Stamattina ho finto di essere una donna di campagna. Innanzitutto, ho rastrellato con cura il giardino; i gatti mi seguivano come delfini nella scia di una nave, inseguendo tutto ciò che, a sei o otto zampe, fuggiva sotto i miei colpi furiosi. Impiegando mediamente cinque volte più forza del necessario, il rastrello mi è volato in un punto inaccessibile della siepe, lasciandomi interdetta col bastone in mano. E lì è rimasto, anche perché tutte le cose a sei e otto zampe fuggite a me e ai gatti mi aspettavano lì, le sentivo sghignazzare.
Decisa a continuare la mia giornata all’aperto, ho cominciato a far colare rivoli di impregnante sulla pedana di legno, e l’effetto, dopo pochi minuti, era curioso: alle pennellate maldestre si è aggiunto un motivo decorativo a forma di zampette di gatto. Dolci, soffici, morbide zampette. Dati i precedenti, non sono stata affatto sorpresa o irritata. Mi sono arresa. Ho posato i pennelli, ho richiuso il barattolo e mi sono stesa come una lucertola al sole.
Con gli occhi chiusi, ho sentito dei baffi che mi solleticavano il viso, e degli altri che facevano lo stesso con la mia mano, mentre qualcosa mordicchiava il mio pollice. Siamo rimasti tutti e quattro così per una mezz’ora, a rosolare prima un fianco e poi un altro. Trilussa aveva ragione:
“C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”
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Io e i miei ospiti felini siamo tutti raffreddati: la differenza sta nelle reazioni. Mentre io mi aggiro inquieta per casa, lamentandomi per il solo gusto di sentire la mia voce alterata dal raffreddore e avere, così, la misura del mio malanno, loro dormono beati in giardino all’ultimo sole autunnale, senza dare fastidio a nessuno.
Ieri guardavo con un po’ di invidia quel groviglio di orecchie, code e teste, e ho deciso che anch’io avrei avuto la mia mezz’ora di sole. Mi sono lentamente seduta tra di loro, facendomi piccola piccola: c’è stato qualche “miao” di benvenuto e qualche “miao” di disapprovazione ma, tutto sommato, ho provocato meno fastidi del previsto. Uno dei gattini, deliziato dalla prospettiva di coccole, mi è saltato in grembo, seguito da uno dei fratelli, che ha subito iniziato a “impastare” con quei piccoli artigli nella mia coscia. La sorellina, intanto, mi ciucciava il dito estasiata. Un adulto ha pensato bene di utilizzare il mio piede come cuscino, mentre la matriarca ha cominciato a darmi testate, ricordandomi che l’ora del pranzo si avvicinava.
Dopo cinque minuti, sembrava che stessi giocando a Twister, e non avevo più mani libere per soffiarmi il naso. Essendo seduta per terra, sentivo le gambe intorpidirsi sotto l’effetto di una bella umidità che saliva dall’erba e, mentre il manto dei gatti scottava per il sole, io mi sentivo gelata e più costipata che mai, con due narici fuori uso. Non ho il fisico e non ho peli, così mi sono alzata e sono rientrata in casa, riprendendo le mie lamentele dove le avevo lasciate: non sono così convinta che la vita all’aria aperta sia questa gran cosa: meglio divano, aspirina e un bel giardino. Al di là dei doppi infissi.
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Enrica e Gianluca ci hanno mandato per ClickPet la foto di Artù, il loro gattone di 5 anni, che se ne sta beato a prendere il sole sul lettone.
Il miglior pregio di Artù è quello di seguire i padroncini dovunque vadano, mentre il suo peggior difetto è quello di svegliarli almeno due/tre volte ogni notte. Quando, poi, Artù, ha voglia di giocare, prende i suoi giochini, li porta sulle gambe di Enrica e Gianluca e attende fiducioso di giocare con amichetti bipedi.
Qual è il miglior pregio, il peggior difetto e l’episodio cult del vostro pet? Mandateci le vostre foto, seguendo le indicazioni che trovate in questo post.
Quando esce un raggio, molti di loro non sanno resistere. Si adagiano subito e si “ricaricano” al sole. E’ così, i gatti amano il sole. Ma ovviamente quello delle stagioni giuste. Quando fa ancora fresco, perché dopo, in estate diventano oscuri cultori dell’ombra.
La mia gatta poi è proprio una fanatica. Gli basta una fazzoletto che filtra su un cuscino e la sua seduta di solarium naturale comincia. La vedi spostarsi insieme all’asse della Terra, girando intorno al carro di Apollo, con estrema pazienza.