
Una storia strappalacrime, vi avviso, ma per fortuna a lieto fine. Scrivono sull’ Huffington Post che nello stato americano dello Utah, Andrea, una micia grigia tigrata con le zampette bianche, da più di 30 giorni era senza un padrone e nessuno voleva adottarla. Le autorità allora come da procedura l’hanno sottoposta ad esalazioni di gas per farla sopprimere.
Ma per ben due volte le pestilenziali esalazioni hanno fatto cilecca, perchè Andrea sì, ha vomitato ed è andata in ipotermia, ma di andarsene non ne ha voluto proprio sapere. Allora vedendo cotanto attaccamento alla vita, gli addetti ai lavori hanno deciso di non andare oltre, di salvarla e di darle un’altra opportunità per trovare una famiglia.
Cosa che è puntualmente successa così la gatta, anche se un po’ provata, ha avuto la gioia di una casa nuova a di tanto affetto. Il caso intanto ha aperto una querelle, perchè i volontari del posto sostengono che per sopprimere un animale, la cosa più indolore è l’iniezione mentre il gas fa soffrire molto di più. Ma forse era Andrea che aveva da giocarsi ancora due delle famose nove vite!
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Spesso le cronache sono piene di storie di cani che hanno dimostrato lealtà incondizionata nei confronti dei loro amici umani. Ma i gatti non sono da meno, soprattutto quando si tratta di situazioni estreme: secondo il dr Paul Maza, veterinario consulente presso il Feline Health Center della Cornell University di Ithaca, New York, i gatti sono molto adattabili. Ecco alcune storie “incredibili”:
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Per noi amanti degli animali è sempre piacevole leggere romanzi che parlano di loro. In quanto amante dei gatti, ho scovato un testo edito da Neri Pozza che si intitola Io sono un gatto, scritto da Natsume Soseki. Il gatto in questione non è particolarmente bello ed è anche spregiativamente conosciuto come “senza nome”. Tuttavia sarà proprio attraverso il suo spirito di osservazione che potremo entrare nel Giappone del XX secolo.
Non vi aspettate un libro di azione: il nostro eroe non corre, non interagisce con gli uomini, non parla come loro, non salva vite e non mangia lasagne come Garfield. Lui osserva, si pone degli interrogativi, cerca di studiare il mondo umano in cui si è ritrovato a vivere e ci conduce lentamente in un mondo a noi tanto lontano da sembrare impossibile che alla fine di questo lungo racconto siamo in grado di percepirne l’atmosfera.
Non temete, non si tratta di un libro difficile da digerire: la narrazione è snella e piacevole. Vi basterà leggere i commenti di quanti ne sono stati conquistati per farvene un’idea. Soseki inoltre è considerato uno dei massimi scrittori giapponesi. Quindi, se nel cuore avete il sol levante e i gatti date un’occhiata a questo originale romanzo. Una curiosità: la foto che vedete ad inizio articolo ritrae una statua a forma di gatto posta nel luogo in visse l’autore.
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Chissà se anche per lui faranno un film. Certo che la sua storia non ha nulla da invidiare a quella di Hachiko. Casper, il gatto pendolare, è ormai una leggenda. Lo era già in vita, oltre i confini di Plymouth, in Inghilterra, ma ora la sua morte sulla strada, lo consacra a livello mondiale.
Certo, nessuno si consola per questa conseguenza, ma il riconoscimento della fama di Casper è il minimo che possiamo fare. Per 4 anni questo gattone (siberiano non purissimo) meraviglioso è salito sui mezzi pubblici inglesi, accompagnando passeggeri ed autisti, facendoli innamorare tutti della sua gentilezza, per la sua educazione e la sua puntualità. Tante le foto che gli hanno scattato (ne trovate alcune nella galleria a fine post).
Una volta salito sul bus (linea 3), era solito mettersi seduto, ma solo se c’era un posto libero, altrimenti girava tranquillo fra le carezze dei passeggeri alle quali rispondeva spesso con fusa sonore. Al capolinea poi era festa con gli autisti, i quali, ormai lo avevano imparato, al ritorno lo lasciavano alla fermata davanti alla sua casa. Casper scendeva offrendo un’occhiata alle sue spalle, ringraziando per il giretto e per la compagnia.