Aldo Palazzeschi e la poesia sul pappagallo silenzioso

Nella poesia “Il pappagallo” Aldo Palazzeschi ci fa riflettere su come si possano sentire gli animali in cattività. Una poesia imperdibile.

Siamo talmente abituati a pensare al pappagallo come uccello che parla che non ci fermiamo mai a riflettere sul suo silenzio. È il poeta Aldo Palazzeschi (pseudonimo di Aldo Giurlani, che nasceva il 2 febbraio 1885 a Firenze) che ci invita a guardare al di là delle “piume di tanti colori” che splendono al sole per cercare di comprendere un po’ il mondo di questo splendido uccello.

La poesia Il pappagallo è drammatica perché fa scontrare la realtà della parola e quella del silenzio: su tutto si erge l’uccello protagonista del componimento, che se ne “su quella finestra” da un secolo. La gente lo chiama, ma lui non risponde, “guarda tacendo”.

Personalmente leggo questa poesia di Aldo Palazzeschi come un invito a rispettare sempre di più gli animali non umani che non sono degli esseri viventi per il nostro trastullo, ma hanno una loro individualità che va rispettata in toto. Solo così potremo fregiarci del titolo di “amici”.

Un pappagallo

Il pappagallo

La bestia ha le piume di tanti colori
che al sole rilucon cangiando.

Su quella finestra egli sta da cent’anni
guardando passare la gente.
Non parla e non canta.

La gente passando si ferma a guardarlo,
si ferma parlando fischiando e cantando,
ei guarda tacendo.

Lo chiama la gente,
ei guarda tacendo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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