Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag gattari da legare

Gattari da legare: Una piccola cosa

pubblicato da Graziella

tomandoelsolStamattina ho finto di essere una donna di campagna. Innanzitutto, ho rastrellato con cura il giardino; i gatti mi seguivano come delfini nella scia di una nave, inseguendo tutto ciò che, a sei o otto zampe, fuggiva sotto i miei colpi furiosi. Impiegando mediamente cinque volte più forza del necessario, il rastrello mi è volato in un punto inaccessibile della siepe, lasciandomi interdetta col bastone in mano. E lì è rimasto, anche perché tutte le cose a sei e otto zampe fuggite a me e ai gatti mi aspettavano lì, le sentivo sghignazzare.

Decisa a continuare la mia giornata all’aperto, ho cominciato a far colare rivoli di impregnante sulla pedana di legno, e l’effetto, dopo pochi minuti, era curioso: alle pennellate maldestre si è aggiunto un motivo decorativo a forma di zampette di gatto. Dolci, soffici, morbide zampette. Dati i precedenti, non sono stata affatto sorpresa o irritata. Mi sono arresa. Ho posato i pennelli, ho richiuso il barattolo e mi sono stesa come una lucertola al sole.

Con gli occhi chiusi, ho sentito dei baffi che mi solleticavano il viso, e degli altri che facevano lo stesso con la mia mano, mentre qualcosa mordicchiava il mio pollice. Siamo rimasti tutti e quattro così per una mezz’ora, a rosolare prima un fianco e poi un altro. Trilussa aveva ragione:

“C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”

Foto | Flickr

....
condividi 0 Commenti

Gattari da legare: A volte ritornano

pubblicato da Graziella

Attack!La scorsa settimana mi avete lasciata un po’ perplessa ma felice per l’immenso dono di un uccellino che i gatti mi hanno fatto. Vi ho descritto la mia reazione, dicendo che i mici dimostrano l’appartenenza a un gruppo anche in questo macabro modo. Devo dire, però, che negli ultimi sette giorni il mio amore incondizionato è stato messo a dura prova.

Avevamo lasciato l’uccellino nel suo ultimo volo oltre la siepe, dove avevo cercato, in modo davvero insensibile, di disfarmene. La mattina dopo, aprendo le finestre, l’ho ritrovato sulla soglia. Ho allora deciso di dargli degna sepoltura e, una volta espletata la funzione, sono rientrata con la coscienza alleggerita. A ora di pranzo sono uscita. L’uccellino, come in un incubo, mi aspettava sotto la tettoia. Vincendo pena e disgusto, l’ho fatto sparire un po’ più lontano. Inutile dirvi che, a ora di cena e più malconcio che mai, il pennuto è riapparso tra i gatti che aspettavano i croccantini. Nel frattempo la mia coscienza, appesantita dalle scene di giubilo quando la povera vittima era stata sacrificata sull’altare del mio ego gattaro, mi sussurrava all’orecchio il mio crimine. Commesso per amore, ma pur sempre crimine nefando.

Per giorni i gatti non hanno fatto altro che riportarmi la salma, alla fine è diventata una barzelletta: “Esci? Salutami l’uccellino”, “Hai visto l’uccellino? Manca da un po’”. Ogni volta che riappare mi ricorda Jack, l’amico del protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra, sbranato dal licantropo e sempre più malmesso a ogni nuova apparizione post mortem. Non so quanto tempo andrà avanti questo orrore, ma se stasera l’uccellino è ancora lì lo porto in terra consacrata. Magari i miei piccoli demoni non lo potranno disseppellire.

Foto | Flickr

....
condividi 4 Commenti

Gattari da legare: We are family

pubblicato da Graziella

my birdAvete presente il dipinto “American Gothic” di Grant Wood? Bene, mettetelo da parte per qualche istante. Qualche sera fa, affacciandomi in giardino per fare la conta dei gatti e chiedere loro se potessi servire la cena, ho avuto una sorpresa: erano tutti pronti, affiancati sulla soglia, divisi in due gruppi. Al centro, l’inequivocabile spoglia terrena di un uccellino. Data la posizione della salma e quella dei vivi, ho capito subito che si trattava di un dono per noi. Che emozione! Come si è gonfiato di amore materno il mio petto! Dopo quasi due anni quei selvatici mici, dei quali sono riuscita non dico ad accarezzare, ma a toccare solo il 30%, mi hanno detto che finalmente ero una di loro, che eravamo una famiglia.

Se avessi aperto la porta-finestra e mi fossi precipitata fuori sarebbero scappati e, così, ho cominciato la solita pantomima, cercando di mostrarmi entusiasta del dono. Dono che, ovviamente, non poteva essere rimosso mentre i gatti erano ancora lì, a meno di portarlo in cucina, spennellarlo di olio e metterlo in forno. Mai mostrare disgusto verso un regalo, soprattutto così significativo. Dopo aver edotto il mio cinofilo compagno sul significato del presente, l’ho costretto a piazzarsi con me dietro la finestra. E qui torna il dipinto: sostituite alla serietà puritana dei coniugi un falsissimo sorriso in stile Joker e alla senile gracilità di lui un fisico da rugbista giovane. Togliete il forcone al rugbista e dategli una bottiglia di birra. Lei? Identica. Fatte queste sostituzioni, avrete l’immagine mia e della mia metà che, dietro il vetro di sicurezza, ringraziamo sentitamente la nostra famiglia felina.

I miei gatti non hanno fatto altro, negli ultimi 30 anni, che portarci animaletti morti di tutti i tipi, ma questi gattini così difficili da conquistare uccidevano solo per uso personale. Ovviamente, un mio pensiero va al povero uccellino che, magari, era uno di quelli che avevo contribuito a ingrassare durante le ultime nevicate. Ho atteso per qualche ora che i gatti sparissero dalla circolazione, e sono uscita con la paletta per rimuovere la vittima; nel momento in cui l’ho messa nella paletta, sono spuntati di nuovo tutti. Ho iniziato a fingermi indaffarata, cercando di nascondere il corpo del reato. I miei ospiti non mi mollavano e, stanca e infreddolita, ho finto di inciampare nella siepe mentre al buio facevo volare, per l’ultima volta, il povero pennuto. Mi sono sentita feccia, come tutte le volte che non reagisco all’uccisione di qualche animaletto da parte dei miei gatti. Ma come si può fare, altrimenti? Se anche li rimproverassi, non capirebbero, e li confonderei. Vorrei che, per una volta, mi facessero un regalo che possa essere riciclato a Natale: “Tesoro, non abbiamo comprato nulla a tua zia!” “Incartale il posacenere che ci hanno fatto i gatti!”.

Foto | Flickr

....
condividi 2 Commenti

Gattari da legare: Cats and the City

pubblicato da Graziella

cats and the cityLa mia vita da gattara è iniziata prestissimo, durante l’infanzia, e ha avuto come sfondo un grosso paese del Vesuviano che ha da qualche anno assunto ufficialmente lo status di città. Quando mia nonna si trasferì in quella che sarebbe diventata la vecchia casa di famiglia, si trovò in una casa praticamente isolata, lontana dal centro. Volle con sé un grosso cane, per sentirsi più sicura: dai racconti, però, sembra che questo grosso cane fosse più adatto a far giocare i bambini che a spaventare gli intrusi, e che fosse così inefficace da non riuscire a fermare la lenta e inesorabile conquista da parte dell’esercito dei gatti che, in breve, avrebbero trasformato mia nonna in una gattara.

La casa in periferia, poco tempo fa, è stata rivenduta come “centralissima”: l’unica cosa a non essere cambiata, nella geografia del luogo, era la fauna. Con gli anni, le gattare nel vicinato sono aumentate: inizialmente guardavano con sospetto la mia famiglia, ascoltavano i miei parenti parlare coi gatti, portare il cibo, sistemare rifugi. Poi, piano piano, hanno cominciato a parlare anche loro coi gatti. Per carità, non erano la maggioranza! La popolazione del quartiere si divideva equamente tra indifferenti e ostili, ma la vicinanza del fiume faceva sì che la popolazione di topi fosse inversamente proporzionale alla presenza di felini, e questo era un dato di fatto.

La prima immagine che mi viene in mente, se ripenso alla mia infanzia, è quella della vista dalla mia finestra: ogni superficie al sole era occupata da un gatto. Un tappeto soffice che si stendeva oltre la mia limitata visuale. Di notte, se tornavo a casa dopo essere andata fuori, ero costretta a fermarmi e a lanciare urli verso cose che solo io vedevo: “Che ci fai lì? Non devi stare in mezzo alla strada! Fila subito a casa!”. Un movimento visto con la coda dell’occhio, un manto illuminato da un lampione e sapevo subito quale vagabondo redarguire. A quest’esercito di vagabondi si univa l’esercito dei gatti di casa, e per essere arruolati bastava un semplice requisito: essere quanto più possibile malati, col minor numero possibile di zampe e, preferibilmente, essere mezzo sordi. Così è capitato che, quanto più la natura li aveva condannati a morte, tanto più i gatti di casa hanno vissuto rispetto agli altri, quelli sani.

Continua a leggere: Gattari da legare: Cats and the City

....
condividi 2 Commenti

Gattari da legare: L'Overlook Hotel e la misticanza

pubblicato da Graziella

Wendy, I'm homeLa scorsa settimana mi avevate lasciato in una allucinata ma tutto sommato sopportabile realtà da Hotel California. Questa settimana, ho fatto i bagagli e mi sono trasferita all’Overlook Hotel. Il fine settimana l’ho trascorso per un quarto aprendo un varco nel vialetto per arrivare all’auto, e per tre quarti aprendo varchi ai gatti; nella neve c’erano dei solchi, dei sentieri strettissimi aperti dai mici attorno alla casa. Questi sentieri convergevano tutti verso una serie di tettoie e tavoli accatastati sul retro, usati come “portici” che, con la neve, rischiavano di crollare e dovevano quindi essere liberati. Vedendomi dall’esterno, mentre brandivo una pala e guardavo alienata quel labirinto intricato davanti a me, ho visto Jack Nicholson in Shining.

Non sono rientrata facendo a pezzi la porta di casa e minacciando il mio compagno, un po’ perché avevo una pala e non un’ascia, un po’ perché la porta è blindata e non riuscirei a demolirla. In compenso, l’esperienza extracorporea mi è servita a capire varie cose. Innanzitutto, che è inutile spalare sentieri ai gatti: mentre io procedevo immersa fino alla cintola, loro affondavano al massimo di cinque centimetri. Infatti, solo verso la fine mi sono accorta che, mentre spalavo, loro mi seguivano incuriositi ottanta centimetri al di sopra del mio livello.

La seconda cosa che ho capito è che gli uccellini si abituano presto alle comodità, proprio come noi: prima hanno finito i biscottini, poi hanno attaccato coi semi. Terza cosa, collegata alla precedente: se i gatti hanno nella ciotola delle scatolette puzzolenti, gli uccellini possono anche attardarsi in una battaglia con le palle di neve e costruire un pupazzo. I gatti li ignoreranno. Quarta cosa: se pensi che possano avvicinarsi animali come i lupi in cerca di cibo, e progetti di comprare svariati chili di carne da lasciare sulla soglia, devi immediatamente fermarti. In ultimo, se sei troppo impegnata coi gatti e non hai il dono della luccicanza, non farti prendere dalla noia ai fornelli e non fare compulsivamente scorte di verdurine, erbette e insalatine fuori stagione: le pagherai come 30 chili di carne per i lupi. La misticanza si fa in primavera ed estate, arrenditi ai cavoli.

Sembra che abbia finito di nevicare, e il mio equilibrio psichico sta lentamente tornando alla normalità, se si esclude la performance de Le mille bolle blu eseguita per i gatti ieri: quando mi guardano dal giardino, adorano vedermi dimenare con in mano nastrini ondeggianti e bastoncini che volteggiano come possibili prede (a dire il vero, il bastoncino era una costa di bieta). Adesso vado a gatteggiare un po’ con loro, la mattinata è appena iniziata e si sa: il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca…

Foto | Flickr

....
condividi 2 Commenti

Gattari da legare: Welcome to the Hotel Valmarecchia

pubblicato da Graziella

glielasemblatodivedeleungattoIo amo gli animali tanto quanto odio la neve, e le due cose sono correlate, soprattutto adesso che mi trovo in una delle zone più colpite dalle ultime nevicate. Da più di una settimana ho le estremità congelate perché esco di continuo per cambiare l’acqua dei gatti che gironzolano qui sulle colline e per assicurarmi che trovino sempre del cibo. Normalmente i miei “clienti” venivano a orari precisi ma, con questo tempo, vengono quando possono. Le mie piante sono morte, perché nella serra che avrebbe dovuto ospitarle è stato creato un mini condominio per gatti homeless. La situazione, così com’era, riuscivo a malapena a gestirla. Poi…

Poi sono arrivati gli uccellini. Io non ho simpatia per i pennuti, mi fanno paura, ma vederli svolazzare in cerca di cibo ti spezza il cuore! E, così, è iniziata la tragicommedia. Un paio di settimane fa, dovendo fare una cheesecake (perfettamente riuscita: non mi capiterà mai più), comprai quattro volte la quantità di biscotti necessaria. Quelle simpatiche pizzette di segatura, quindi, sono diventate cibo per gli uccellini. Ma, dopo un paio d’ore che le avevo sbriciolate in giro, facendo una rapida ricerca su come aiutare gli uccellini in difficoltà, mi sono imbattuta in questa frase: evitare prodotti da forno, richiamano acqua nel gozzo. Oddio! Sono un’assassina! Gli uccellini ingoieranno neve per mandare giù la segatura e io li ucciderò indirettamente! “Dare preferibilmente dei semi”: semi? Dove li trovo? Vivo in campagna, tra me e il negozio più vicino ci sono 1300 metri in orizzontale e uno di neve in verticale! E qui l’idea geniale: i semi che spargevo allegramente sulle insalate, quelli che tutti i miei ospiti hanno sempre disprezzato, trovavano adesso una loro ragione d’essere. Controllo, e sembra che quelli che ho in dispensa facciano anche bene al piumaggio.

Il problema degli uccellini però è che non li distinguo, non so se chi si posa nel mio giardino a beccare sia già venuto in precedenza. Di conseguenza, non so se ho salvato la vita a una quindicina di passerotti o se ne ho solo aiutato uno a diventare obeso. Ma una nuova insidia è dietro l’angolo: tenere i semi lontano dai gatti. C’è scritto ovunque, lo dicono tutti. Allora, vorrei far notare una cosa: ho perso da almeno quattro giorni il conto dei centimetri di neve caduti. Non esiste una superficie immune alla neve, a casa mia. Visto che fiocca di continuo, ho pochissima scelta per la selezione del desco felino e di quello passerottesco o pettirossesco. Basta mezz’ora ed è tutto coperto. E, così, passo le mie giornate dietro i vetri, a controllare che i gatti non mangino gli uccellini che mangiano i semi che io mangiavo nell’insalata. Come direbbe Eduardo, mi ci hanno fotografato, dietro a quella finestra. Con gli occhi strizzati per il riverbero della neve, nuove rughe in agguato e dita blu: gatti, sono vostra prigioniera, perché quando sei una gattara


you can check out any time you like, but you can never leave!

Foto | Flickr

....
condividi 6 Commenti

Gattari da legare: Gatti e pubblicità

pubblicato da Graziella

cleaningI gatti appaiono, generalmente, negli spot che reclamizzano prodotti come antipulci e cibo. A volte, però, li vediamo impiegati nelle pubblicità di detersivi e disinfettanti, dove entrano dalla porta principale riempiendo di impronte il pavimento a specchio di una madre perfetta che in un attimo sterilizzerà il pavimento perfetto, condannando i figli a un futuro di allergie e intolleranze. Una di queste pubblicità, a mio avviso particolarmente molesta, riguarda appunto un detersivo.

In una casa vive un gruppo di ragazzi (tutte donne e un solo maschio): segregati nella perenne attesa della madre dell’unico inquilino, solitamente si disperano per le condizioni del bagno, che sembra essere il primo posto dove la signora si reca appena entrata e ancora col cappotto. Dev’essere traumatico vivere con l’ansia di qualcuno che giudica lo stato dello smalto del lavandino, ma tant’è. Ultimamente la signora non si fa più vedere ma capita che, all’improvviso, una delle ragazze urli terrorizzata perché, dalla finestra della cucina, entra un gatto.

Il gatto fa un giro su di un lavello lurido come a casa mia non se ne vedono nemmeno il giorno della vigilia di Natale, quando mia madre frigge tutto quello che le capita a tiro, fosse pure un tappo di sughero. Dopo essere scappato riuscendo a stento a staccare le zampe dall’olio (esausto solo perché si trova lì da 10 anni), il gatto corre a cercare riparo nella vasca da bagno. L’inquilina, preoccupata per l’igiene, è convinta che il gatto si strusci per sporcarle la vasca, mentre è lampante che il felino è in preda a una crisi respiratoria dovuta agli acari che banchettano nelle due dita di nero attorno al bordo. A questo punto entra in scena il detersivo, che annichilisce i germi felini e, visto che si trova lì, toglie anche lo strato di sporco d’epoca. Veicolare l’idea che un gatto sia portatore di germi, in un simile contesto, è quanto meno bizzarro: in quella casa ci sono batteri molto più grandi del gatto stesso. Se fossi al posto dei ragazzi, prenderei un bel cane feroce per proteggermi, e invece del detersivo userei il topicida.

Foto | Flickr

....
condividi 6 Commenti

Gattari da legare: Volevo gli anticorpi

pubblicato da Graziella

hambreIeri Mentegatto mi ha fatto venire voglia di raccontarvi una cosa: ogni tanto, presa da un irrefrenabile quanto raro attacco di ipocondria, mi faccio prelevare un bel quartino di sangue e mi faccio analizzare da capo a piedi. L’ultimo attacco l’ho avuto dieci giorni fa e, mentre pensavo a quali malattie tropicali potessi essermi esposta sul divano della mia italianissima casa, un pensiero mi ha fulminata: la toxoplasmosi! Non avevo mai fatto il test. Il giorno dopo, sorriso stampato e certa del risultato positivo, tendo il braccio al medico, fiduciosa. Attendo le 24 ore, vado a prendere i risultati, apro la busta e… negativo! Ma come?

Ho passato 25 anni della mia vita (sono anni, che ho 25 anni) a strettissimo contatto con i gatti; pulisco lettiere da un’eternità, ho avuto gatti incontinenti, giocato da bambina con la terra di giardini che ospitavano gatti, preso randagi dalla strada, subito assalti felini prima, durante e dopo la preparazione del mio cibo, mangiato salami, affettato prosciutti, divorato verdure crude nelle bettole peggiori del Cairo e non ho i miei anticorpi? Ma cosa deve fare di più, una donna? Li voglio, mi spettano, li ho guadagnati sul campo.

Forse è colpa di mia madre e dei suoi “lavati le mani!” o, semplicemente, del mio corpo, capace di prendere una bronchite se non sono vestita come un’eschimese raffreddata, ma del tutto refrattario ai virus. Magari la spiegazione è più semplice: sono stata fortunata, e la toxo non è così facile da contrarre. Ma cercate di capirmi: a una gattara della mia età, che non sarà di 25 anni ma è non moltissimo di più, degli anticorpi alla toxoplasmosi fanno sempre comodo. Penso ai cacciatori (e ai serial killer. Strana associazione di idee), che hanno i loro trofei. Anch’io volevo il mio: “quelle sono le corna di un alce che ho ucciso l’anno scorso”. “Ah sì? Vuoi vedere le mie analisi?”.

Foto | Flickr

....
condividi 0 Commenti

Gattari da legare: Il naso del gattaro

pubblicato da Graziella

my noseCome abbiamo già visto, il gattaro è un supereroe. Tra i vari superpoteri, un vero gattaro annovera anche un olfatto finissimo. Mi è capitato spesso, ad esempio, di entrare in casa e di avvertire, senza lasciare spazio a dubbi, un odore sgradevole; annusando per aria, faccio un primo giro di perlustrazione, per cercare di delimitare l’area. Dopo aver calcolato la direzione e l’intensità di eventuali correnti d’aria, mi inginocchio e, con l’aiuto di una torcia, ispeziono tutta la fascia che va dal pavimento ai 15 centimetri di altezza di ciascuna parete. I miei gatti sono sterilizzati ma, essendo un bel gruppo eterogeneo, ce ne sono un paio che ogni tanto decidono di giocarsi una stanza a suon di pipì, specie quando c’è un nuovo arrivo. Oppure, c’è sempre qualche nuovo gatto che si intrufola nell’attesa di essere adottato.

Strisciando sotto i mobili, alla ricerca della pipì incriminata, mi è capitato più di una volta di imbattermi in uno dei miei gatti che, perplesso per le modalità del faccia a faccia, cambia stanza. Generalmente, però, lo fa per chiamare i rinforzi e, a quel punto, un eventuale spettatore vedrebbe me che procedo carponi con una torcia annusando vistosamente l’aria, e un paio di gatti che mi seguono annusando vistosamente me. Accade di rado che riesca a trovare la macchia che cerco, quindi sono costretta a pulire tutto con un disinfettante che detesto perché, nella mia mente, ha assunto l’odore della pipì di gatto: freschezza alpina o no, l’immagine che mi evoca è sempre quella di una piccola pozza nascosta.

I supernasi più virtuosi, comunque, riescono anche a stabilire ora o data approssimativa del delitto, e sua entità. Spesso, si può anche dire se è opera di una femmina o di un maschio che va in giro a segnare il territorio (i cancelli di casa mia vengono regolarmente presi a secchiate di acqua calda e candeggina…). Vi è mai capitato di sentire cattivo odore e di smontare una stanza senza trovare nulla? Poi l’odore scompare ma, magicamente, vi basterà scostare una tenda, alzare una coperta e lo spostamento d’aria vi farà arrivare una zaffata inconfondibile. Una volta, disperata, sono arrivata a mettere in ammollo un piccolo comodino verde, rovinandolo, convinta che si fosse impregnato d’odore. Quella volta la responsabile era una scrivania, e da allora sono diventata diffidente verso tutto ciò che non può essere lavato con una pompa. Il comodino verde è ancora lì, memento per il mio naso: prima di rovinare un mobile, controlla meglio, maniaca ossessiva!

Foto | Flickr

....
condividi 1 Commenti

Gattari da legare: La filosofia dell'imponderabile

pubblicato da Graziella

yaaawn!I gatti mi hanno insegnato molte cose: come tendere un agguato a una cavalletta, come arrivare alle spalle di una persona senza farsi sentire, come camminare su un presepe senza far cadere i pastori. Il mio debito maggiore nei loro confronti è, però, l’elaborazione di una teoria filosofica, quella dell’imponderabilità.

Vi faccio un esempio: se dovete sfamare una colonia di dodici elementi, preparerete dodici ciotole di cibo. Una volta distribuite le ciotole, vi renderete conto che un gatto resta fuori. Riconterete le ciotole: dodici. Riconterete i gatti: dodici. A questo punto, capendo che l’aritmetica felina è un’opinione, prenderete una tredicesima ciotola e, solo allora, vedrete spuntare la ciotola “in più”, oramai vuota. Tanto vale lasciare anche la nuova che avete portato.

Se chiudete momentaneamente un gatto in una stanza, perché magari avete un ospite allergico, rivedrete dopo due minuti quello stesso gatto appollaiato sotto la sedia dell’ospite oramai in crisi respiratoria. Nel caso due gatti rifiutino di dividere la stessa cuccia, ne appronterete un’altra; il risultato sarà che un terzo gatto si prenderà quest’ultima, mentre i primi due scopriranno un improvviso piacere nella reciproca compagnia.

Non so come ci riescano, ma i gatti fanno sempre, esattamente, il contrario di ciò che noi vorremmo o qualcosa di completamente al di fuori delle nostre previsioni. Spuntano dal nulla, si moltiplicano, instaurano tra di loro rapporti che a noi sfuggono e, in tutto questo, continuano a guardarci con totale indifferenza. Ogni mia azione nei loro riguardi ha una reazione del tutto imprevedibile: sono anni che cerco un metodo, una costante nei loro comportamenti, ma l’unica costante è l’incostanza. Elasticità mentale e prontezza nell’affrontare gli imprevisti, questa é l’eredità che i miei gatti mi lasceranno: per noi, l’espressione “fare i conti senza l’oste” ha un significato diverso che per il resto del mondo. Noi, i conti, nemmeno ci azzardiamo a farli.

Foto | Flickr

....
condividi 0 Commenti