
Sappiamo che i cani capiscono una serie di parole umane e, più che le parole, comprendono meglio il tono e il modo in cui noi ci rivolgiamo loro. Ma noi siamo capaci di capire la voce del nostro amato Fido?
Ecco una semplice lista che, a livello generale, illustra cosa possano significare le varie “voci” del cane. Tenete presente che, oltre al livello generale, c’è da considerare il tono con cui Fido emette un suono: solo chi vive giorno per giorno insieme all’amico peloso può cogliere le mille sfumature della sua voce. Per gli altri “abbaiano”, per noi “parlano”.
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La saggezza popolare dice: “Can che abbaia non morde”. È proprio vero? Un mio amico diceva sempre che il problema è quando i cani smettono di abbaiare… Si pensa che se il cane è impegnato ad abbaiare non potrà mordere o, ancora, che fa parte della serie dei caciaroni: tanto fumo e niente arrosto, per dirla con un altro proverbio.
Ma in questo caso la saggezza popolare sbaglia. I cani che abbaiano possono modere. E lo fanno. E anche i cani che non abbaiano possono mordere. Se vi trovate a tu per tu con un cane che non conoscete, quindi, siate accorti: l’idea che il cane prima di mordere ringhi non è degna di totale fede.
Magari, se volete, andatevi a rileggere i nostri consigli su come comportarvi con un cane che non conoscete.
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Se un cane è stressato o ansioso può mettersi ad abbaiare o ad ululare a lungo, soprattutto se voi non ci siete. Questo non va bene né per il cane, né per voi e né per i vostri vicini… Il modo migliore per far smettere che il cane si comporti così è quello di abituarlo ad abbaiare a comando. Al pari di tutti gli esercizi, anche per insegnare a Fido ad abbaiare a comando ci vuole pazienza e tempo. Ma alla fine sarete premiati (voi e il vostro cane). Come fare, dunque?
Provateci e fateci sapere (ma non subito: vi ricordo che ci vuole pazienza e tempo!)
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Qualche tempo fa Ryan Bradford, postino statunitense, ha pensato bene di munirsi di macchina fotografica e scattare foto ai vari cani che incontrava durante il suo lavoro di consegna della posta. Ha poi raccolto le foto più emblematiche – cani saltano, che mostrano i denti, che lo sfidano – sotto il nome di “tutti i cani che vogliono uccidermi”.
L’immagine del postino che viene inseguito dai cani è un classico, soprattutto dei cartoons. Anche se le foto di Ryan Bradford mostrano che proprio solo fantasia non è.
Le mie tre cagnolotte quando il postino suona (e lo fa sempre due volte…) iniziano ad abbaiare forte, fortissimo. Ormai non rispondo nemmeno più al citofono per sapere chi è: tanto loro in quel modo abbaiano solo al postino. E i vostri amici pelosi li amano o li odiano i postini?
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È facile dire: “Il cane abbaia”. In linea generale è senza dubbio vero. Ma è molto parziale. Un po’ come i mille scodinzolii dei cani, esistono vari modi di abbaiare.
C’è l’abbaio di saluto, di spavento, di gioia, di richiamo, di gioco. E poi ci sono “rumorini”, guaiti, uggiolii. Per non parlare dei toni bassi di un cane che ringhia o che si prepara ad abbaiare e si sente tutto il gorgoglio della voce che sta per esplodere. Alcuni cani, poi, ululano e anche qui ce ne sono di ululati: lungo, breve, acuto, grave.
Mi fa sempre tanta tenerezza la mia meticcia quando mi guarda andare via con la testa dietro la ringhiera del balcone: emette un bau brevissimo ma udibilissimo, quasi a dire: “Ciao! Torna presto!”.
Il cane abbaia. È vero. Ma forse dovremmo coniare diverse parole per esprimere un po’ tutto il mondo racchiuso nella gola dei nostri amici pelosi.
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Che i cani sentano la “presenza” è un dato di fatto: iniziano ad abbaiare non appena si fa capolino sulla strada, anche se dista diversi metri dalla casa; si agitano se al rientro della passeggiata capiscono che in casa c’è qualcuno che prima non c’era; fissano in un punto indefinito e scodinzolano al vuoto… e dopo un po’ si vede comparire un volto noto.
Qualche sera fa, però, ho fatto anche l’esperienza dell’assenza. Mentre ero fuori con la bassottina, la mia dolce metà mi ha chiamato per dirmi che doveva uscire urgentemente per andare da sua madre. Nel rientrare Daphne, la bassotta appunto, si è paralizzata dinanzi al portone del palazzo: ha iniziato ad agitarsi, a guaire, a divincolarsi fino a quando non siamo entrati in casa. Lì, scene da tragedia greca: urla come una forsennata, corse per casa alla ricerca di chi era assente. Le altre due la guardavano un po’ stupite (loro sapevano quel che era successo) ma lei, imperterrita, correva per casa, guardava l’attaccapanni vuoto. Rassegnata si è messa a fissare la porta, fino a quando il branco non si è ricostituito.
Mi chiedo, allora: i cani “sentono” l’assenza?
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Una sfida persa (almeno per me e almeno per ora) quella tra i cani e il campanello del citofono. I tre cani che vivono con me non appena sentono suonare il citofono, iniziano ad abbaiare senza sosta. E si danno man forte a vicenda: la bassotta emette suoni acuti, la golden retriever gravi e, come controcanto, la meticcia si lancia in ululati di breve durata. E non è che abbaino a tutti allo stesso modo: riconoscono il suono del citofono da quello del campanello della porta (e pensare che per me sono uguali e non capisco mai se aprire la porta o rispondere al citofono!), riconoscono se è qualcuno “di famiglia” o meno (qui c’è un trucco, però: solitamente amici e parenti suonano due volte).
Le ho provate tutte per cambiare la situazione: chiedo a chi viene a trovarmi di farmi uno squillo sul cellulare invece di suonare così io posso aprire tranquillamente, ma i cani sentono il click del portone del palazzo; se qualcuno riesce a intrufolarsi nel palazzo e arriva cheto cheto alla porta di casa e prova a bussare delicatamente, loro, i cani, partono all’attacco. Quasi disperato ho chiamato un addestratore per lezioni a domicilio: secondo l’addestratore dovrei distrarre i cani quando suona il citofono in modo che loro non ci pensino più. Quindi devo tenere in casa una scorta di premi golosi. A parte il fatto che non so quando qualcuno suona (il postino, per esempio), ma questo metodo (che è senza dubbio valido), ha prodotto un altro effetto: i cani continuano ad abbaiare al suono del citofono, e, dopo essersi diretti verso la porta, vanno verso il cassetto in cui sanno che ci sono i premi per loro. Non so se sentirmi minacciato o devo essere grato all’addestratore.
In fin dei conti, direte, però fanno la guardia e intimoriscono i malintenzionati. Forse, non lo so. So solo che dopo tutto questo abbaiare, quando arriva qualcuno loro fanno festa a tutti, indistintamente. Ormai, per tutti, sono il comitato di benvenuto.
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Eccolo qui un grandioso bulldog che non si lascia spaventare da un elefante che gli passa davanti (in tv!) e subito scatta sull’attenti e ne imita anche il barrito.
Non so se il momento più bello sia quanto tutto impettito il bulldog imita l’elefante oppure quando “crepita” fissando la telecamera. Secondo voi?