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Tutti gli articoli con tag cani e cinema

Quel pet "particolare": Cujo

pubblicato da luca

I pet fanno talmente parte della nostra vita che, per forza di cose, anche il mondo dell’arte ha preso spunto dalla convivenza. Uno degli artisti che si è ispirato a questa cosa è il grande Stephen King. Il romanzo, da cui poi è stato tratto un film, si chiama Cujo e parla di un San Bernardo. Un bel cane, grande, grosso, sofficioso e con uno sguardo pacifico. Uno di quei cani che siamo abituati a conoscere come “aiutanti” dell’uomo. Un grande e grosso cane, curioso, tanto da infilare il suo grande e grosso muso dentro una tana di pipistrelli. Uno di questo lo morde e gli trasmette la rabbia.

Ovviamente, oggi, l’antirabbica è tra le prime vaccinazioni che vengono fatte ai cani ma, probabilmente, nel 1980, anno di ambientazione del romanzo, nel Maine, stato dell’America orientale, non era poi una cosa così scontata. Fatto sta che il buon Cujo si trasforma in un assassino spietato, proprio a causa della rabbia. La fine non è certo delle migliori (per il cane intendo) ma così è il romanzo e non possiamo farci niente. Ora contro la rabbia , come detto prima, c’è il vaccino e, a meno che non si viva in zone particolarmente colpite da questa malattia, possiamo dormire tutti sonni tranquilli.

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La storia di Italo, cane mascotte di Scicli, diventa un film

pubblicato da Roberto Russo

La storia di Italo, il cane mascotte di Scicli, diventa un film

Scicli, in provincia di Ragusa, è una città splendida. Se non ci siete mai stati, programmate un viaggio: resterete senza fiato per la bellezza che potrete ammirare. Al di là dell’indubbia bellezza, c’è un altro motivo per andare a Scicli: ricordare Italo, il cane mascotte, morto a gennaio dello scorso anno (le foto che accompagnano il post sono proprio di Italo).

Italo era un cane meticcio spuntato all’improvviso a Scicli: un po’ come Marte, il cane narrato da Mario Rigoni Stern ne Il libro degli animali, nessuno ne conosce le origini. Forse era rimasto solo a causa della morte del suo umano, forse abbandonato o – per riprendere le parole di Rigoni Stern – “questo posto l’ha scelto lui quando decise di vivere libero dopo aver gironzolato nella zona qualche tempo o lasciato una casa che non gli andava”.

Italo si trova bene a Scicli e stabilisce la sua base nei pressi di una pizzeria: almeno la pappa è assicurata. È un meticcio intelligente – come tutti i cani e i meticci in particolare – e pertanto non si cura dell’avviso del parroco sulla porta della chiesa che dice: “È vietato ai cani entrare”. Non sarà certo un pezzo di carta scritto da un uomo a impedire a un cagnolotto di recarsi a far visita al Creatore! Non solo religioso, ma anche molto educato: quando vede qualche turista, Italo gli si fa dappresso e li accompagna in giro per Scicli. E poi va a salutare i bambini che escono da scuola.

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Uggie, il Jack Russel che spopola a Hollywood

pubblicato da luca

Di cani con particolari attitudini alla recitazioni ne abbiamo parlato diverse volte. Adesso al lungo elenco di attori si aggiunge un nome nuovo: Uggie. Lui è un jack russel ed è entrato prepotentemente alla ribalta grazie ad un film di alto livello intitolato The Artist. Questo film è uscito nel 2011 ma è, praticamente, un film muto. Quale migliore occasione per poter sfoggiare le qualità di un personaggio di grande carisma ma senza la possibilità di parlare quale può essere un cane? Uggie ha avuto, come ogni star che si rispetti, una vita piuttosto travagliata prima di giungere al successo.

Ha nove anni e, prima di diventare un attore viveva una normalissima vita in una fattoria. Tutto ok fino al giorno in cui Uggie non attacca una capra. A quel punto i “bipedi” decidono di liberarsene e lo spediscono in canile. Il destino di Uggie sembra ormai segnato se non fosse per l’incontro con colui che diventerà il suo addestratore e nuovo “papà”: Omar von Muller. Omar lo ha addestrato e portato al successo facendolo recitare prima in un film da home video e poi in una pellicola vera e propria: “Come l’acqua per gli elefanti”. Li è stato notato da un’agenzia che si occupa di casting per cani e la sua carriera è decollata fino ad arrivare sul set di “The Artist”.

Purtroppo al Kodak Teather i cani non sono ammessi quindi non potrebbe, nel caso, ritirare l’oscar ma speriamo tutti che lo vinca vista la sua stupenda interpretazione. Un premio, però, Uggie, lo ha già ricevuto. Si chiama Palm Dog Award e viene assegnato al cane, reale o immaginario che sia, che ha recitato meglio nell’ultimo anno. Adesso tifiamo tutti per Uggie perchè la statuetta d’oro dell’oscar finisca tra le sue piccole zampette!

Via| Repubblica.it

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Cani e cinema: Dug, il cane di Up

pubblicato da Roberto Russo

Cani e cinema: Dug, il cane di Up

Dug è un personaggio secondario del film Up della Pixar. Personalmente è uno dei personaggi che più mi piacciono di quel film, con il suo scodinzolio allegro, la sua gioia di fare festa e l’espressione del musetto.

Spassoso il primo incontro tra Russell, il giovane boy scout che aiuta il vecchio Carl Fredricksen, e Dug: Russell fa la prova per vedere se il cane sia addestrato o meno. Gli ordina di sedere. E il cane si siede. Gli chiede la zampa e il peloso gliela dà. Gli dice “Parla” e il cande risponde: “Come va?” (la voce italiana è di Neri Marcorè). Del resto i cani sono obbedienti, no? Perché non avrebbe dovuto rispondere? Dug, comunque non solo sa parlare (in diverse lingue…), ma anche abbaiare e ululare come fanno i veri cani.

Subito dopo le presentazioni Dug salta addosso a Carl Fredricksen e gli dice: “Ti ho appena conosciuto e già ti voglio bene!”. È quello che ogni giorno ci dicono i nostri cani (anche se non con le parole): se forse imparassimo da loro a lasciarci andare e a dire a chi ci sta vicino non solo quanto gli vogliamo bene ma anche quanto siamo felici di vederlo, il mondo sarebbe un posto migliore.

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Cani e cinema: “Vita da cani” di Charlie Chaplin

pubblicato da Roberto Russo

Cani e cinema: â��Vita da caniâ�� di Charlie ChaplinHa quasi cent’anni il film Vita da cani (A Dog’s Life) di Charlie Chaplin. Si tratta, infatti, di un film del 1918 in cui Chaplin oltre a interpretare il vagabondo, è anche regista, ha scritto soggetto e sceneggiatura, ha curato fotografia, montaggio e musiche.

La pellicola – che dura quaranta minuti – si inserisce perfettamente nell’immaginario comune su Charlot: un uomo povero, sconsolato, eternamente perdente che trova compagnia in un meticcio che, in qualche modo, gli somiglia. La storia mostra Charlot che dorme all’addiaccio e viene svegliato da un poliziotto. Inizia, quindi la classica fuga che si interrompe perché il protagonista si imbatte in una furiosa lite tra cani. Charlot riesce a salvare un bastardino che porta con sé, quasi a voler dire che insieme potranno affrontare le difficoltà della vita. Si addormentano per strada, ma il cane fiuta qualcosa sottoterra e…

Il film, come dicevamo, è un classico alla Chaplin e, come tale, è da vedere: una quarantina di minuti di spensieratezza e di comicità, sempre con quel pizzico di malinconia, che rendono unici i film del grande Charlot.

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Cani e telefilm: Doc di “Grey's Anatomy”

pubblicato da Roberto Russo

Cani e cinema: Doc della serie Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy è la celeberrima serie tv che narra della dottoressa Meredith Grey e della sua vita all’interno del Seattle Grace Hospital di Seattle: medicina, passioni, sketch e momenti drammatici si alternano in questa fiction che ha riscosso enormi successi.

Tra le varie situazioni presentate c’è anche quella di Doc, il cane di Meredith (ma anche di Addison Montgomery e Derek Shepherd: come sempre il mondo di Grey’s Anatomy è molto fluttuante). Doc, in verità, è stato adottato da Meredith che l’ha portato a casa sua per far compagnia sia a lei che a Izzie. Gli altri coinquilini, però, non sono contenti che il peloso a quattro zampe girelli per casa e pongono Meredith dinanzi a un ultimatum: o loro o il cane. Così Meredith decide di affidare Doc a Derek ed Addison. Purtroppo Doc si ammala di tumore e il veterinario (Finn Dandridge con cui Meredith ha una breve storia) lo deve abbattere: Meredith convince Derek a seppellirlo in un luogo dignitoso.

Doc ritorna anche in un altro episodio, quando Meredith combatte tra la vita e la morte e là, nell’acqua della baia di Elliot, sempre a Seattle, lei vede Doc completamente sano che nuota con lei.

Come accade spesso nella sceneggiatura di Grey’s Anatomy gli eventi e gli incontri sono uno spunto per guardare oltre: Doc diviene così, in un certo senso, il simbolo dell’amico fedele e discreto, di colui che è capace di portare pace, anche se questo significa dover pagare in prima persona.

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Cani e cinema: Flaik del film “Umberto D.”

pubblicato da Roberto Russo

Umberto D e il cane Flaik

Umberto D. è un film del 1952 diretto da Vittorio De Sica, scritto e sceneggiato da Cesare Zavattini. È considerato uno dei film più belli di Vittorio De Sica e una perla del neorealismo, anche se non ha avuto successo di pubblico.

In sintesi, il film narra la storia di Umberto Domenico Ferrari – Umberto D., appunto – che non ce la fa a vivere la solitudine di una vita da pensionato. Suo unico compagno è il cagnolino Flaik che condivide con lui le difficoltà della vita. A un certo punto, preso dalla disperazione, Umberto D. vuole morire e decide di uccidersi insieme a Flaik. Medita di buttarsi sotto a un treno ma Flaik capisce la situazione, si divincola e scappa. Umberto D., allora, lo insegue e inizia a giocare con lui. Intanto il treno passa e porta via con sé il desiderio di morte dell’umano.

Umberto D. e Flaik sono un po’ l’emblema della solitudine, ma anche dell’amicizia fra uomini e cani, amicizia che può compiere miracoli e che, in ogni caso, è portatrice di vita.

Umberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane FlaikUmberto D e il cane Flaik

Foto | Abbracci e pop corn

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Cani e cinema: i corgi del film The Queen - La regina

pubblicato da Roberto Russo

Cani e cinema: i corgi del film The Queen - La regina

Il film La regina (The Queen) è del 2006 e racconta lo scombussolamento avvenuto nella famiglia reale inglese a seguito della morte di Lady D. La regina Elisabetta è interpretata da Helen Mirren che ha vinto l’Oscar 2007 come miglio attrice protagonista proprio per questo film.

Trattandosi di un film che ruota intorno alla regina Elisabetta non potevano mancare i suoi corgi (che abbiamo già visto nella vita della regina da piccola, nel film Il discorso del re). In diverse scene compaiono i corgi di Sua Maestà. Quella che più mi è piaciuta è la scena finale: la regina concede udienza al Primo Ministro Tony Blair. La situazione è molto più distesa che all’inizio, essendo passato anche diverso tempo dalla morte di Lady D. L’udienza non avviene con la solita formalità ma la Regina invita il Primo Ministro a passeggiare in giardino. Chiama i corgi a far loro compagnia e questi corrono e saltellano felici intorno alla loro amica umana (foto in apertura di post). Una scena che è resa più distesa proprio dallo scodinzolio felice dei cagnolotti (e dalle loro lingue penzolanti).

Nella realtà i corgi del film si chiamano Anna, Poppy, Megan, Alice e Oliver e vivono con la loro umana che non è la regina ma Liz Smith, una ristoratrice in pensione.

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Cani e telefilm: il cane del tenente Colombo

pubblicato da Roberto Russo

Cani e telefilm: il cane del tenente Colombo

Peter Falk è il protagonista della serie cult poliziesca degli anni Settanta dal titolo Colombo, un tenente molto trasandato ma con una capacità deduttiva ineguagliabile.

Il tenente Colombo ha un cane che, come per gatto di Colazione da Tiffany, non ha un nome dal momento che il tenente non ha trovato un nome che lo soddisfi particolarmente. Del resto in Colombo non si sanno molte cose: non si conosce infatti il nome di battesimo del tenente e non si vede mai nemmeno la moglie, che è la più abile collaboratrice di Colombo.

Il cane, invece, si vede in qualche episodio: è un basset hound non molto sveglio, in verità, che si accuccia indipendentemente da quello che gli viene detto A sentire il tenente Colombo, però, cane ha un fiuto straordinario giacché lo aiuta a risolvere diversi casi.

Con l’occasione di ricordare cane e il tenente Colombo, mandiamo un pensiero felice a Peter Falk a cui è stato diagnostica il morbo di Alzheimer.

Foto | Columbo

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Cani e cinema: i fox terrier di “A single man”

pubblicato da Roberto Russo

Cani e cinema: i fox terrier di A single manA single man è un film di Tom Ford tratto dal libro di Christopher Isherwood dal titolo omonimo (pubblicato in Italia con il titolo Un uomo solo). Tra i vari premi vinti da questo film, che ha visto l’esordio alla regia dello stilista Tom Ford, c’è quello a Colin Firth come miglior interpretazione maschile alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. A single man racconta l’ultimo giorno di vita di George Falconer (interpretato da Colin Firth), docente inglese che insegna in California, che ha deciso di togliersi la vita perché non riesce a sopportare il dolore per la perdita del compagno, Jim (Matthew Goode), avvenuta otto mesi prima. La pellicola – pur narrando di un amore omosessuale – non può essere definita un film gay, dal momento che tratta il sentimento dell’amore umano in maniera universale.

Tra gli attori della pellicola ci sono anche due fox terrier a pelo liscio, che possono essere assurti un po’ a metafora dell’amore. Nel film – come nel romanzo – è evidente l’amore di Jim per gli animali. Nel romanzo George allontana da sé i cani – che appartengono al compagno Jim – non riuscendo più a viverci insieme perché gli ricordano che il suo amore non c’è più; nel film invece abbiamo una scena toccante in cui George annusa e accarezza una cagnolina in un’auto, quasi a poter sentire ancora vivo il suo amore. Da notare ancora una sorta di parallelo fra i due fox terrier e la coppia George-Jim: uno muore e l’altro, rimasto da solo, scappa verso un destino ignoto.

Nella vita reale i due fox terrier si chiamano Angus e India e vivono proprio con Tom Ford che è un amante dei cani e dei fox terrier in particolare: il suo primo fox terrier, infatti, John – vissuto quattordici anni – è stato immortalato su diverse copertine di riviste di moda ed ha sfilato insieme al suo umano in alcune passerelle di moda.

I fox terrier di A single manI fox terrier di A single manI fox terrier di A single manI fox terrier di A single man

Foto | Left Coast Cowboys (foto in apertura di post) - Raleigh Pop (gallery)

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