Caffaro, il bulldog che prese parte alla Terza Guerra di Indipendenza

La storia di Caffaro, un bulldog che ha avuto un ruolo importante nella storia dell’Italia.

Si chiamava Caffaro ed era un bulldog. Fin qui niente di particolare, direte voi, ma invece no. Caffaro è un cane importante nella nostra storia, perché è stato un cane al servizio dell'esercito italiano nel secondo Reggimento Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi (a proposito, lo sapete che Garibaldi può essere considerato il fondatore dell’ENPA?) durante la Terza Guerra di Indipendenza italiana (20 giugno 1866 - 12 agosto 1866).

Caffaro era il cane del sottotenente Giulio Grossi di Venezia, e lo seguiva dovunque, anche in battaglia. Fu così che il 25 giugno 1866 si trovò coinvolto nella nota battaglia di Ponte Caffaro tra garibaldini e austriaci, e si "intromise" nel duello corpo a corpo tra il tenente Giovanni Battista Cella (bersagliere) e il capitano austriaco Rudolf Ruzicka (dodicesima compagnia di Sassonia). Caffaro, mentre entrambi i militari giacevano a terra feriti, andò in soccorso dell'italiano assalendo l'austriaco e mordendolo finché non decise di arrendersi come prigioniero. Non contento, Caffaro, così come descritto nei racconti dello scrittore garibaldino Giuseppe Cesare Abba, fece provare i suoi dentini anche al tenente Suchonel, che per difendersi lo ferì a sciabolate.

Il nome originale del cane, in verità, non era Caffaro, ma per tutti, dopo quella battaglia, fu rinominato così, come il ponte su cui aveva dato il suo contributo per la vittoria. Le ferite infertagli da Suchonel per fortuna non furono gravi, e dopo essere stato medicato, Caffaro continuò a servire l'Italia, seguendo fedelmente il suo padrone fino allo scontro Pieve di Ledro del 18 luglio, nel quale però il sottotenente Grossi fu ucciso in un assalto.

Caffaro, il bulldog che prese parte alla Terza Guerra di Indipendenza

A questo punto la storia di Caffaro si sdoppia. Secondo alcuni scritti, il coraggioso e fedele bulldog aspettò per giorni sulla tomba del suo amico umano piangendo, e fu salvato da quell'agonia dal capitano Marani, con cui continuò la guerra, e morì poi di crepacuore a Venezia, dove viveva con il padre dell'ufficiale (nella foto qui accanto, presa da Wikipedia, vediamo il l capitano Tommaso Marani e il cane Caffaro ripresi presumibilmente nel 1866 o negli anni immediati la fine del conflitto. Questa fotografia fu pubblicata il 13 aprile del 1930 dal quotidiano "Il Gazzettino" e tra il 1943-1945 da "Il Regime Fascista" di Cremona).

Secondo altre versioni, tra cui ancora la testimonianza dello scrittore Giuseppe Cesare Abba, il cane restò a Pieve di Ledro sulla tomba del suo padrone, e lì attese la morte con coraggio e valore, senza abbandonare mai l'umano che in terra lo aveva così amato.

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