Sembra incredibile eppure è così. Nel nostro Paese non esiste una legge che vieti di cibarsi di gatti. Tutto lo sconcerto creato dalle affermazioni di Beppe Bigazzi qualche tempo fa sarebbero quindi da intenderso solo da un punto di vista puramente morale e non legale. Evidentemente si tratta di una falla legislativa che, però, si scontra con l’esistente legge che vieta l’uccisione di animali d’affezione se non per gravi motivi di salute. In pratica l’articolo 544 -bis della legge 180 recita che chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione. Qui si apre il dibattito. Uccidere un cane o un gatto per mangiarselo può essere considerato reato? Moralmente si, ovviamente, ma legalmente sfamarsi è considerata una necessità primaria e, quindi, questo non comporta alcuna pena. Purtroppo di vuoti legislativi e di leggi poco chiare ne è pieno i Codice Civile, serve solo sperare che chi di dovere riempia questa lacuna.
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Il nuovo ddl sulla sicurezza stradale, che dovrebbe arrivare in Senato a fine maggio, presenta alcune novità che riguardano il soccorso di animali. Noi di PetsBlog ci eravamo già occupati di veterinari multati durante un recupero di animali: a quanto pare, quei veterinari vedranno finalmente i propri servizi equiparati a quelli per umani.
L’articolo 32 prevede che anche i mezzi adibiti al soccorso animale siano dotati di lampeggianti e sirena, e che i servizi d’emergenza vengano individuati da un successivo decreto: si dovrà infatti stabilire quali siano gli estremi per giudicare un recupero come urgente, anche se effettuato da privati, e dovrà essere prodotta una documentazione da esibire dopo l’eventuale controllo da parte delle autorità di polizia stradale.
La notizia che più ci rende felici, però, è la multa fino a 1559 euro per chi causa incidenti che coinvolgano animali d’affezione (spero anche randagi!), da reddito o protetti. In caso di omissione di soccorso, invece, la multa sarà al massimo di 311 euro. Il processo per direttissima non mi dispiacerebbe ma, l’importante, è che il problema venga finalmente regolato. Fatta la legge, si può sempre migliorare… o aggirare?
Poco tempo fa avevamo affrontato il problema degli incidenti automobilistici che coinvolgono animali, e di come sia fondamentale, visto che un incidente può capitare a chiunque, prestare immediato soccorso all’animale, anche se le sue condizioni sembrano gravissime: è bello vedere che, ogni tanto, il nostro pessimismo viene smentito. La percentuale di automobilisti che considera un gatto o un cane alla stregua di una cartaccia sul proprio percorso è minima: ma scommetto che è anche quella più preoccupata delle multe e di quei 2 punti superstiti sulla propria patente.
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L’intervento chirurgico che prevede l’asportazione della prima falange di tutte le dita dei gatti viene comunemente indicato col termine inglese “declawing”. Viene effettuato su richiesta di padroni molto preoccupati per lo stato dei propri mobili e poco interessati alla vita dell’animale. I veterinari che effettuano questa operazione sono persone alle quali non affiderei nemmeno un campione di urina dei miei gatti per farla analizzare.
Il gatto deungulato, dopo una lunga e traumatica degenza, non potrà grattarsi, arrampicarsi, cacciare, marcare il territorio e, molto probabilmente, verrà soppresso (dal veterinario che lo ha operato, c’è da scommetterci) o abbandonato perché si rifiuterà di utilizzare la lettiera. Non essendo stupido come il padrone, infatti, non avrà piacere che i granuli gli si infilino nelle ferite dando origine a infezioni dolorose. Non dimentichiamo, poi, che un taglio dell’osso non lascia indenni tendini e nervi; dei risvolti psicologici causati dalla violenza dello shock trovo superfluo parlare.
In Italia esistono leggi che, come la 281 del 1991, tutelano gli animali d’affezione; il DDL di Ratifica della Convenzione europea sugli animali da compagnia recita che viene fatto “divieto di effettuare interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia o finalizzati ad altri scopi non terapeutici, quali il taglio della coda, delle orecchie, la recisione delle corde vocali e l’asportazione delle unghie e dei denti”. Già: perché non dobbiamo dimenticare che il padrone che fa asportare mezzo dito al proprio gatto, gioirà nel far tagliare le corde vocali al proprio cane reo, pensate un po’, di abbaiare.
Negli Stati Uniti, come leggiamo sul sito di una veterinaria impegnata contro il declawing, veniamo a sapere che lì la deungulazione non è considerata illegale. Sul sito è possibile anche trovare una lista di paesi che hanno messo fuori legge l’operazione. Il fatto che tra queste nazioni sia presente l’Italia, però, non vuol dire automaticamente che qui nessuno l’abbia mai praticata. Ho personalmente sentito persone che si informavano sull’operazione, e vi assicuro che non tutti inorridivano nello scoprire i dettagli. Alcuni palliativi ai “danni” procurati dagli artigli dei gatti esistono, ma tutti i gatti, prima o poi, graffiano noi o i nostri mobili. Se volete un gatto, accettate la situazione: se non volete farlo, non prendete un gatto. Qualunque operazione non curativa, maltrattamenti e abbandoni farebbero di voi soggetti penalmente perseguibili. E state sicuri che qualcuno disposto a perdere tempo e denaro per denunciarvi lo troverete.
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Nella contea di Nottingham, per capirci la stessa dove viveva Robin Hood, il consiglio locale ha decretato che, a causa della maleducazione dei padroni, in 72 parchi cittadini della zona sarà vietato l’accesso ai cani. Non è tutto. In due paesi della contea, addirittura, le persone non potranno avere più di sei cani e in altri otto paesi i cani potranno girare, indipendentemente se in zone centrali o isolate, solamente se tenuti al guinzaglio.
Le reazioni dei proprietari non si è fatta attendere e attraverso l’associazione Dogs Trust ha espresso la propria preoccupazione riguardo questi divieti. Per voce del suo amministratore delegato Clarissa Balwin ha dichiarato che concordano con la responsabilizzazione dei proprietari ma che con queste restrizioni ci saranno persone come anziani e disabili che avranno grossi problemi a recarsi nelle ormai sperdute aree autorizzate.
Via| Daily Mail
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Purtroppo questa volta ai nostri amici pelosi elvetici è andata male. Il referendum tenutosi domenica, di cui vi abbiamo già parlato su Petsblog, che voleva “imporre” a tutti i cantoni svizzeri la presenza di un avvocato in difesa degli animali maltrattati, non ha dato i frutti sperati. Con uno sconfortante 70% di “no” il referendum non è passato. Se proponessero in Italia questa possibilità voi come votereste? Ovviamente ci sono le tesi a favore, come una migliore difesa degli animali in fase accusatoria contro chi li maltratta, e quelle contrarie, come il fatto che per sostenere questa figura giuridica i soldi potrebbero essere reperiti attraverso un’imposta. Fateci sapere!
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In caso di problemi tra umani si ricorre spesso al tribunale dove ci sono avvocati che prendono le difese delle varie parti. Chi pensa però agli animali vittime di maltrattamenti? In Svizzera ci hanno pensato e hanno indetto un referendum per applicare una specie di difensore d’ufficio in difesa dei poveri animali maltrattati. La Svizzera è uno tra i paesi con una legislatura tra le più all’avanguardia a questo proposito. Ora, se a vincere il referendum sarà il “si”, ogni cantone dovrà nominare un difensore civico per gli animali nelle cause per maltrattamento (causa sostenuta anche da attori come Alain Delon).
Domenica i cittadini elvetici andranno alle urne per decidere se è il caso di includere questa nuova figura giuridica nell’ordinamento. I promotori dell’iniziativa sostengono che le leggi, per quanto severe, non vengono applicate correttamente e le punizioni non vengono sempre eseguite. Un esempio a portata di mano è il numero di sanzioni tra i vari cantoni: il cantone di Zurigo, dove l’avvocato è già esistente, ha assegnato 190 sanzioni nel solo 2008 contro una e tre sanzioni di altri due cantoni non specificati. Questo non significa che a Zurigo siano più cattivi, ma che negli altri cantoni sono meno attenti ai maltrattamenti.
La proposta ha raggiunto il favore di molte persone ma, ovviamente, non mancano i detrattori. Alcuni veterinari sono convinti che le leggi attualmente in vigore siano più che sufficienti e alcuni politici sostengono che sia un paradosso visto che le persone non hanno diritto ad una forma di difesa simile a quella di cui godrebbero gli animali. C’è anche chi teme che i soldi dell’avvocato degli animali vengano presi con un aggravio delle imposte e, piuttosto, opterebbe per una campagna di sensibilizzazione. Voi, per cosa optereste se foste chiamati alle urne: avvocato degli animali sì o avvocato no?
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Se vivete in un condominio siete certamente consapevoli che le diatribe tra vicini di casa sono all’ordine del giorno. Rumori, odori molesti, parcheggi e motivi similari si sprecano sui banchi dei giudici di pace a cui tocca il penoso compito di mettere d’accordo le parti. Se avete un cane beh, rassegnatevi, alla prossima assemblea condominiale sarete presi sicuramente di mira. Sembra, secondo l’AIDAA, che in tribunale, solo nel 2009, siano finite quasi 4000 liti proprio causate (ovviamente in maniera indiretta) dal migliore amico dell’uomo.
I motivi principali sarebbero i rumori molesti causati da cani, gatti, uccelli canterini e altri animali, durante le ore notturne, la mancata cura degli spazi condominiali e dell’ascensore, la mancanza di igiene negli spazi comuni come, ad esempio il giardino condominiale. Lorenzo Croce, presidente dell’AIDAA spiega che:
Dicendovi che, comunque, nessun regolamento condominiale può impedirvi di tenere un cane nella vostra casa di proprietà (ci sono diverse leggi a testimoniarlo) è comunque da dire che, anche in questo caso, il cane ha un grado di colpa molto molto limitato (giusto all’abbaiare ma è comunque nella sua natura). I padroni dovrebbero tenere i cani nel rispetto dei condomini, evitare che facciano deiezioni nelle aree comuni e non lasciarli mai slegati (qualcuno può comunque averne paura). Un suggerimento: o siete agguerriti contro vicini di casa invadenti e pretenziosi o, più semplicemente, cercate di andare d’accordo con i vostri vicini e vedrete che perdoneranno più facilmente un “bau” di troppo.
Via| AIDAA
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