Se avete un profilo su Facebook e tra i vostri amici ci sono degli amanti degli animali non è difficile che vi sia arrivato l’invito a partecipare al “Galera day”. Oggi è San Francesco che, oltre essere il patrono d’Italia, è anche il santo protettore degli animali e, proprio per questo il gruppo di Chi i ama ci segua ha deciso di creare questa sorta di manifestazione “singolare di massa”. Lo slogan è in galera i criminali e fuori gli animali e mira a farsi notare da chi comanda esibendo fuori dalle nostre finestre un lenzuolo macchiato di rosso a simboleggiare il sangue di quei poveri cani rinchiusi nei canili lager di cui nessuno parla mai.
C’è anche un testo, che trovate sul sito, da mandare ad una lista di cariche istituzionali, per ricordare loro che gli animali sono nella mente solo delle persone normali ma non delle istituzioni che sembrano agire in maniera troppo soft nel rintracciare e perseguire chi maltratta i nostri amici animali. Credo sia un’iniziativa molto interessante, utile anche per coinvolgere i bambini e far comprendere a loro che ci sono, purtroppo, anche questo genere di situazioni per fargli capire, sin da piccoli, cosa sia il rispetto per gli animali. Ricapitolando, vi serve solo un lenzuolo bianco, un po’ di pennarelli rossi e neri, una fotocamera e poi, dopo aver creato il vostro striscione, fate una foto e mandatela a Chiliamacisegua.
Foto| Chiliamacisegua

Il disastro causato dalla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della British Petroleum ha, come ben sapete, proporzioni devastanti. Come quasi sempre accade in questi casi ad essere colpiti subito sono gli animali acquatici. Purtroppo non sono i soli a soffrire a causa dell’uomo. Indirettamente questo disastro colpisce anche cani e gatti. Il grave disastro ambientale ha causato per gran parte dei pescatori, uno stato di crisi economica gravissimo visto che nella zona del Golfo del Messico più colpita dalla marea nera la pesca è stata tassativamente vietata. Trovandosi in enormi difficoltà economiche, non dimenticate che solo qualche anno fa l’economia della Louisiana ha subito un duro colpo a causa dell’uragano Katrina e che la marea nera ha colpito ancora più duramente, Questi pescatori e le loro famiglie non hanno quasi più di che vivere.
A farne le spese sono i migliori amici dell’uomo che vengono lasciati ai canili perchè i padroni non sono più in grado di sostenere le spese per le loro cure. Una situazione doppiamente drammatica perchè mette i padroni davanti alla scelta, più o meno condivisibile, di lasciare un pezzo della loro famiglia e dall’altra perchè questi cani rischiano, se non adottati, di venire soppressi come prevede la legislazione americana. La CNN si è occupata direttamente di questo enorme problema e la giornalista Jane Velez-Mitchell ha pubblicamente chiesto alla BP di sostenere le spese dei proprietari di questi animali per evitare che si arrivi ad una decisione così drastica.
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Un fatto molto grave si è verificato ieri in pieno centro a Roma testimoniato sulla sezione locale de La Repubblica. Una ragazza ha visto, in pieno giorno, un uomo scaricare a terra un cucciolo e scappare a gambe levate. Preoccupata e disorientata dall’accaduto ha chiamato il vigile di quartiere per farsi prestare aiuto ma questo le ha risposto di non essere competente in merito e le ha suggerito di chiamare la centrale. La centrale, di contro, le ha risposto di rivolgersi proprio al vigile di quartiere. Del tutto spaesata da questo scandaloso scaricabarile la ragazza è riuscita a farsi aiutare dall’associazione Animalisti Italiani Onlus he è intervenuta direttamente coinvolgendo le forze dell’ordine locali e portando all’arrivo di due vigilesse che hanno preso in cura il cucciolo che, ora, sta bene.
Purtroppo questo non è un caso isolato. I comuni spesso non si sforzano molto per accudire i cani randagi poichè questo grava sulle loro finanze. E’ una cosa che ho provato direttamente. Una volta ho segnalato un cane potenzialmente randagio. Dopo numerose telefonate a vigili urbani, carabinieri, vigili del fuoco, canili e altre istituzioni sono arrivato ad un nulla di fatto, se non scoprire che il cane era solo uscito, come abitualmente faceva, dal cancello di una ditta. Se vedete un cane abbandonato chiamate immediatamente i vigili e state accanto al peloso fino al loro arrivo. Un piccolo suggerimento: se vedete che dopo un po’ non arrivano richiamateli ed insistete per un loro intervento.
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Oltre che un effettivo obbligo di legge, l’inserimento sottocutaneo del microchip per i pets è una vera e propria sicurezza sia per noi che per loro. Per chi non lo sapesse il microchip è un piccolissimo circuito, delle dimensioni di un chicco di riso, che viene inserito sottopelle all’altezza del collo e permette una moltitudine di operazioni. Per i padroni permette di ritrovare più facilmente e velocemente un cane smarrito o rubato, per i canili dà la possibilità, di contro, di ritrovare più in fretta il proprietario del cane e per gli allevatori è una sorta di garanzia della genealogia del cane.
Dalle colonne de Il Giornale ci arriva una testimonianza dell’effettiva utilità di questo sistema che ha sostituito quasi totalmente il vecchio tatuaggio identificativo. Solo in Lombardia, grazie al microchip, sugli undicimila cani accalappiati, ben il 46% è stato riconsegnato al legittimo proprietario e il 38% sono stati assegnati a delle nuove famiglie. Ricordate che il microchip è obbligatorio e, in caso di smarrimento del cane dovrete fare la denuncia alle autorità comunicando il numero di 15 cifre che viene assegnato al vostro peloso dall’anagrafe veterinaria.
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L’ingresso ufficiale nella stagione estiva porta con se, purtroppo, una brutta tendenza: abbandonare il proprio pet davanti a qualche rifugio o, peggio, per strada. Oltre ad essere un gesto crudele è anche un reato penale e, spesso, è frutto di un desiderio irresponsabile di un animale domestico senza pensare alle responsabilità che questo porta. Anzitutto analizzate la vostra situazione di vita quotidiana considerando che molti cani necessitano di più attenzioni di un essere umano. Valutate la possibilità di prendere un cane al canile anzichè comprarlo. Questo vi aiuterà a risparmiare soldi e a trovare un amico senza alimentare il giro delle “Puppy Mills“, gli allevamenti intensivi di cuccioli. Considerate anche che, loro malgrado, anche moltissimi cani di razza vengono abbandonati e i canili possono darvi la possibilità di trovare l’amico più adatto alle vostre necessità.
Una volta trovato il vostro nuovo amico dovrete portarlo con voi e prepararvi al meglio per la nuova convivenza. Cercate di raccogliere più informazioni possibili sul cane che state adottando. Il carattere, le abitudini, vizi e virtù del peloso. I volontari del canile sapranno darvi consigli molto utili. Date il tempo al pelosetto di abituarsi alla sua nuova casa. Per loro, per quanto brutto, il canile rappresenta una sicurezza e devono ambientarsi un po’ alla volta al nuovo ambiente.
Potrebbe rivelarsi utile un corso di educazione per rafforzare il legame tra di voi e far socializzare al meglio il cane. Non dategli troppo spazio sin da subito quando è in casa vostra. Inizialmente dovrà avere uno spazio tutto per lui ma non la possibilità di girare liberamente per casa. Tenete anche presente che, se avete un’altro cane dovrete farli conoscere in maniera graduale ed in un ambiente “neutro”. Ricordatevi anzitutto che la vita felice di un cane inizia con un’adozione responsabile..
Via| Greenme
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Ieri vi abbiamo parlato di un sondaggio secondo il quale il 54% degli americani preferisce prendere un cane in un rifugio. Uno dei motivi di questa scelta potrebbe dipendere da quanto scoperto da una trasmissione televisiva paragonabile a quella che per noi è Striscia la Notizia. Una società americana chiamata Petland era sospettata di essere collegata ad un giro di allevamenti di massa dove i cuccioli venivano detenuti in condizioni precarie. Un membro di un’associazione animalista, la Humane Society, aveva lo scopo di introdursi nelle strutture incriminate spacciandosi per una persona interessata a dei cuccioli per il suo piccolo allevamento di cani di razza, il tutto documentato da una telecamera nascosta ed un microfono.
In sole due settimane Mike, questo lo pseudonimo del detective, ha documentato le terribili situazioni in cui venivano detenuti i cuccioli. Gabbie sovraffollate oltre il limite immaginabile, ciotole piene di muffa e acqua stagnante o addirittura assente. Uno dei gestori di questi allevamenti di massa ha anche riferito di aver ucciso dei cuccioli solamente perchè non piacevoli di aspetto. L’indagine ha anche poi portato ad una scoperta nemmeno troppo sorprendente. Tutti questi cuccioli finivano nelle vetrine di molti negozianti compiacenti che non avevano problemi a lucrare sulla salute dei cuccioli. Ovviamente Petland ha declinato qualsiasi responsabilità dichiarandosi all’oscuro di quanto succedesse dentro quei canili lager.
Mike ha chiaramente illustrato quanto questo giro di cuccioli arricchisse notevolmente sia gli allevatori che i negozianti. I cuccioli venivano venduti nei negozi senza curarsi della loro salute tanto che sono state sporte numerose denunce dai proprietari dei cuccioli che, solo dopo poche settimane dall’acquisto, hanno perso il loro amico a causa di malattie o infezioni che, se riscontrate in tempo, potevano essere curate. A seguito delle numerose segnalazioni, il tribunale federale ha dato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Petland. Una ragione in più per adottare un cane e non alimentare questo terribile giro d’affari.
Via| Ecorazzi

Vi abbiamo parlato spesso di denunce verso i canili lager, strutture dove i cani vengono tenuti in condizioni pietose con l’unico scopo di far arrivare ingenti somme di soldi pubblici nelle tasche dei gestori. Ora in Governo ha detto basta e ha istituito una task force composta da medici veterinari e responsabili legali ed amministrativi per stroncare questa piaga dove l’unico a trarre qualche vantaggio è il gestore del canile che truffa le istituzioni locali ,promettendo un servizio a cui poi non adempie.
A differenza di quelle centinaia di canili gestiti da amanti degli animali e dai volontari delle associazioni animaliste dove il tema centrale è la salute del cane ospite e le difficoltà quotidiane sono incentrate sul far quadrare i bilanci tra spese mediche e per alimenti, nei canili lager non esiste la minima cura o attenzione verso gli animali ma solo verso i soldi che i comuni riversano nelle tasche di chi gestisce la struttura.
Questo team sarà affiancato anche dai Carabinieri e dal nucleo specializzato dei NAS. Potranno intervenire direttamente e tempestivamente nelle situazioni di emergenza e avranno la possibilità di formare del personale appositamente scelto per questo compito di controllo e agire “a tappeto” su tutto il territorio nazionale. L’importanza di questa squadra si può capire anche dai numeri rilasciati dal sottosegretario alla salute Martini che ha dichiarato che, nell’ultimo anno, una struttura su tre, compresi negozi e allevamenti, ha evidenziato una situazione talmente grave da dover essere denunciata all’autorità giudiziaria.
Via| Newnotizie
Foto| Flickr

Secondo una ricerca riportata sul quotidiano USA Today, alla domanda “dove andrebbe a prendere un cane?” il 54% degli intervistati ha risposto che andrebbe a trovare il suo nuovo amico quadrupede nel più vicino rifugio. Il sondaggio rivela che il canile è la prima scelta oltrepassando gli allevatori che raggiungono il 23% delle preferenze, e i negozi di animali, piazzati all’ultimo posto con meno del 10% di pareri positivi. Un’altro dato molto significativo è che il 40% degli intervistati ha dichiarato che prenderebbe con se il cane anche se avesse problemi di salute.
Chi fa parte di questa grande fetta sostiene che è inutile prendere un cane in allevamento o in un negozio quando in un canile ci sono tantissimi cani bisognosi di aiuto e di amore che stanno solo aspettando una nuova famiglia per essere felici. Cani non solo cuccioli ma anche adulti, spesso trascurati dai potenziali nuovi padroni proprio a causa dell’età. In molti, però, sono restii a fare ancora questa scelta. Chi opta per il negozio o l’allevamento lo fa perchè vuole una razza precisa o perchè è convinto, erroneamente, che in canile i cani siano malati mentre in un negozio o in un allevamento no.
Via| USAToday
La LIDA, Lega Italiana per i Diritti degli Animali, ha diffuso un video molto bello contro gli abbandoni. A parlare è un cane meticcio, rinchiuso in un canile, senza speranza di essere adottato perchè è troppo “standard” per farsi notare tra altri mille cani ospiti di quel luogo. Uno come tanti fuori, ma dentro speciale a modo suo come tutti i cani che cercano una nuova persona da amare. Il messaggio cruciale del video è “non comprare un amico, adottalo in un canile“

Su Facebook i gruppi animalisti ringraziano virtualmente le due guardie zoofile uccise a Genova due giorni fa durante il sequestro di un canile lager e il sequestro di dieci cani. Frasi di sentiti ringraziamenti riempiono il social network accompagnate da immagini di lumicini e foto di cuccioli. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Dopo questa strage la domanda che ci si fa in paese è se tutto questo poteva essere evitato. In molti dicono di si. Si dice che Castagnola, l’autore del duplice omicidio, fosse a capo di una squadra di 37 cacciatori che, solo lo scorso anno, ha abbattuto ben 140 cinghiali e per questo, ovviamente, fosse inviso agli amanti degli animali.
Dei suoi compagni di caccia sostengono che avesse intenzione di rivolgersi addirittura ad un avvocato per difendere i suoi diritti. Si dice che si sentisse perseguitato dalle associazioni animaliste per questa sua “passione”. La stessa responsabile dell’Enpa della zona ligure ha detto che la situazione era problematica ma si poteva agire con più cautela cercando di obbligare Castagnola a fare delle migliorie ma lasciandogli i cani. I politici del paese dove risiedeva l’uomo dicono che con un po’ di buonsenso tutto si sarebbe potuto evitare arrivando ad un accordo e denunciano le guardie zoofile di voler fare i giustizieri senza avere ne mezzi ne conoscenze. Voi come vi sareste mossi? Avreste sequestrato comunque i cani o avreste cercato un accordo?
Via| Corriere
Foto| Flickr