
A un tono più alto della voce, al suono del telefono o anche al solo vedere la scopa alcuni cani si spaventano. Lo stesso succede per strada se passa una macchina o, peggio ancora, un autobus. Spesso capita a cani che sono coccolatissimi e che nessuno mai ha minacciato, tanto meno con una scopa! Allora, perché il cane ha paura?
Quando la paura non è scatenata da un fattore che può essere identificato con chiarezza (minaccia da parte di un altro cane, fuochi artificiali, tuoni improvvisi, rumori molesti in genere…) possiamo cercarne l’origine nei luoghi in cui ha vissuto il cane. I cani che spesso cataloghiamo come “paurosi” sono stati adottati da un canile e dei quali non conosciamo il passato. Le loro reazioni sono frequentemente sproporzionate alla causa della paura (un uomo con un cappello, campanello del portone…) e siamo portati ad attribuire l’origine della paura a qualche maltrattamento.
Tuttavia non sempre la paura è collegata a una qualche violenza fisica ma può anche essere stata generata da errori nell’educazione. Durante il periodo sensibile dello sviluppo del cane (i primi tre mesi di vita) questi cani fifoni potrebbero essere cresciuto in un ambiente con scarsi stimoli (per esempio, in campagna, un canile lontano da tutto e da tutti) e potrebbero anche non aver avuto alcun contatto con gli esseri umani. Adottati, poi, troppo tardi, sono incapaci di integrarsi in un contesto radicalmente differente e ricco di stimoli come può essere quello di un centro cittadino. Alcuni cani possono sviluppare addirittura vere e proprie fobie che, a volte, causano l’abbandono da parte di umani poco pazienti e comprensivi.

Generalmente i cuccioli di cane (parliamo di quelli di allevamento) giungono nella casa dei loro amici umani all’età di due mesi, periodo in cui sono sottoposti anche ai primi vaccini. Le vaccinazioni avvengono a distanza regolare e assicurano la protezione del cucciolotto per un determinato periodo. È per questo motivo che, per molto tempo, i veterinari e gli allevatori hanno consigliato di non portare il cagnolino fuori nei primi tempi della vaccinazione per evitare eventuali problemi.
Questa precauzione è oggi sconsigliata, soprattutto dagli etologi, perché il divieto di uscita cade in un periodo cruciale dello sviluppo del comportamento del cagnolino, che è proprio quello della socializzazione. Tra le tre settimane e i tre mesi, infatti, il cucciolo è tutto impegnato a conoscere il mondo che lo circonda e ad abituarsi ad esso. Trascorso tale periodo qualunque elemento nuovo costituisce fattore di stress. Mantenendo un cucciolo di cane in casa fino ai tre/quattro mesi potrebbe accadere che la socializzazione non si realizzi correttamente per mancanza di stimoli: l’amichetto peloso potrebbe sviluppare disturbi comportamentali caratterizzati da paura e fobie.
Che fare, quindi? Favorisci il processo di socializzazione portando a spasso il cucciolo con regolarità, il prima possibile, sì che scopra il mondo che lo circonda: i rumori della strada, la gente che passa, le macchine, i camion della spazzatura. Fallo incontrare con altre persone, con cani di tutte le dimensioni e con altri animali perché in seguito non provi paura. Evita, comunque, il contatto con cani randagi o malati e non lasciarlo leccare le pisciatine dei colleghi cani, odorare le feci diarroiche che si possono incontrare e bere acqua stagnante.
Considera che anche in casa, prima dei tre mesi, il cagnolino deve abituarsi ai vari rumori: aspirapolvere, phon, pentola a pressione, rasoi elettrici, radio e tv e via dicendo.
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In principio è il tintinnio delle chiavi: per quanto si possa fare piano, i nostri amici pelosi sentono il rumore delle chiavi e di corsa si dirigono verso la porta di cosa. Che se poi magari le stai solo spostando per pulire o perché cerchi altro a loro mica interessa. Ma questo non è l’unico rumore che desti l’attenzione di Fido.
C’è il suono del campanello fa scattare subito il nostro peloso sull’attenti, per esempio. I miei cani, poi, mi si presentano dinanzi nel momento in cui sentono un rumore di stampelle, visto che quando si esce stacco il cappotto dalla stampella; ma c’è anche il “tac” che fa la porta del frigo: a dire il vero questo rumore non li eccita sempre, ma solo in orario pasti. C’è un fuggi fuggi generale, poi, quando prendo da uno dei cassetti pettini e spazzole varie: solo la Golden Retriever, che è grande di stazza, ormai è rassegnata e si fa pettinare per prima…
Ma c’è un suono che veramente dipinge un’aria tra il preoccupato e il rassegnato sul musetto delle tre cagnoline che vivono con me: il campanello dello studio veterinario. Per sfortuna delle tre pelose, infatti, lo studio veterinario è nello stesso palazzo in cui viviamo e, soprattutto d’estate quando tutto è aperto, riusciamo sempre a sapere se la dottoressa c’è o meno: basta guardare i nostri cagnoloni!
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Tra le varie (stupide) usanze di noi umani che i nostri amici pelosi devono sopportare c’è quella dei “botti” di Capodanno. La consuetudine di sparare per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, si è estesa a macchia d’olio sia geograficamente coprendo tutta l’Italia sia cronologicamente, abbracciando tutto il periodo delle feste natalizie e, spesso, sia di giorno che di notte.
Lo scoppio di razzi, petardi e compagnia bella terrorizza letteralmente i nostri amici, siano essi cani, gatti, uccellini o criceti. Cani e gatti possono fuggire con conseguenze, a volte, fatali. Se il cane che vive con voi proviene da un canile, poi, prestate la massima attenzione: potrebbe essere stato abbandonato da un cacciatore e rumori simili a spari potrebbero generare comportamenti imprevedibili.
Ecco alcuni consigli per evitare che il rumore dei botti spaventi troppo i nostri amici:
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Molti cani hanno reazioni di paura – a volte anche di terrore – dinanzi ai rumori forti, quali, ad esempio, quelli prodotti dai tuoni, dai fuochi d’artificio, dalle sirene, dai motori, dalle grida e via dicendo. Le reazioni possono andare da una immobilità del cane alla corsa per andarsi a nascondere da qualche parte, dal pianto ad un continuo uggiolio incontrollabile che risulta molto fastidioso soprattutto perché non sappiamo come comportarci e come tranquillizzare il nostro amico peloso.
Prima di adottare una qualsiasi misura atta a calmare Fido, dobbiamo fare due “cose”: la prima è rimanere calmi noi per non trasmettere nervosismo al cane; l’altra è cercare di osservare il più possibile il cagnolone per capire quali sono i rumori che lo spaventano e, per quanto possibile, anticiparli distraendo il cane con una leccornia, per esempio.
Una buona terapia di desensibilizzazione consiste nel registrare quei rumori che spaventano il cane e farglieli ascoltare partendo da un volume molto basso e poi aumentandolo mano a mano. Se all’aumentare del volume il cane rimane tranquillo, allora un premio ci sta tutto. Se invece Fido mostra segni di impazienza, paura o lamentazioni varie non dobbiamo dargli alcuna ricompensa, per non rafforzargli tale atteggiamento.
Tenete presente che tale terapia di desensibilizzazione potrà essere lunga e, a volte, anche difficile: ma vale la pena di attuarla perché l’obiettivo finale è il benessere del nostro amico peloso.