La gatta mangiona che, gentilmente, ha partorito vicino casa mia dopo aver svuotato il mio frigo e quello dei vicini, si è presentata a cena con la coda ferita. Non sia mai detto che un gatto ferito passi tranquillo sotto il mio naso! Ho la sindrome di Elmyra, la terrificante bambina della Warner che traumatizzava gli animaletti col suo amore smisurato.
Come mettere del disinfettante sotto qualsiasi forma sulla coda di un gatto? Innanzi tutto, preparare l’armamentario: indossare un guanto sterile sulla sinistra se siete destrorsi, sulla destra se siete mancini. Mettere la pomata antibiotica sulle dita e prepararsi psicologicamente all’attesa. Se utilizzate medicina in polvere o spray, afferrate con fermezza il tubetto.
Aspettate che il gatto, attirato dal cibo, si avvicini. Dopo aver guadagnato la sua fiducia, cosa che, in realtà, non avverrà, afferratelo con decisione con la mano libera e spalmategli-spruzzategli-sparaflesciategli tutta la medicina. Il primo tentativo (e forse anche quelli seguenti), andranno a vuoto, costringendovi a cambiare guanto, disinfettarvi le ferite e a ripetere la manovra di avvicinamento.
Se sarete stati abbastanza decisi, il gatto splenderà di Betadine ovunque tranne che sulla ferita. Se andrà male, passerete la notte immaginando scenari di infezioni terribili a carico del micio e della vostra coscienza di gattari falliti. Il gatto vi si ripresenterà il giorno successivo, con la ferita che si sta rimarginando per conto proprio. Le ferite sulle vostre mani, invece, saranno in condizioni peggiori rispetto al giorno precedente: riprendete il disinfettante, e usatelo su di voi.
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A volte dormo con un braccio penzoloni, che quasi sfiora il pavimento. Il risveglio, in questi casi, è prevedibile: un musetto caldo che si struscia contro le mie dita, mordicchiandole (e quanto fanno male, i morsi assestati sulle unghie!). In estate il trattamento è riservato anche ai piedi; qualunque superficie esposta e sporgente va bene per grattarsi, ottenendo un duplice risultato: innanzitutto, servite come utensile. In secondo luogo, venite marchiati con il loro odore, essendo voi proprietà privata.
Il vostro corpo, inoltre, offre una comoda cuccia: le gambe divaricate mentre siete stesi sono un confortevole e caldo riparo nelle serate invernali. Persino i capelli, se lunghi, possono servire a riparargli gli occhi in una camera da letto con troppa luce. Un gatto particolarmente ingegnoso può usare il palmo della vostra mano come cuscino, adattandolo alla sua testa: tutto il vostro corpo verrà plasmato, spostato, adattato, sprimacciato, forzato per piegarsi al volere del micio. Durante la notte riuscirà a posizionarvi come più gli aggrada.
Quando fa molto caldo, invece, punterà le zampe relegandovi in un angolino del letto, in modo che il vostro inopportuno corpo non sprigioni calore troppo vicino a lui. Se il gatto è cucciolo, invece, oltre a offrirgli riparo e calore, dovrete fornirgli anche divertimento: particolare successo riscuote il gioco del “ti acchiappo le dita dei piedi facendoti vedere le stelle”. Rimanere perfettamente immobili non serve a nulla, perché il gattino comincerà a provocare una reazione prima con le buone, facendovi il solletico coi peli. Poi, nel caso ciò non si rivelasse sufficiente, vi conficcherebbe un artiglio tra l’unghia dell’alluce e la viva carne. Mentre scalciate per il dolore, il piccolo orso in bilico sulle zampe posteriori assesterebbe il colpo di grazia alla sofferente preda, con dolci occhietti pieni di giubilo.
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Questa settimana il titolo che avrei potuto dare era “Giochi di zampa, giochi di villano”, ma non volevo avallare le teorie dei detrattori dei felini, avendo in mente di trattare l’argomento delle feroci zampate che arrivano nel bel mezzo di fusa e coccole.
Vi è mai capitato di starvene tranquilli e rilassati ad accarezzare il vostro micio, che fa le fusa come un trattore con problemi di carburazione, e di beccare un’unghiata improvvisa e, apparentemente, inspiegabile? Dopo trent’anni di frequentazioni feline, a me capita ancora.
In realtà, la zampata non arriva proprio improvvisa: solitamente è preceduta da sventagliate di coda che non possono essere fraintese. Il gatto adora le carezze, ma dove, come e quando dice lui: sì alle orecchie e alla testa, sì sulla schiena seguendo il verso del pelo, sul collo delicatamente e decisamente sì tra le scapole, dove non riesce ad arrivare. Zone interdette: zampe, pancia per più di dieci secondi, schiena contropelo. Particolarmente odioso è il momento in cui il micio comincia a scalciare con le zampe posteriori come un canguro isterico.
Quello che a volte mi confonde è che alcuni gatti continuano a fare le fusa agitando contemporaneamente la coda: in questi casi, sfido il destino e continuo a grattare fino all’inevitabile graffio, che mi lascia sedotta, abbandonata e con il pugno chiuso per fermare il sangue che sgorga allegramente dal palmo. Un paio di mie gatte hanno turbe psichiche, indubbiamente: una in particolare, soggetta a dermatiti che le provocano forte prurito, adora farsi grattare o spazzolare sulla schiena. Come in trance, socchiude gli occhi in estasi, salvo poi rinvenire improvvisamente con istinti criminali e dieci rasoi sguainati.
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Tra l’infinito numero di fobie che colpiscono gli esseri umani, ce n’è almeno una che non mi tocca: la paura dei gatti, conosciuta come ailurofobia. Alcune persone, senza un motivo apparente, restano come impietrite di fronte a un micio e, nei casi più gravi, vengono prese da attacchi di panico e difficoltà respiratorie.
L’origine dell’ailurofobia è solitamente traumatica: a volte, da bambini, ci si può avvicinare a un gatto in modo goffo o aggressivo, a causa della poca esperienza, e non è raro che i gatti abbiano reazioni violente. Altre volte, può essere la paura di uno dei genitori a essere “trasmessa” ai bambini: un genitore particolarmente ansioso potrebbe allontanare con veemenza un eventuale gatto, preoccupato che il felino faccia del male al piccolo. A prescindere dal fatto che un gatto non si prenderebbe la briga di aggredire un bambino che non gli dà fastidio, il comportamento del genitore porterebbe il figlio a vedere i gatti come una minaccia.
In realtà il discorso delle fobie è estremamente complicato ed esula dalle competenze dei più ma, se si soffre di ailurofobia, potrebbe essere utile tornare indietro coi ricordi, cercando di isolare l’evento “scatenante”. La buona notizia è che, per chi volesse guarire, esistono dei percorsi da fare con uno psicoterapeuta; data la massiccia presenza di gatti nelle nostre città, deve essere sgradevole farsene influenzare.
Mia sorella e mio cugino sono stati letteralmente sfregiati da un gatto (completamente fuori di testa e intrattabile, a essere onesti) da piccoli: il risultato è che entrambi hanno dei gatti e una sottilissima cicatrice sulla fronte. Forse è un problema familare perchè da noi, se un gatto ti graffia, la prima cosa che viene chiesta al ferito è: “Che cosa hai fatto per farlo innervosire?”. Non si dovrebbe arrivare a questi estremi, ma non si dovrebbe nemmeno fare una tragedia se il proprio figlio ha un incontro poco gradevole col micio: siamo pieni di fobie, evitiamo di trasmetterne qualcuna ai posteri.
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