La nuova casa di mia madre ha reso felici soprattutto i gatti, essendo stata scelta in base alle loro esigenze e, in particolare, ha reso entusiasta la decana delle mie gatte. La casa, infatti, le fornisce in grande quella che era una sua passione appena soddisfatta dalla vecchia dimora: scale in quantità.
La distinta signora, infatti, alla vista dei gradini impazzisce: comincia a miagolare, quasi a tremare per l’emozione e, soprattutto, comincia a correre su e giù. Una volta appagata, si stende su un gradino appiattendosi il più possibile. In questo modo, infatti, riesce sia a controllare chi sale che chi scende. Prima di calpestarla irrimediabilmente, bisognerà notare la sommità delle orecchie che spunta appena. Per un periodo, a dire la verità, ho pensato che attentasse alle nostre vite, cercando di farci inciampare. Questa mia convinzione non è del tutto scemata ma, a vederla così felice, mi viene quasi voglia di perdonarla.
Gatti e cani sanno scegliere sempre alla perfezione il posto di controllo migliore della casa: la mia secondogenita (non vorrete mica privare una gattara di una certa, sbagliatissima umanizzazione del proprio animale?) attende al varco i passanti, umani e felini. Un po’ sicario, un po’ portinaia, di lei si vede appena un ciuffetto di pelo, un guizzo di occhi, una zampata fulminea alla gatta più piccola della casa, colta di sorpresa e autrice di atletici balzi su quattro zampe. Quando l’amante delle scale si sente sola, lancia miagolii tragici per attirarti sui gradini, come una sirena. Ma, a differenza di Ulisse, io dimentico sempre di tapparmi le orecchie con la cera.
Foto | Flickr
I miei gatti, oltre a farmi fare la figura della squilibrata ossessionata, riescono anche a ispirare la mia vena artistica. Sono solita, infatti, riscrivere i testi di canzoni note: solitamente, si tratta di canzoni che nella maggior parte dei casi non possono considerarsi capolavori e, ovviamente, hanno un ritornello ossessivo.
Al di là della situazione contingente, ogni mio gatto ha un tema fisso, adatto al personaggio: una specie di jingle che lo annuncia e ne sottolinea le gesta. Le parole sono ridicole e frutto di una mente per nulla creativa: dalla cover di “Marina” a quella di “Riders on the storm”, non perdo occasione per fare una figura tapina.
Con mia sorella come co-autrice, ho dato il meglio con un gattino che, ogni giorno, doveva sopportare con pazienza lunghe cure e… lunghe canzoni per far passare il tempo. In quel caso, la hit più gettonata era la nostra versione personalissima di “Je t’aime, moi non plus”. Io non ho il coraggio di riportarvi i miei arcadici versi, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno, tra voi colleghi gattari, ha la stessa abitudine mia e di mia sorella di inventarsi canzoncine per Fufi. Potete anche mentire per farmi sentire meno anormale.
Foto | Flickr
Questa settimana il titolo che avrei potuto dare era “Giochi di zampa, giochi di villano”, ma non volevo avallare le teorie dei detrattori dei felini, avendo in mente di trattare l’argomento delle feroci zampate che arrivano nel bel mezzo di fusa e coccole.
Vi è mai capitato di starvene tranquilli e rilassati ad accarezzare il vostro micio, che fa le fusa come un trattore con problemi di carburazione, e di beccare un’unghiata improvvisa e, apparentemente, inspiegabile? Dopo trent’anni di frequentazioni feline, a me capita ancora.
In realtà, la zampata non arriva proprio improvvisa: solitamente è preceduta da sventagliate di coda che non possono essere fraintese. Il gatto adora le carezze, ma dove, come e quando dice lui: sì alle orecchie e alla testa, sì sulla schiena seguendo il verso del pelo, sul collo delicatamente e decisamente sì tra le scapole, dove non riesce ad arrivare. Zone interdette: zampe, pancia per più di dieci secondi, schiena contropelo. Particolarmente odioso è il momento in cui il micio comincia a scalciare con le zampe posteriori come un canguro isterico.
Quello che a volte mi confonde è che alcuni gatti continuano a fare le fusa agitando contemporaneamente la coda: in questi casi, sfido il destino e continuo a grattare fino all’inevitabile graffio, che mi lascia sedotta, abbandonata e con il pugno chiuso per fermare il sangue che sgorga allegramente dal palmo. Un paio di mie gatte hanno turbe psichiche, indubbiamente: una in particolare, soggetta a dermatiti che le provocano forte prurito, adora farsi grattare o spazzolare sulla schiena. Come in trance, socchiude gli occhi in estasi, salvo poi rinvenire improvvisamente con istinti criminali e dieci rasoi sguainati.
Foto | Flickr
I gatti di mia conoscenza sono soliti svegliare i padroni tra le 5:30 e le 6:45. Le modalità le conoscete sulla vostra pelle, sono quelle che più volte abbiamo affrontato qui. Quello che mi interessa, però, è mettere in luce l’assoluta passività dell’umano davanti ai desideri felini.
Il gatto dà la sveglia miagolando come se lo stessero torturando; i miagolii strazianti sono accompagnati da un insistente graffiare contro la porta se è chiusa o da ruffiane leccatine sul viso se l’accesso alla camera da letto è libero. Le leccatine salgono di intensità col trascorrere dei minuti, e si possono trasformare in morsi sempre più violenti. Il gattaro cercherà di coprire l’intera superficie del proprio corpo con le lenzuola, ma il gatto riuscirà a penetrare la più spessa coltre con i suoi artigli, mentre “impasta” soddisfatto.
Perché vi tortura, dopo una serata all’insegna della follia per giunta? La scusa ufficiale è il cibo: in realtà, non sopporta che voi dormiate mentre lui è sveglio. A volte, cercando di mantenermi aggrappata all’ultimo residuo di sonno, mi vengono quasi le lacrime: perché non mi lasci altri cinque minuti, solo cinque? Ma non c’è nulla da fare, e lo so. Nemmeno per un attimo mi illudo che il gatto possa smettere di dare fastidio, perché le ho provate tutte, e ho sempre ceduto. Sono una vittima consenziente, e merito le sue angherie.
Il senso di impotenza è quasi liberatorio: chi ha un cane può suggerire di lasciarlo miagolare, di rinchiuderlo in una stanza lontana di notte, di lasciargli dei croccantini prima di andare a dormire, ma io so che è inutile pensare, inutile opporsi. A volte, in un ridicolo moto di superbia, ho cercato di reagire, ma il gatto mi ha messa in riga saltando sul comodino o sulla scrivania, facendo cadere tutto e costringendomi ad alzarmi. Raccattati gli occhiali dal pavimento, mi sono così trascinata in cucina, sfamando le bestiole demoniache: credo si chiami Sindrome di Stoccolma.
Foto | Flickr
Durante le giornate afose, i miei gatti sopravvivono alla calura dormendo nei vasi, frustrando ogni tentativo di crescita delle piante e annullando ogni speranza di rivedere i bulbi di narcisi e giacinti rifiorire il prossimo inverno. Il sacrificio sarebbe anche accettabile, visto che garantisce alcune ore di tranquillità, ma di sera il prezzo della calma diurna si alza: inizia la follia serale.
Il gatto in letargo estivo si sveglia al calar del sole come i vampiri, ma il dazio non è un po’ di sangue (non solo, almeno), bensì un consistente tributo in mobili, soprammobili, fili elettrici, scarpe e parti del corpo del gattaro. Rinvigorito dalla leggera brezza, il gatto comincia a correre senza meta, travolgendo tutto ciò che ostacola le sue evoluzioni.
Dopo aver tirato fuori da uno dei suoi nascondigli segreti il famoso bottone del cappotto perso lo scorso autunno, perdita che vi ha costretti a cambiare l’intera fila di bottoni perché uno uguale era irreperibile, il micio comincerà a inseguirlo. Il suo scopo è arrivare con la nuova preda al mobile del televisore, dove potrà attorcigliarsi tra i fili dell’antenna, del dvd, dell’home theatre e del decoder. Assicuratosi che non riuscirete a distrarvi guardando la tv, il micio vi salterà in grembo, puntando ai vostri occhi con decisione e fermezza. Se avete la fortuna di indossare occhiali, potrete godere della vista della fase tre: fare ordine sui mobili. Una scheggia impazzita riuscirà a correre per tutta la casa saltando di mobile in mobile, senza mai toccare terra e facendo cadere tutto.
Di solito, a questo punto, il secondo (ma anche il terzo o il quarto) gatto di casa deciderà di intervenire, spostando la lotta sul pavimento. Condizione indispensabile è la presenza di un tappeto che, rivoltato dalla lotta, vi fornisca un trampolino per finire stesi lunghi lunghi per terra. Luogo della lotta sarà, adesso, il vostro corpo contuso e dolorante. Mai fingere di essere morti: i gatti vi tortureranno per accertarsene. Non so se esista un metodo per sopravvivere a quest’appuntamento col destino, io non l’ho trovato. Posso solo dirvi una cosa: al calar del sole uscite, mettetevi in salvo.
Foto | Flickr

Una vita felice è da considerare non solo per i cani ma, ovviamente, anche per i gatti adottati. Il fatto che un gatto sia più indipendente di un cane non significa che possa cavarsela totalmente da solo. La vita media di un gatto è di 15/20 anni e dovrete considerare che per tutta la sua vita dovrete, ad esempio, cambiargli la lettiera e le spese veterinarie e per un cibo non sicuramente scarso, senza contare accessori e giochi vari. Potrete trovare un gatto nei numerosi gattili sparsi per tutto il nostro paese e, come nel caso dei cani, potrete trovare le razze e le età che più si avvicinano ai vostri desideri e affidarvi ai volontari per conoscere le caratteristiche caratteriali dei singoli mici.
Prestate molta attenzione su che genere di gatto decidete di adottare. Se avete già un gatto adulto un piccolo gattino, pieno di energia e voglia di giocare, potrebbe stressare il gatto più anziano. Il gatto cucciolo è sconveniente da adottare anche se si ha un bambino in casa poichè un bambino potrebbe non avere il giusto “tatto” nei confronti di un gatto piccolo e delicato. In questo caso sarebbe meglio un gatto un po’ più grandicello ma con tanta vitalità addosso. L’inserimento nella nuova casa deve essere graduale e dovete concederli un po’ del vostro tempo per farlo abituare ad una certa routine. Se riuscite prendetevi un paio di giorni da dedicare a lui. Posizionategli la lettiera e le ciotole in un ambiente della casa riparato e, magari, vicino ad una finestra così da dargli modo di adattarsi meglio e più velocemente soprattutto se in casa ci sono cani o altri gatti.
In caso di presenze di altri gatti non lasciate mai che decidano da soli come convivere. Teneteli separati alcuni giorni, magari scambiategli le coperte per farli abituare gradatamente all’odore del nuovo amico. Il momento dell’incontro dovrà essere in ambiente neutro, possibilmente senza altezze tipo scale o scaffali o, nel caso, che ce ne siano in numero uguale per entrambi. Stesso discorso vale se in casa c’è un cane. Alcuni gatti cominciano a soffiare sin da cuccioli mentre altri diventano come fratelli per quello strano coinquilino che dovrebbero teoricamente detestare.
Via| Greenme
Foto| Flickr

Siete tentati anche voi dal personalizzare così tanto la vostra cerimonia di nozze? Questi amanti dei felini hanno pensato bene di celebrare un matrimonio in stile Cats, con tanto di torta tigrosa. Lei credo sia una tigre, lui un gatto (non sembra aggressivo come una pantera). Se l’idea vi solletica procuratevi un buon truccatore, ma, mi raccomando, anche un medico per le vostre rispettive famiglie.

Credo che, almeno una volta, tutti i proprietari di cani si siano fatti la stessa domanda: “ma il mio cane mi vuole bene?”. Potete scoprirlo adesso con un simpatico test preso sul sito di Focus dove, grazie a dieci semplici domande, potrete trovare la risposta alla fatidica domanda. Il test è piuttosto semplice. Ci sono prove per determinare l’attaccamento del cane verso di voi o per capire il livello di indipendenza del vostro peloso.
Da domande riferite al suo comportamento in vostra assenza o in vostra presenza, dall’atteggiamento che ha quando ha da scegliere tra voi e il cibo, che per un cane è una cosa di primaria importanza, dal fatto che faccia o meno i bisognini in casa, potrete avere un’idea se il vostro pet è troppo dipendente da voi. Esiste anche quello per i “gattari“. Per la cronaca, ho fatto il test prima di consigliarvelo e il mio risultato quello che vedete dopo il saltino. A voi cosa è uscito?
Foto| Flickr
Mi hanno scoperta, raggiunta anche dopo l’ennesimo trasloco! Sono troppo furbi, per sfuggirgli… Chi mi ha scoperta? I gatti, naturalmente! Due traslochi in pochi mesi, lasciando i miei bimbi con mia madre, e la sensazione di essersi, sia pur per poco tempo, liberati da una dolce prigionia. Questo fino a cinque giorni fa.
Una mattina mi alzo e sento il gatto dei vicini soffiare irritato. Mi sembra strano che ce l’abbia col suo coinquilino canide, così esco in giardino e la vedo! Una gattina di un anno scarso, bellissima, bianca e nera. E con un pancione enorme. Dico io: mi avete stanata, siete riusciti a trovarmi, ma c’era proprio bisogno di mandare un sicario-matrioska? A giudicare dalla pancia, lì dentro c’è un plotone di dodici gattini.
La dolce mamma si è presentata puntuale per ricevere gli avanzi consistenti della sera precedente, mezzo pollo sopravvissuto al cous cous. Da allora ha ingerito ogni cosa presente nel mio frigo, scatenando le ire del gatto e del cane dei vicini che, dopo avermi considerato una gradevole presenza, hanno deciso di eleggermi loro miglior amica. Il gatto, geloso delle attenzioni che rivolgo alla micia, staziona davanti alla porta di casa mia. Il cane non beve più dalla sua ciotola, ma solo da quella preparata per la futura mamma.
Insomma, mezza dozzina di gatti al prezzo di una, più un gatto geloso e un cane con smanie territoriali. La nuova arrivata viene a intervalli regolari, cercando un posto dove partorire. Non credo che partorirà in prossimità di un pitbull, ma di sicuro ha trovato una mensa gratuita e coccole di contorno. Vuol dire che mi farò carico anche della nuova famiglia: un sacco di persone si destreggiano con una doppia vita. Spero che i miei gatti campani non vengano a sapere nulla di questo nuovo nucleo familiare: sarebbero capaci di venire qui a farmi una scenata.
Foto | Flickr
Chi di voi ha un gatto, avrà assistito qualche volta a uno strano spettacolo: il micio, se preso alla sprovvista, se in vena di giocare o se spaventato da un altro gatto, fa una strana danza. Sulle punte dei piedini (ho difficoltà a chiamarle “zampe”), inarca la schiena, alza la coda e, mettendosi di tre quarti rispetto al destinatario dello strano balletto, si sposta rapidamente procedendo di fianco.
Una delle mie gatte, se colta di sorpresa durante la notte, lancia un miagolio di sfida e mi fa la danza. Io, naturalmente, raccolgo la sfida, mi metto di tre quarti come se fossi un torero e la imito, fino a quando non mi guarda con occhi perplessi e compassionevoli, correndo verso la sua ridicola mamma bipede. Non so se gli etologi abbiano dato un nome a questi movimenti: il gatto non inarca semplicemente la schiena, ma si sposta con brevi passettini, come nei cartoni animati. A volte avrei voluto chiederlo al mio veterinario, ma avrei finito con l’imitare la danza perdendo quel po’ di credibilità e dignità residue presso il dottore dei miei mici.
Altre volte, soprattutto con i cuccioli occupati nel gioco, i passettini laterali si trasformano in balzi a quattro zampe e, in caso di “sconfitta”, il gattino danzante si adagia su un fianco, sempre con la schiena inarcata e il collo teso, pronto a sferrare un morso e a difendersi da ulteriori attacchi. L’eleganza dei gatti nel ballo è incredibile, lo stesso Manolete non avrebbe avuto altrettanta classe nello sfidare il toro. Che strana, quest’associazione tra gatti e toreri che mi è venuta in mente: forse è dovuta alla pessima abitudine di entrambi di giocare con la preda.
Foto | Flickr