Buona festa della mamma 2010! Che appartengano al regno animale o che siano “semplicemente” umane, le mamme hanno spesso davvero un cuore grande, che va oltre le distinzioni di razza e di etnia. Godetevi questo bellissimo video di una mamma gatta che ha adottato e allattato degli scoiattoli orfani.
Ammiriamolo in tutta la sua bellezza, il gatto nero, elegante, austero, fiero. Il gatto nero che porta sfiga quando ci attraversa la strada, l’emissario del diavolo, il simbolo di ogni superstizione.
Eppure, non c’è niente di più bello di un gatto nero, col suo pelo lucido dai riflessi magnetici e i suoi occhi verdi penetranti. Io sì, volevo un gatto nero, nero, nero. Voi?
Dalle mie costanti peregrinazioni sul web, ho capito una cosa: non importa che voi amiate o meno i gatti, perché nessun altro animale ha mai suscitato curiosità e perplessità come loro. Anche chi proprio non li sopporta non può aver fatto a meno, almeno una volta nella propria vita, di porsi qualche interrogativo strambo sui piccoli felini. Riporto alcune delle domande più curiose che ho trovato, cercando di dare una risposta dal punto di vista di una gattara da legare:
Avete delle domande da porre a PetsBlog sui gatti? Garantiamo risposte anche alle più bislacche!
Foto| Flickr
Quelli del Medioevo, contrariamente a ciò che si pensa, furono secoli tutt’altro che bui per le arti. Se proprio ci fu oscurità, fu un oscurità che investì solo la condizione della donna e quella di alcune magnifiche creature: i gatti, soprattutto neri.
Considerato “accessorio” indispensabile per una strega rispettabile (si noti che per essere considerata strega bastava affermare la propria libertà di scelta), il gatto nero si mimetizzava al buio e i suoi occhi, investiti da un raggio di luce, risultavano spettrali e inquietanti, spaventando i “cristiani” di passaggio. Oggi sappiamo che questa caratteristica è data dal “tappeto lucido”, che riesce a riflettere anche la luce più fioca, ma all’epoca non andavano tanto per il sottile, e il gatto diventava come “Caron dimonio, con occhi di bragia…”
Le superstizioni, come le cattive abitudini, sono dure a morire: oggi l’Aidaa è costretta a istituire giornate dedicate alle nostre “pantere in miniatura”, poiché l’antipatia e la paura verso questi splendidi animali sono all’ordine del giorno.
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