
Si celebra oggi la Giornata per i diritti degli animali, una ricorrenza internazionale che dal 10 dicembre del 1998, anno in cui fu istituita, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale al rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi. Migliaia di cittadini privati ed associazioni animaliste di tutto il mondo partecipano organizzando proteste, veglie, manifestazioni, fiaccolate e sottoscrivendo petizioni a favore degli animali.
Anche gli animali, in quanto essere senzienti, meriterebbero di essere se stessi, la libertà ed una vita priva di dolore, mentre spesso soffrono nell’indifferenza globale e versano in condizioni a dir poco inaccettabili. Non si tratta semplicemente di provare pietà nei loro confronti, di scandalizzarsi per le torture inflitte dalla vivisezione piuttosto che dal mercato alimentare o da quello delle pellicce.
In gioco c’è una presa di coscienza più netta che mira a superare l’antropocentrismo della nostra società, riconoscendo alle altre specie il diritto di esistere e di abitare il Pianeta senza essere vessate, sfruttate e considerate una proprietà dell’uomo. A sancire il biocentrismo è la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, presentata da diverse associazioni animaliste internazionali il 26 gennaio del 1978 a Bruxelles ed il 15 ottobre dello stesso anno all’UNESCO, a Parigi. Quattordici articoli che proclamano lo stesso diritto alla vita e la stessa dignità di tutte le specie viventi.

Il primo articolo sancisce questo diritto come inalienabile. Il secondo articolo recita:
a) Ogni animale ha diritto al rispetto; b) l’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali; c) ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell’uomo.
La carta affronta i temi delicati e controversi della sussistenza umana legata all’uccisione ed al predominio sugli altri animali, stabilendo che la morte di un animale, qualora si riveli necessaria, non deve in alcuno modo rivelarsi dolorosa né tantomeno angosciante. Sono da considerarsi reati verso gli animali non solo gli abbandoni, ma anche la distruzione degli habitat, l’ecocidio e l’utilizzo di altre specie per il divertimento umano, come avviene nei circhi, nelle corride o nei combattimenti tra cani.
Sin dall’antichità i filosofi greci e latini si sono interrogati sui diritti degli animali. Celebre il pensiero pitagorico a riguardo, un’etica animalista richiamata da Plutarco:
Tu chiedi in base a quale ragionamento Pitagora si sia astenuto dal mangiare carne: io invece domando, pieno di meraviglia, con quale disposizione, animo o pensiero il primo uomo abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale ucciso, imbandendo le tavole con cadaveri e simulacri senza vita; e abbia altresì chiamato “cibi prelibati” quelle membra che solo poco prima muggivano, gridavano e si muovevano e vedevano. Come poté la vista sopportare l’uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l’olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?
Montaigne, Hume, Bentham, Voltaire, Schopenhauer, Salt, Bobbio, Capitini, Singer, Regan sono solo alcuni dei filosofi che si sono schierati a favore del riconoscimento dei diritti fondamentali degli animali, della liberazione delle altre specie dal giogo umano e del vegetarismo. Attribuire importanza al dolore degli animali è fondamentale nel percorso di riconoscimento dell’uguaglianza di tutti gli esseri viventi. A riguardo, Umberto Veronesi scrive:
Per molti il principio dell’eguaglianza tra uomini e animali non è accettabile, perché il dolore che prova un animale, per esempio un ratto, non è uguale a quello provato da un uomo. Gli esseri umani hanno una complessa struttura neuropsichica che li porta a soffrire enormemente di più di quanto soffrirebbe un animale in circostanze simili. Si fa notare che anche nella specie umana vi sono condizioni (spesso definite «casi marginali») il cui livello di elaborazione psichica della sofferenza e di capacità di percezioni esistenziali e di angoscia sono nulle o minime (neonati, ritardati, cerebrolesi, malati di Alzheimer) ma nessuno riterrebbe tali condizioni sufficienti per uccidere questi esseri o per usarli per esperimenti.
Per riconoscere agli animali pieni diritti resta ancora molto da fare. Molte nazioni hanno normative di riferimento contro i maltrattamenti, le sevizie e gli abbandoni. In Italia è in vigore la Legge 189/2004 e di recente è stata approvata una normativa per proteggere gli equidi dallo stress psicofisico che sono costretti a subire nel corso di competizione sportive e palii. Alcune nazioni, tra cui la Svizzera, hanno approvato delle leggi che riconoscono agli animali lo status di esseri viventi.
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