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Tutti gli articoli con tag poesie cani

Poesie sui cani: Eugenio Montale e il cagnetto Galiffa

pubblicato da Roberto Russo

Poesie sui cani: Eugenio Montale e il cagnetto Galiffa

Di Eugenio Montale abbiamo apprezzato la poesia sul gatto sperduto. In tutta la galleria di animali che popola la poesia del Premio Nobel troviamo anche il cagnetto Galiffa “bastardino di lunghe orecchie” che, quando Montale era piccolo, gli caracollava incontro facendoli feste su feste. Il ricordo di molti di noi va agli amici pelosi che ci attendono a casa e che quando torniamo ci riempiono di feste, salti, scodinzolii a non finire. Una carezza sulla collottola è d’obbligo!

Nei miei primi anni abitavo al terzo piano
e dal fondo del viale di pitòsfori
il cagnetto Galiffa mi vedeva
e a grandi salti dalla scala a chiocciola
mi raggiungeva. Ora non ricordo
se morì in casa nostra e se fu seppellito
e dove e quando. Nella memoria resta
solo quel balzo e quel guaito né
molto di più rimane dei grandi amori
quando non siano disperazione e morte.
Ma questo non fu il caso del bastardino
di lunghe orecchie che portava un nome
inventato dal figlio del fattore
mio coetaneo e analfabeta, vivo
meno del cane, e strano, nella mia insonnia.

Foto | Flickr

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Poesie sui cani: Elizabeth Barrett Browning e il suo cocker Flush

pubblicato da Roberto Russo

Poesie sui cani: Elizabeth Barrett Browning e il suo cocker Flush

Flush era un cocker spaniel e viveva con la sua amica umana, la poetessa Elizabeth Barrett Browning (1806-1861). A Flush è dedicato un romanzo di Virginia Woolf dal titolo Flush, storia di un cane (in libreria, con una nuova edizione per l’editore Nottetempo, in questo periodo - a dire il vero la copertina di questa nuova edizione non mi piace poi tanto, ma questo è un altro discorso).

La stessa Elizabeth Barrett Browning dedicò al suo Flush una poesia. Lei, l’umana, è lì persa nei suoi pensieri e lui, il cagnolotto fedele, le sta vicino e, con il suo sguardo dorato, riesce a far superare la tristezza la sua amica umana.

Tu vedi questo cane.
Era soltanto ieri e io meditavo
dimentica della sua presenza accanto a me
finché pensieri su pensieri
mi portarono a lacrime su lacrime;
quando dal cuscino su cui giacevo,
le guance bagnate di pianto,
una testina ricciuta come quella d’un fauno
sorse dal nulla accanto al mio viso,
due occhi grandi d’oro chiaro
interrogarono i miei,
un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance
a tergere il mio pianto.
sgranai gli occhi al momento,
come qualche abitante d’Arcadia,
stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo,
ma come quella visione di riccioli
mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime,
riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza,
ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature,
conduce alle altezze d’amore.

Foto | Flickr

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Assenza: poesia di Luciano Somma per un cane che non c'è più

pubblicato da Roberto Russo

Assenza: poesia di Luciano Somma per un cane che non c'�¨ pi�¹

Sappiamo benissimo quanto possa essere profondo il legame che lega uomini e donne ai cani. Un legame tanto profondo, quanto incomprensibile per coloro che non lo hanno mai sperimentato. Di questo legame si fa testimone il poeta Luciano Somma che, nella poesia Assenza, descrive i piccoli momenti speciali vissuti con il suo amico cane che ora non è più qui.

La tua presenza
colmava il vuoto
della mia oziosa solitudine
spesso mi contrariava
il tuo lungo abbaiare
che mi manca
mostravi tutta la tua gratitudine
stendendoti ai miei piedi
mi contemplavi
percependo a volte le mie azioni
ci capivamo
nell’incrociarsi dei nostri sguardi
e ci ritrovavamo
nel nostro mondo
forse
non ero solamente il tuo padrone
ma il vero amore
oggi non ci sei più
la tua specie meticcia
si è dissolta
uguale agli altri
nella nuda terra
per me
sei una ferita aperta
nel ricordo
dentro al mio vuoto
nel ripiombato abisso
d’un’altra e più profonda
solitudine.

Foto | Flickr

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Giovanni Pascoli, il cane e un gatto nero

pubblicato da Roberto Russo

Giovanni Pascoli, il cane e un gatto neroCent’anni fa, a Bologna, moriva Giovanni Pascoli. A scuola abbiamo imparato ad amarlo (o a odiarlo, dipende) con le sue poesie che parlano, anche, di cavalli, di rondini, di galline e di vari aspetti della natura. Noi di Petsblog vogliamo ricordare Pascoli, definito il primo grande poeta italiano contemporaneo, con due sue poesia. La prima è dedicata al cane e ci presenta un cagnolotto e che rincorre un carro: oggi i carri non ci sono quasi più, ma i cani non hanno perso l’abitudine di rincorrere, precorrere, uggiolare e abbaiare dietro le macchine.

Noi mentre il mondo va per la sua strada,
noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno,
e perché vada, e perché lento vada.
Tal, quando passa il grave carro avanti
del casolare, che il rozzon normanno

stampa il suolo con zoccoli sonanti,
sbuca il can dalla fratta, come il vento;
lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
Il carro è dilungato lento lento.
Il cane torna sternutando all’aia.

L’altra poesia ha per titolo Un gatto nero e in essa il Pascoli ci fa vedere gli occhi di un gatto come un dono prezioso.

Tu cerchi un Vero. Il tuo pensier somiglia
un mare immenso: nell’immenso mare,
una conchiglia; dentro la conchiglia,

una perla: la vuoi. Vecchio, un gran bosco
nevato, ai primi languidi scirocchi,
per la tua faccia. Un gatto nero, un fosco
viso di sfinge, t’apre i suoi verdi occhi…

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Totò e il cane Dick

pubblicato da Roberto Russo

Totò e il suo cane DickDi Totò, oltre alla sua comicità nei film, ci restano anche diverse poesie. Tra queste qualcuna è dedicata ai cani. Come quella che vi proponiamo oggi dedicata a Dick. Di questo cane (un pastore alsaziano, vale a dire un pastore tedesco), Totò ci racconta varie cose e, soprattutto, come si è ben integrato nella famiglia degli umani. E nei versi Totò ci narra anche come Dick si sia innamorato di una bassotta che però, non essendo nel periodo giusto, si nega. E Dick soffre tanto…

L’amore di Totò per i cani è ben noto: basti pensare che fece costruire, alle porte di Roma, un canile che si prendeva cura di ben 220 cani randagi.

Tengo ‘nu cane ch’è fenomenale,
se chiama “Dick”, ‘o voglio bene assaie.
Si perdere l’avesse? Nun sia maie!
Per me sarebbe un lutto nazionale.
Ll ‘aggio crisciuto comm’a ‘nu guaglione,
cu zucchero, biscotte e papparelle;
ll’aggio tirato su cu ‘e mmullechelle
e ll’aggio dato buona educazione.

Gnorsì, mo è gruosso.è quase giuvinotto.
Capisce tutto… Ile manca ‘a parola.
è cane ‘e razza, tene bbona scola,
è lupo alsaziano,è polizziotto.

Chello ca mo ve conto è molto bello.
In casa ha stabilito ‘a gerarchia.
Vo’ bene ‘ a mamma ch’è ‘a signora mia,
e a figliemo isso ‘o tratta da fratello.

‘E me se penza ca lle songo ‘o pate:
si ‘o guardo dinto a ll’uocchiemme capisce,
appizza ‘e rrecchie, corre, m’ubbidisce,
e pe’ fa’ ‘e pressa torna senza fiato.

Ogn’anno, ‘int’a ll’estate, va in amore,
s’appecundrisce e mette ‘o musso sotto.
St’anno s’è ‘nnammurato ‘e na basotta
ca nun ne vo’ sapè: nun è in calore.

Povero Dick, soffre ‘e che manera!
Porta pur’isso mpietto stu dulore:
è cane, si … . ma tene pure ‘o core
e ‘o sango dinto ‘e vvene… vo ‘a mugliera…

Via | Antonio De Curtis
Foto | Wild Fangs

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Cani di razza: una poesia di Trilussa

pubblicato da Roberto Russo

Cani di razza: una poesia di Trilussa

È una delle domande che capita più spesso di sentire: “Che bel cane! Di che razza è?”, come se il pedigree facesse la differenza tra un cane buono e uno cattivo (e lo dico da persona che vive con tre cani, di cui due blasonate e una splendida meticcia). La razza, alla fine, è l’ultimo degli elementi che si prendono in considerazione, quando si vuole bene a un cane.

Lo sottolineava già il poeta Trilussa (nome d’arte di Carlo Alberto Salustri, 1871-1950) che in una sua poesia in dialetto romanesco mette in risalto l’affetto che lega un uomo al suo cane, al di là del fatto che sia di razza o meno.

Che cane buffo! E dove l’hai trovato?
Er vecchio me rispose: “È brutto assai
ma nun me lassa mai, s’è affezzionato”.
L’unica compagnia che m’è rimasta
fra tanti amichi è ’sto lupetto nero:
nun è de razza è vero, ma m’è fedele e basta.
Io nun faccio questione de colore:
l’azzioni bone e belle vengheno su dar core,
sotto qualunque pelle.

Foto | Flickr

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Alda Merini e il cane come compagno dell'anima

pubblicato da Roberto Russo

Alda Merini e il cane come compagno dell'anima

Alda Merini (1931-2009), una delle figure più significative della poesia italiana, ha scandagliato in lungo e largo l’animo umano e l’ha descritto con accenti di impareggiabile lirismo.

Una sua poesia è dedicata al cane, visto come amico fedele ma, soprattutto, come propria anima. Nel leggere il breve componimento, sembra quasi di vedere la mano della donna o dell’uomo che carezza, lieve, il proprio amico a quattro zampe che sta lì, a dare sicurezza.

Anima che accarezzo a sera, e sei un cane
stanco, ma un cane sempre fedele. Un cane
che balbetta un nome: padrone, padrone mio.
Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.

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Il cane come confidente nelle delusioni di amore: "Al mio cane" di Evtušenko

pubblicato da Roberto Russo

Il cane come confidente nelle delusioni di amore: "Al mio cane" di Evtušenko

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko è un poeta e romanziere russo (tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso è stato tra gli scrittori sovietici più tradotti in Italia).

Nella poesia Al mio cane racconta della fine di un amore anche attraverso la metafora del cane che aspetta sempre qualcuno e che, in silenzio, è lì che attende. Certo, afferma Evtušenko, con il cane non ci si può sbronzare per dimenticare (e per fortuna, aggiungiamo noi!), ma è lì: quando tutti ti abbandonano sai sempre che Fido è lì e scodinzola felice solo perché tu ci sei. Il resto non conta.

Ficcando il naso nero nel vetro,
il cane aspetta, aspetta sempre qualcuno.

Infilo la mano nel suo pelo,
io pure aspetto qualcuno.

Ricordi, cane, c’è stato un tempo
quando una donna abitava qui.

E chi era essa per me?
Forse una sorella, una moglie forse,

e forse, talvolta, sembrava una figlia
a cui dovevo il mio aiuto.

Essa è lontana… Ti sei fatto zitto.
Più non ci saranno altre donne qui.

Mio bravo cane, sei bravo in tutto,
ma che peccato che tu non possa bere!

Foto | Flickr

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Il sonetto canino di Jovanotti

pubblicato da luca

Il sonetto canino di Jovanotti

Anche Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, ha voluto dedicare un pensiero in rima ai suoi tre amici cani. Jovanotti è un grande esponente della musica nostrana ma, questa volta, invece che cantare semplicemente recita questo suo “sonetto canino”. Buona lettura

Ho tre cani in casa mia
Che mi insegnano le cose
Sono fonti assai preziose
Più di un’enciclopedia

Tre perfetti bastardini
Di purissima genía
Son di razza fantasia
Né levrieri né mastini

Quel che imparo non è poco
Son tre pietre di topazio
Le tre regole di fuoco:

1 - La difesa dello spazio
2 - Il rispetto per il gioco
3 - La vitalità dell’ozio

Foto | Soundsblog

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La carezza mattutina al cane. Una poesia di Tagore

pubblicato da Roberto Russo

Cane che attende

In una sua poesia del 1940, Rabindranath Tagore (scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo indiano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1913) descrive quel particolare momento del risveglio, quando l’umano si alza e incrocia gli occhi del proprio cane che aspettano la carezza del buongiorno. È un rituale che molti di noi che vivono con i cani conoscono bene. Il poeta si interroga su cosa mai vedano di così buono in noi da guardarci con tale venerazione. Delicatezza e tenerezza che solo le code felici dei nostri amici pelosi possono raggiungere.

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta,
finché io lo saluto con una carezza.
Mentre questo leggero omaggio riceve,
di gioia il suo corpo trasale.
Fra tutte le creature mute,
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l’uomo per intero,
quell’essere per cui può dare la vita contento,
al quale senza fini può riversare amore,
da un opaco sentire che a stento
trova una via verso il mondo cosciente.
Quando l’offerta vedo di questo cuore muto
che supplicare sa del suo stesso bisogno,
non so immaginare quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell’uomo.
Col suo silenzio guardare,
patetico, smarrito, che che afferra
non può esprimere in parole…
Per me però rivela il vero significato
dell’Uomo, nello schema del Creato.

Foto | Flickr

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