
Occhio a non acquistare a buon mercato merci cinesi con pelo spacciato per sintetico o di conigli. Senza saperlo potremmo commettere un reato, incappando in pellicce di cani e gatti, che è vietato produrre in Italia. E invece, proprio sul nostro territorio, in laboratori artigianali, quasi sempre clandestini, si lavorano capi con colli, inserti ed interni in pelliccia realizzati con pelo di cani e gatti.
Non che i capi in pelo di coniglio importati dalla Cina siano meglio, ci mancherebbe. Il rischio è lo stesso: comprando questi capi andiamo ad alimentare un mercato pericoloso. La richiesta di pelo di cani e gatti potrebbe infatti lievitare e dare adito ad una caccia illegale ai nostri pets. E già ogni anno sappiamo che in tutta Italia scompaiono migliaia di gatti misteriosamente, molti finiscono nella pentola dei mangiagatti.
Secondo le stime diffuse nei giorni scorsi dall’AIDAA, l’Associazione Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, in Italia ci sono già in circolazione 3.000.000 di colli e interni di giubbotti in pelliccia realizzati con pelo di conigli, cani e gatti.
Continua a leggere: Pellicce di cani e gatti in Italia, occhio a non indossare il gatto del vicino

Dal momento che vi abbiamo dato notizia dello scandaloso spot delle chiavette Internet della compagnia telefonica La Tre, che definiva il cane una spesa inutile ed incitava a tagliare questa voce di spesa, ci sembra doveroso informarvi anche del passo indietro fatto da La Tre.
Lo spot radiofonico che di fatto incitava all’abbandono dei cani per via della crisi, è infatti stato modificato ed il cane è stato sostituito con il “burraco”. Questo sì che si può tagliare!
Soddisfazione è stata espressa da Lorenzo Croce, presidente nazionale dell’AIDAA, l’Associazione Italiana in Difesa degli Animali e dell’Ambiente:
Dopo la nostra protesta e quella di centinaia di utenti della stessa compagnia che hanno minacciato di boicottarla e di disdire i contratti in essere la pubblicità è stata cambiata e la frase in cui si definiva il cane di casa come una “spesa inutile” sostituita con una frase assolutamente innocua. La modifica dello spot pubblicitario secondo le richieste degli amanti degli animali e le scuse della compagnia che ha ammesso l’errore e lo ha corretto in un paio di giorni chiude tutta la vicenda in maniera definitiva con la soddisfazione per gli amanti degli animali.

Animali utilizzati per esperimenti bellici in Italia. Sono migliaia secondo le stime dell’AIDAA, l’Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente. Non si conoscono le cifre esatte, spiegano dall’associazione, perché spesso queste torture sono coperte dal segreto militare, ma secondo l’AIDAA potrebbero sfiorare i 30 mila esemplari, tra topi, cani ed altri animali costretti a testare l’effetto di gas letali e di altre armi chimiche.
Gli animali vengono utilizzati direttamente e senza l’alibi delle torture inflitte in nome della scienza e della ricerca medica. Si tratta di torture in nome della guerra. Si testano le sostanze impiegate nella produzione di ordigni bellici e si costringono i cani a testare i nuovi sistemi di mine antiuomo.
Cani e gatti vengono impiegati per testare i gas letali, costretti ad annusare miscele tossiche, utilizzati nei test dei proiettili dirompenti. Molti restano vittime di orrende mutilazioni e muoiono di una morte atroce. Anche nella fase di sperimentazione degli aerei da guerra o di vettori sperimentali si utilizzano gli animali per testare la resistenza.

I mangiagatti in Italia esistono davvero e a giudicare da quanto denuncia l’AIDAA, l’Associazione Italiana per la Difesa di Animali ed Ambiente, non sono un fenomeno poi così isolato. Gli animalisti AIDAA di recente hanno infatti diffuso le stime sul numero di gatti allevati, rapiti, o addirittura cacciati a scopo alimentare. Cifre da brivido: ben seimila, settemila gatti ogni anno, pari al 10% dei gatti che scompaiono.
I gatti finiscono perlopiù arrosto oppure vengono cucinati in umido con la polenta. C’è chi li spaccia per conigli. L’associazione ricorda che uccidere un gatto è un reato penale punito dall’articolo 544 che vieta il maltrattamento e l’uccisione degli animali di affezione.
Quella che è una vera e propria abitudine culinaria e non certo una pratica dettata dall’indigenza, è più diffusa in Veneto, in special modo a Vicenza e Verona e un po’ in tutto il Nord Italia, con picchi registrati a Bergamo, Brescia e Mantova ed in alcune aree del piemontese e dell’Emilia Romagna.

Solo ieri vi parlavamo con entusiasmo della nuova direttiva dell’Unione Europea che, in pratica, costringeva il nostro paese a vietare l’alleamento di cani e gatti per scopi scientifici. Oggi ci troviamo a parlare di chi non è totalmente favorevole a questa direttiva perchè, a quanto pare, troppo lacunosa o non va a colpire i nervi scoperti del problema vivisezione.
Tra i dubbiosi c’è la LEAL che, sulla sua pagina di Facebook, si pone una domanda:
Domanda: come mai non c’è scritto che è “vietato allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione” e basta? Che differenza c’è tra “sperimentazione” e “sperimentazione di cui alla lettera b“? Non sarà che allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione per la salute umana o per la sperimentazione obbligatoria per legge alla fine risulterà permesso?
Continua a leggere: La direttiva UE contro la vivisezione di cani e gatti sarà valida davvero?

Anche uno sarebbe stato di troppo, figuratevi quanto lo possono essere 237. Stiamo parlando di cani e gatti vittime dei botti di Capodanno. I telegiornali ci hanno fatto sapere di persone morte o gravemente ferite a causa degli stupidi petardi, era facilmente ipotizzabile che anche i nostri amici pets non avessero avuto sorte migliore. nonostante tutti gli appelli, le ordinanze e le campagne informative, è sempre alto il numero degli incidenti causati dai botti. Stando ai dati AIDAA, alle 16 di ieri, i casi di denuncia per cani e gatti passati a miglior vita a causa dei botti (non è dato sapere se per causa diretta o indiretta) erano, appunto, di 237 animali morti e di quasi mille animali fuggiti per la paura.
Nonostante questi numeri, però, si può parlare comunque di un dato, se vogliamo, incoraggiante rispetto a quanto accaduto lo scorso anno dove il numero di animali deceduti è stato oltre il doppio. Le regioni dove il numero di animali deceduti è stato maggiore sono quelle del sud Italia con, in testa in questa poco edificante classifica, Campania, Puglia e Sicilia (anche considerando l’alto tasso di randagismo e, quindi, di cani senza un tetto sotto cui ripararsi). Per i casi di fuga, invece, i “primati” spettano a toscana, Lombardia ed Emilia Romagna. Un bilancio più preciso, però, potrà essere fatto solamente nei prossimi giorni quando si riceveranno i dati dei piccoli animali e degli animali di bosco.
Via| Corriere.it
Foto| Flickr

Gatti in ospedale, proprio come già avviene in alcuni progetti pilota che vedono coinvolti i cani tra le corsie. L’AIDAA, l’Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente, si sta battendo per il gatto di reparto, un micio capace con il suo calore e la sua presenza di restituire il sorriso ad anziani e bambini malati.
La pet therapy ha, oltre ai vantaggi sull’umore, fondamentali per guarire presto, la capacità di accelerare il processo di recupero, diminuendo i tempi di degenza. Ovviamente bisognerà prendere tutte le precauzioni igienico-sanitarie del caso, prima di consentire l’accesso al gatto nelle camere e negli spazi ricreativi.
Nella proposta inviata dall’AIDAA ai direttori dei maggiori ospedali italiani si parla di escludere, come è giusto che sia, i reparti di urgenza, di rianimazione e le unità d’emergenza oltre che ovviamente la chirurgia. Per il resto via libera, dopo i dovuti controlli, ai gatti soprattutto in pediatria e geriatria, dove le lunghe degenze di soggetti emotivamente fragili come anziani e bambini necessitano del supporto psicologico di un quattro zampe.
Continua a leggere: Gatti in ospedale, pet therapy per anziani e bambini con il gatto di reparto

L’AIDAA lancia un terribile allarme: sono almeno 250.000, ogni anno, gli animali, tra cani, gatti e conigli, che vengono uccisi per ricavarne il “pellicciotto” che potete vedere spesso sui cappotti. Una pratica, oltre che barbara, anche illegale per il nostro ordinamento giuridico. L’AIDAA sta portando davanti alla Procura della Repubblica questi numeri. Sono oltre un milione i capi di abbigliamento, tra cappucci, cappelli, maniche e cappotti, che ogni anno vengono immessi sul mercato. Di questo milione, la metà sono stati prodotti in concerie italiane.
Purtroppo non ci sono molti modi per monitorare questo terribile fenomeno. Si potrebbe fare molta più attenzione da parte dei rifugi, ad esempio, riguardo le persone a cui vengono affidati i gatti anche se, vista la natura avventurosa dei pelosetti, diventa difficile fare i controlli post affido. Si potrebbero aumentare notevolmente i controlli presso queste fabbriche, spesso clandestine ma, forse la soluzione definitiva, sarebbe quella di smettere una volta per tutte di acquistare quei capi. Senza domanda non c’è offerta e tutti i nostri amici pets saranno più al sicuro.
Via| City

Siamo quasi alla fine della stagione estiva, tra qualche giorno tutti riprenderemo (purtroppo) il solito tran-tran quotidiano e ci lasceremo le vacanze alle spalle. Tra queste cose non allegre arriva una notizia sicuramente positiva: secondo i dati della ADN Kronos c’è stato un calo del ben 20% nei casi di abbandono di cani sulle nostre strade rispetto allo stesso periodo del 2010. Vuoi per le campagne informative che hanno fatto il loro lavoro, vuoi, come spero, per un innalzamento della sensibilità verso il problema ma il dato è senza dubbio incoraggiante.
Il dato fa riferimento a quanto riscontrato dal progetto “io l’ho visto” grazie al quale, attraverso una semplice segnalazione, si poteva comunicare ad un centro apposito, dove si era visto un cane abbandonato e, così facendo, attivare le squadre di salvataggio per il malcapitato quattrozampe. Lorenzo Croce, presidente dell’AIDAA,dice:
Siamo contenti di come stanno andando le cose. Per quanto riguarda i cani vaganti su strade ed autostrade italiane abbiamo un miglioramento di oltre il 20% che era quello che di fatto ci aspettavamo dopo il grande risultato dello scorso anno che aveva portato ad un recesso di oltre 30 punti percentuali sul 2009. Anche per quanto riguarda le entrate nei canili da noi monitorati si registra in questo mese di esodo una leggera diminuzione e questo dimostra come cambi il metodo di abbandono dei cani.

Tutti conoscerete IO L’HO VISTO, la campagna di Prontofido in collaborazione con Radio 105, Radiomontecarlo Virgin Radio e Radio Bau per aiutare gli animali vaganti sulle nostre autostrade. Questa campagna va avanti da diversi anni con buoni esiti e numerosi cani salvato da una fine terribile. Per aiutare i cani è semplice: se ne vedete uno in autostrada mandate un SMS al 334/1051030 indicando l’autostrada, il km, la direzione di marcia e di che cane si tratta. Una volta ricevuto tale sms i volontari si attivano per il recupero.
C’è un’altra cosa che potete fare. Servono tempo e dedizione ma la soddisfazione finale penso non abbia eguali: potete diventare voi uno di quei volontari che vanno a salvare direttamente i cani. Come fare? Occorre essere maggiorenni, avere tanta dedizione e amore per i nostri amici cani. Potete scrivere al team antiabbandono AIDAA a questo indirizzo: iolhovisto@prontofido.net. Vi verranno poi inviati tutti i dettagli per diventare volontario. Un bel modo per essere parte attiva di un’opera sicuramente importante.