
Vi abbiamo parlato spesso delle lodevoli iniziative prese dall’On. Francesca Martini in favore degli animali d’affezione. Petsblog ha avuto il piacere di intervistarla su temi d’attualità e sul suo impegno nei confronti dei nostri amati pets.
Lei è una delle pochissime personalità del mondo della politica ad impegnarsi attivamente per la salvaguardia degli animali, trova che nel nostro paese questo venga considerato un problema minore?
È vero, il mio impegno nei confronti degli animali, animato da un grande amore e rispetto verso di loro, mi caratterizza e fin dall’inizio del mio mandato ho intrapreso iniziative volte alla tutela dei nostri amici a quattro zampe. Fortunatamente non sono sola in questa mia battaglia di civiltà, anche se ancora sono troppo poche le personalità politiche sensibili all’argomento. Desidero sottolineare che il benessere animale è oggetto di grande dibattito a livello europeo e internazionale e credo che anche il nostro Paese stia facendo passi in avanti. È emblematico, a tal proposito, un recente pronunciamento della Corte di Cassazione che, in riferimento ad un reato di maltrattamento e in linea con il Trattato di Lisbona, riconosce la natura di esseri senzienti degli animali. Credo, tuttavia, che ancora molta strada debba essere percorsa per arrivare ad una società ideale in cui gli animali d’affezione godano di una completa tutela anche dal punto di vista giuridico.
Da proprietario di un pitbull ho apprezzato molto l’abolizione della black list per incentivare la responsabilizzazione dei proprietari. Ha avuto delle critiche per questa decisione?
Si, ci sono state anche alcune critiche da parte di persone che, non avendo conoscenze relative al comportamento canino, non hanno compreso l’inutilità della Black List e l’importanza della formazione nella prevenzione dei rischi. Tuttavia posso affermare, senza timore di essere contraddetta, che molto più numerosi sono stati i consensi e l’approvazione per la nuova impostazione da me data al problema.
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Mille sono le situazioni in cui noi, che viviamo in casa con cani, gatti o altri pet, ci dobbiamo confrontare. Non ultimi ci sono episodi di tensioni con i condomini, vicini, “amici, complici, amanti” su questo o quell’aspetto del nostro amato pet. Come comportarci in caso di violenza nei confronti degli animali (siano essi cani o aragoste vive sul bancone del pescivendolo o di rondini a cui viene distrutto il nido)? A chi rivolgerci nel caso in cui ci venga rapito il nostro cane/gatto a mo’ di estorsione? A questi e ad altri mille interrogativi inerenti il rapporto uomo/animale (nello specifico, però, da intendere nel rapporto “uomo litigioso” con gli animali) risponde il libro Quattro zampe in tribunale. Storie di animali (e uomini) alle prese con la legge, scritto da Claudia Taccani (avvocato del foro di Milano, consulente giuridico in un’associazione di consumatori, è Consigliere direttivo di Gaia Animali & Ambiente Onlus e coordinatrice di Gaia Lex) e Edgar Meyer (giornalista, presidente di Gaia Animali & Ambiente Onlus, portavoce di Diamoci la Zampa, referente dell’Ufficio Diritti Animali del Comune di Genova), pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri.
Una galleria di situazioni – tutte vere – che hanno visto uomini e animali sul banco degli imputati per i motivi più svariati (abbai notturni, distruzione di oggetti preziosi, liti tra coniugi, liti tra vicini, violenze, combattimenti tra animali, scommesse illegali, detenzione di animali esotici e via dicendo). Ogni capitolo, con linguaggio giornalistico ma molto preciso, inizia con il narrare i fatti, espone quanto prevede la vigente legislazione e fornisce consigli su cosa fare e come comportarsi. Sono presenti anche diversi moduli fac-simile per presentare denunce e/o esposti all’autorità competente in caso di necessità.
Credo che sia un manuale che ogni amante degli animali dovrebbe avere in casa e che può leggere a più livelli: si possono piluccare solo le storie narrate per farsi un’idea della narrazione, ci si può informare sulla parte legislativa per sapere sempre come muoversi o si può utilizzare come prontuario in caso di necessità.
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Il sottosegretario alla salute Francesca Martini, presente al congresso nazionale della LAV a Roma, ha dichiarato entusiasta:
”Il disegno di legge sulla tutela degli animali d’affezione, al quale abbiamo lavorato alacremente in questi mesi e che racchiude tutte le disposizioni previste dalle mie Ordinanze, ha gia’ iniziato il suo iter legislativo e sara’ presto presentato al Consiglio dei Ministri
Un grande risultato frutto dell’enorme impegno che è stato investito nella lotta per il benessere dei nostri amici pelosi. Questo disegno di legge, che ha già iniziato a vele spiegate il suo iter legislativo, porterà gli animali di affezione, considerati oramai veri e propri componenti dei nuclei familiari, ad un livello giuridico più alto rispetto a quello attuale. Il serio impegno dell’On. Martini ha portato ad una legge nel 2004 che puniva penalmente i maltrattamenti verso gli animali (prima era prevista solo una pena amministrativa) ed introducendo, primo paese nell’Unione Europea, una legge che vieta l’uso di pellicce di cani e gatti, esempio seguito poi anche da altri paesi del vecchio continente.
La Martini ha anche dichiarato di aver aperto un conto corrente dedicato alla tutela degli animali maltrattati. In pratica tutti i soldi pagati da chi viene condannato per maltrattamenti verranno versati su questo conto e quanto ricavato verrà periodicamente versato alle associazioni animaliste che si prendono cura degli animali maltrattati. Queste azioni sono molto importanti visto che serviranno per far ulteriormente emergere il problema del benessere dei nostri amici pelosi e faranno crescere una cultura nella quale gli animali verranno considerati come esseri viventi e senzienti e non come oggetti.
Via| ASCA

Vi abbiamo parlato spesso di denunce verso i canili lager, strutture dove i cani vengono tenuti in condizioni pietose con l’unico scopo di far arrivare ingenti somme di soldi pubblici nelle tasche dei gestori. Ora in Governo ha detto basta e ha istituito una task force composta da medici veterinari e responsabili legali ed amministrativi per stroncare questa piaga dove l’unico a trarre qualche vantaggio è il gestore del canile che truffa le istituzioni locali ,promettendo un servizio a cui poi non adempie.
A differenza di quelle centinaia di canili gestiti da amanti degli animali e dai volontari delle associazioni animaliste dove il tema centrale è la salute del cane ospite e le difficoltà quotidiane sono incentrate sul far quadrare i bilanci tra spese mediche e per alimenti, nei canili lager non esiste la minima cura o attenzione verso gli animali ma solo verso i soldi che i comuni riversano nelle tasche di chi gestisce la struttura.
Questo team sarà affiancato anche dai Carabinieri e dal nucleo specializzato dei NAS. Potranno intervenire direttamente e tempestivamente nelle situazioni di emergenza e avranno la possibilità di formare del personale appositamente scelto per questo compito di controllo e agire “a tappeto” su tutto il territorio nazionale. L’importanza di questa squadra si può capire anche dai numeri rilasciati dal sottosegretario alla salute Martini che ha dichiarato che, nell’ultimo anno, una struttura su tre, compresi negozi e allevamenti, ha evidenziato una situazione talmente grave da dover essere denunciata all’autorità giudiziaria.
Via| Newnotizie
Foto| Flickr

Ricordate la storia dei 30.000 cani che ogni anno vengono uccisi in maniera barbara dopo soli dieci giorni di presenza nei canili comunali spagnoli? Ricordate la protesta dei volontari Aidaa? Beh, sappiate che ora Lorenzo Croce ha coinvolto pure il ministro del turismo Michela Brambilla e il sottosegretario alla sanità Francesca Martini: scrivendo loro una lettera, affinché compiano passi ufficiali presso il governo spagnolo per chiedere la fine della mattanza in tutta la Spagna.
Intanto gli italiani animalisti che fanno? I numeri parlano chiaro: sono almeno 2.000 i nostri connazionali che hanno disdetto le vacanze in Spagna per la prossima estate, e centinaia le email che stanno arrivando all’ambasciata spagnola a Roma e alla presidenza dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente per protestare contro il massacro dei cani spagnoli ospiti nelle perreras (canili comunali) delle città e dei paesi della Spagna. Voi, che ne dite?

Su Facebook i gruppi animalisti ringraziano virtualmente le due guardie zoofile uccise a Genova due giorni fa durante il sequestro di un canile lager e il sequestro di dieci cani. Frasi di sentiti ringraziamenti riempiono il social network accompagnate da immagini di lumicini e foto di cuccioli. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Dopo questa strage la domanda che ci si fa in paese è se tutto questo poteva essere evitato. In molti dicono di si. Si dice che Castagnola, l’autore del duplice omicidio, fosse a capo di una squadra di 37 cacciatori che, solo lo scorso anno, ha abbattuto ben 140 cinghiali e per questo, ovviamente, fosse inviso agli amanti degli animali.
Dei suoi compagni di caccia sostengono che avesse intenzione di rivolgersi addirittura ad un avvocato per difendere i suoi diritti. Si dice che si sentisse perseguitato dalle associazioni animaliste per questa sua “passione”. La stessa responsabile dell’Enpa della zona ligure ha detto che la situazione era problematica ma si poteva agire con più cautela cercando di obbligare Castagnola a fare delle migliorie ma lasciandogli i cani. I politici del paese dove risiedeva l’uomo dicono che con un po’ di buonsenso tutto si sarebbe potuto evitare arrivando ad un accordo e denunciano le guardie zoofile di voler fare i giustizieri senza avere ne mezzi ne conoscenze. Voi come vi sareste mossi? Avreste sequestrato comunque i cani o avreste cercato un accordo?
Via| Corriere
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Passateci la riflessione: dato che il ‘patentino’ per i proprietari dei cani è nato per consentire ai padroni di essere più responsabile nei confronti dell’animale e dare un aiuto a contrastare il fenomeno del randagismo, che fine faranno secondo voi i canili?
Lo stato delle cose non li presenta al meglio, anche secondo il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, che ricorda la loro importanza come strutture nelle quali “vanno rispettati parametri etici, sanitari e normativi”. Invece tutto questo non sempre avviene, come ha dichiarato:
Spesso i cani non vengono dati in adozione o, addirittura, i volontari hanno difficoltà ad accedervi. Aprire un canile, ormai, è diventata una forma di business. Sempre più spesso nascono canili come fossero aziende, si decide di aprire una nuova impresa e si mette su un canile. Ma le strutture per accogliere i cani non sono aziende e spesso questo lo dimenticano in molti.
Foto | Flickr
Il nuovo canile comunale modello s’ha da fare. A Verona il Comune ha approvato un progetto anche col contribuito da parte del Ministero della Salute, che metterà mano ai fondi stanziati per la costruzione di canili e per interventi di lotta al randagismo; sulla carta, la struttura ospiterà 200 cani in un’area di 20mila metri quadrati. Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha dichiarato:
Sono molto soddisfatta: finalmente anche Verona avrà una struttura modello in grado di offrire ospitalità e un’adeguata assistenza sia dal punto di vista sanitario che etologico agli animali del territorio. Auspico che con la realizzazione di questa struttura, Verona divenga una eccellenza nazionale per quanto riguarda la promozione del corretto rapporto uomo animale. È prevista infatti la realizzazione di spazi per attività di incontro tra i cittadini e i cani adottabili e per la formazione dei proprietari ad una gestione responsabile dell’animale.
Ritengo i corsi di formazione previsti dalla mia Ordinanza del 3 marzo 2009 indispensabili, e per far sì che tutti i Comuni si attivino per implementarli il prossimo 29 aprile incontrerò al Ministero l’Anci e l’Associazione dei Piccoli Comuni Italiani insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani, le Società scientifiche dei Medici Veterinari, i rappresentanti delle Facoltà di medicina veterinaria e le più importanti Associazioni di protezione degli animali e degli educatori cinofili.
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Mentre da noi la lista nera per i cani pericolosi viene definitivamente archiviata grazie all’intercessione del sottosegretario alla salute Francesca Martini, in altri paesi questo sta diventando una triste realtà. In Argentina è entrata in vigore una legge che obbliga i proprietari di cani “pericolosi” ad iscriverli in un apposito registro.
Questa legge, che comprende razze come Dogo, Rottweiler, Pitbull, Akita e altri cani, stabilisce delle regole di comportamento e di educazione per questi cani. Dà delle direttive per il luogo in cui questi animali devono vivere e come devono socializzare. La pena per chi non segue queste direttive è una multa che và da 500 a 2000 dollari.
Via| Lanoticia1.com
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Quando ero ancora “papà” di Kaiser, il boxer albino di cui vi ho parlato in un vecchio post, mi sono trovato, a dovermi raffrontare con due veterinari dalle concezioni mediche differenti. Purtroppo nell’ultimo periodo di vita soffriva di una grave malattia epatica e doveva obbligatoriamente prendere dei farmaci. Un veterinario mi dava anche farmaci per uso umano (e non era la prima volta) mentre l’altro dottore mi dava unicamente farmaci per uso veterinario. Avevano ovviamente entrambi le loro ragioni. Il primo mi diceva che con i farmaci per umani si potevano trovare i farmaci generici e risparmiare, il secondo mi diceva che i farmaci ad uso veterinario erano sicuramente meno dannosi per il fegato del cane.
Il sottosegretario alla salute Francesca Martini ha deciso di regolamentare questa situazione, così come riporta il Corriere. In teoria la prima scelta dei veterinari dovrebbe essere sempre quella del farmaco specifico per animali e solo in casi eccezionali, come l’impossibilità di reperimento entro i confini comunitaro o l’inesistenza stessa del farmaco, sarebbero autorizzati ad indirizzare il paziente verso un farmaco ad uso umano. Ovviamente, visto che si parla della salute dei nostri migliori amici, questa non è una scelta da prendere alla leggera.
I detrattori di questa possibilità lamentano che i farmaci per uso umano sono, appunto, utili solo per le persone e non si conoscono effetti collaterali su altri animali. Utilizzare quei farmaci, poi, può causare altri problemi come intossicazione e sovraddosaggio ed inoltre non è certa la loro efficacia su cani e gatti. Chi promuove questo sistema è dell’idea che il risparmio sui farmaci debba essere valutato (anche in considerazione del costo spesso proibitivo di certe medicine veterinarie) poichè per delle cure continuative una famiglia tra cibi speciali, visite e farmaci può arrivara al salasso per la salute del proprio cane anche a causa di un’aliquota IVA del 20% vista la classificazione degli animali come “beni di lusso”.
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