
Evgenij Aleksandrovič Evtušenko è un poeta e romanziere russo (tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso è stato tra gli scrittori sovietici più tradotti in Italia).
Nella poesia Al mio cane racconta della fine di un amore anche attraverso la metafora del cane che aspetta sempre qualcuno e che, in silenzio, è lì che attende. Certo, afferma Evtušenko, con il cane non ci si può sbronzare per dimenticare (e per fortuna, aggiungiamo noi!), ma è lì: quando tutti ti abbandonano sai sempre che Fido è lì e scodinzola felice solo perché tu ci sei. Il resto non conta.
Ficcando il naso nero nel vetro,
il cane aspetta, aspetta sempre qualcuno.Infilo la mano nel suo pelo,
io pure aspetto qualcuno.Ricordi, cane, c’è stato un tempo
quando una donna abitava qui.E chi era essa per me?
Forse una sorella, una moglie forse,e forse, talvolta, sembrava una figlia
a cui dovevo il mio aiuto.Essa è lontana… Ti sei fatto zitto.
Più non ci saranno altre donne qui.Mio bravo cane, sei bravo in tutto,
ma che peccato che tu non possa bere!
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