da domani, la vostra parte di questa vita che verrà.

Adesso l’animalità


Leonardo Caffo, Adesso l'animalità

L’altro libro è breve: Adesso l'animalità. È pubblicato dalla Graphe.it edizioni, casa editrice con la quale collaboro. In questo testo Leonardo Caffo parte da una domanda: Cosa vuol dire “essere animali”? Una domanda semplice all’apparenza ma che è molto profonda:

L’umano si è pensato, da sempre, come in opposizione all’animale rimanendo, tuttavia, “innanzitutto e perlopiù” un animale. Quello che abbiamo fatto agli animali, non solo è gravissimo, ma è eterno. Creiamo la vita per distruggerla. Inoltre, il gesto che dipinge la più grave e ignorata delle sofferenze, è il “fondamento della miseria” e ciò che ricerchiamo quando, con altrettanta miseria, discriminiamo anche gli animali umani. Ebrei uccisi come ratti, e Tutsi uccisi come scarafaggi, sono solo la sentinella di un avvertimento: eventi storici isolati per l’umano hanno come paragone quel soggetto che, dopo il “come”, continua a morire in eterno e senza attenzione alcuna.

Quello su cui Caffo punta l’attenzione è il mostrare che un altro mondo è possibile. In una recente intervista ha così affermato:

I mattatoi possono essere di vetro, trasparenti, portati in città, e via dicendo: non cambierebbe nulla. Nel senso che cambierebbe molto poco, e poi tutto ricomincerebbe. La società dello spettacolo pone la violenza sul piano dell’assuefazione: quanti morti puoi contare, la sera, mentre ceni dinnanzi al televisore e al tg nazionale? Sapere che le nostre “guerre umanitarie” causano morti come fosse niente cambia qualcosa in te? No. Siamo “abituati” alla morte perché la vediamo distante e, così, se solo volessero, potrebbero abituare tutti a vedere le carcasse dei maiali e dei conigli in meno di un anno: il vero problema è che i meccanismi attorno i quali le società attuali sono articolate rendono possibile abituarsi alla violenza. È vero, quasi ovvio, che i macelli sono nascosti per lo stesso motivo per cui i cambi di sterminio erano a Treblinka, ovvero in mezzo al nulla documentato da Vasilij Grossman, e non al centro di Berlino. È meglio immaginare una vita del tutto morale che sapere, giornalmente, che i nostri privilegi equivalgono alla tortura e alla morte di milioni di individui. Il modo, unico, per cambiare questo mondo, non è rendere trasparenti le opache pareti dei mattatoi: è stimolare l’immaginazione verso un mondo possibile in cui recinti, gabbie, mattatoi e lager diventeranno vocaboli di una lingua impossibile.

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