
Per la serie poesie sui gatti ecco un pezzo da novanta: Charles Bukowski che descrive il suo rapporto con i mici, definendoli suoi maestri. La poesia può servire da commento alla foto nella quale c’è Bukowski che si perde negli occhi del suo gatto e lo accarezza teneramente. Trovo che sia una poesia splendida.
Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazionima io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.Studio queste
creature.Sono i miei
maestri.
fangio43
03 gen 2012 - 20:06 - #1Io sono sempre stata un’assatanata seguace di Hemingway e, pur rifuggendo tutte le sue passioni per la caccia, le corride ecc.ecc., ho amato il Kenya, la Spagna e moooolto parzialmente Cuba rincorrendo le sue tracce! Ovviamente non ho avuto alcuna difficoltà a rincorrerlo a Venezia dove tutti conoscono tutti……ma il luogo che mi ha dato la più grande soddisfazione è stata Key West (Florida)! La casa e il giardino erano completamente a disposizione, anche dopo un bel po’ di anni, di una goduriosa colonia di felini (immagino pronipoti) esattamente uguale a quella delle fotografie tramandate storicamente! Peccato per i “trofei sui muri” e sulle pelli di zebra &C. sul pavimento e sui divani! Ma, dal punto di vista letterario…..sicuramente uno dei miei “eroi”!
Parlando di Parigi…. “quando arrivava la primavera, anche la falsa primavera….non restava che decidere il luogo dove sentirsi più felici”…………..qualcuno mi sa dire come sono finita qui?
luigi
03 gen 2012 - 23:26 - #2Conosco un pochino Bukowsky, come tutti, e non parlascrive abitualmente così. La sua è normalmente una dissacrazione assoluta e irriverente, e spesso di una comicità surreale, del tutto che ci circonda.
Scrivere così vuol dire solo una cosa: i gatti sono animali d’eccezione, e ognuno a modo suo si inchina al loro essere assoluto.