
Quando ero ancora “papà” di Kaiser, il boxer albino di cui vi ho parlato in un vecchio post, mi sono trovato, a dovermi raffrontare con due veterinari dalle concezioni mediche differenti. Purtroppo nell’ultimo periodo di vita soffriva di una grave malattia epatica e doveva obbligatoriamente prendere dei farmaci. Un veterinario mi dava anche farmaci per uso umano (e non era la prima volta) mentre l’altro dottore mi dava unicamente farmaci per uso veterinario. Avevano ovviamente entrambi le loro ragioni. Il primo mi diceva che con i farmaci per umani si potevano trovare i farmaci generici e risparmiare, il secondo mi diceva che i farmaci ad uso veterinario erano sicuramente meno dannosi per il fegato del cane.
Il sottosegretario alla salute Francesca Martini ha deciso di regolamentare questa situazione, così come riporta il Corriere. In teoria la prima scelta dei veterinari dovrebbe essere sempre quella del farmaco specifico per animali e solo in casi eccezionali, come l’impossibilità di reperimento entro i confini comunitaro o l’inesistenza stessa del farmaco, sarebbero autorizzati ad indirizzare il paziente verso un farmaco ad uso umano. Ovviamente, visto che si parla della salute dei nostri migliori amici, questa non è una scelta da prendere alla leggera.
I detrattori di questa possibilità lamentano che i farmaci per uso umano sono, appunto, utili solo per le persone e non si conoscono effetti collaterali su altri animali. Utilizzare quei farmaci, poi, può causare altri problemi come intossicazione e sovraddosaggio ed inoltre non è certa la loro efficacia su cani e gatti. Chi promuove questo sistema è dell’idea che il risparmio sui farmaci debba essere valutato (anche in considerazione del costo spesso proibitivo di certe medicine veterinarie) poichè per delle cure continuative una famiglia tra cibi speciali, visite e farmaci può arrivara al salasso per la salute del proprio cane anche a causa di un’aliquota IVA del 20% vista la classificazione degli animali come “beni di lusso”.
Foto| Flickr
malkariss
21 mar 2010 - 23:22 - #1A parità di principio attivo (cioè la sostanza che agisce), un farmaco ad uso veterinario costa 4 volte di più dello stesso generico umano.
L’unica differenza potrebbero essere gli eccipienti, cioè le sostanze che vengono aggiunte o come conservanti o per rendere + grosse le compresse o per renderle appetibili, eccetera…
Non si può provocare intossicazione o sovradosaggio se il principio attivo utilizzato è lo stesso…
slevin978
22 mar 2010 - 00:42 - #2La differenza però può stare nel fatto che, per esempio, un farmaco per uso umano potrebbe non essere compatibile con l’apparato digerente dei cani. E’ da considerare anche l’eventuale effetto di una pastiglia tarata su un adulto di 70kg data ad un cane di 15.
malkariss
22 mar 2010 - 22:39 - #3Bè ma il dosaggio in milligrammi viene adattato al cane… non è che se un cane ne deve prendere 100 mg gli infilo giù una pastiglia da 1 grammo!
Ad un cane che deve prendere 500 mg di antibiotico, somministro mezza compressa da 1 grammo.
Ma questo succede anche per i farmaci veterinari. A seconda del peso, si variano i milligrammi somministrati.
Si parla dello stesso farmaco, allo stesso dosaggio.
La compatibilità con l’apparato digerente POTREBBE come ho detto essere un problema solo riguardo agli eccipienti, ma non mi sembra ci siano grosse differenze.