
Si sono reincontrati dopo ben sedici anni, una padrona ed il suo gatto Poldi, identificato grazie ad un tatuaggio. Un’enormità di tempo, no? Soprattutto se paragonata all’età media di un gatto. Così mi sono messa a pensare, forse troppo, magari a sproposito, su questa storia.
Perché così tanti anni? Era stato rapito e poi è riuscito a scappare? Si era perso? Si è fatto male e non è più riuscito a tornare indietro? Magari vi sembra che io fantastichi troppo, però ho immaginato che Poldi abbia deciso di tornare a casa quando ha sentito di essere ormai nella sua terza età. Ha sentito che era il momento di andare a riposare in un luogo familiare. Ho una visione troppo romantica della situazione? Temo di sì. Eppure spesso gli animali riescono a sorprenderci e a sbaragliare tutte le nostre conoscenze e le nostre statistiche. Voi lettori di Petsblog avete mai vissuto o conosciuto indirettamente storie simili? Come vi spiegate che un animale riesca a tornare a casa dopo così tanti anni? Solo fortuna? Solo caso?
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Sette gatti scomparsi in sei giorni (tra il 15 e il 21 marzo di quest’anno). Potrebbe trattarsi di una coincidenza se le sparizioni non fossero avvenute in un luogo circoscritto ovvero la frazione di una cittadina tedesca. I proprietari hanno pensato in un primo momento che si trattasse di fughe tipiche della stagione primaverile, ma le indagini si sono orientate verso un responsabile umano. Anche perché nessuno dei gatti è stato successivamente ritrovato.
Mi sono chiesta cosa sarebbe successo se anche nella piccola stradina in cui abitiamo fossero scomparsi molti gatti, se la notizia avrebbe avuto una tale risonanza da coinvolgere le autorità locali. Nella mia cittadina c’è molto rispetto, in generale, per gli animali ma non credo siano considerati “così” importanti (opinione assolutamente personale). Mi consolo pensando all’ isola dei gatti e a tutti quei luoghi in cui la gente ha capito che il rispetto per gli animali è anche rispetto per se stessi e per il mondo in cui si vive.
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Cosa ci fa un postino in un blog che si occupa di animali? Stranamente, per questa volta la curiosa notizia non riguarda cani e postini, ma postini e gatti. Quello che vedete nella foto, a proposito, è il postino Pat, amatissimo dai bambini, e seguito dal suo fedelissimo, intelligente e coccolosissimo micio (si vede che ho una bambina eh). I postini di cui parliamo oggi invece, che esercitano la professione in quel Peterborough, vengono regolarmente aggrediti da una gatta di nome Snowball, ovvero palla di neve. Pare ci siano ben tre postini feriti dalla gatta. Tanto che alla fine il padrone di casa si è visto sospendere le consegne.
Snowball avrebbe aggredito i postini dall’interno della casa e precisamente ogni volta che infilavano la posta nell’apposita cassettina. La storia è credibile. Quello che è assurdo è il battibecco nato tra l’ufficio postale/postini e il padrone. I primi non vogliono più mettere la posta nella cassetta (e lasciarla fuori, magari imbustata?), il secondo sostiene che la gatta non è in grado di compiere le operazioni che le consentirebbero di graffiare questi eroici pubblici ufficiali. A volte gli animali, più che divertirci o ferirci, sono in grado di mettere a nudo le nostre umane e in questo caso, per me, allegre follie.
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Altro che angry birds: il mio gatto ieri era una vera e propria belva inferocita, non che avesse tutti i torti, però. Procediamo con ordine: dopo aver deciso di partire alla volta della Puglia, per andare a trovare il parentame, abbiamo chiesto ad un’amica gattara di tenerci la belva. Si conoscono da anni le due e sappiamo che la micia è tranquillissima a casa sua.
Il problema è che non possiamo spiegare al gatto di casa: ehi, tranquilla, ti portiamo da Nadia. Per lei la gabbietta è uno strumento di tortura e così non appena l’ha vista si è rifugiata sotto la libreria. Le abbiamo provate tutte: cibo, giochi, ma niente. Quando mio marito ha cercato di prenderla si è ritrovato sfregiato per benino.
Allora ho adottato la tecnica asciugamano. L’ho attirata fuori con l’inganno e avvolta in un morbido asciugamano di spugna: l’intento era bloccarle le zampe e farla scivolare nella gabbietta. La micia però non si arrende facilmente e così ha tirato fuori le zampe posteriori e le ha piantate lateralmente, una di qua una di là. Avete presente vero?

In queste ultime settimane, complice il freddo molto rigido, la fiera di casa ha deciso di raggiungere le 22 ore di sonno quasi ininterrotto (giusto qualche puntata per tonno e croccantini). Ha dormito su divani, poltrone, sedie della cucina, sedia della postazione pc, letto, stendipanni con bucato appena steso e via dicendo.
Così ho potuto notare che ha molto in comune con mia figlia: nel bel mezzo del suo pisolino ha evidentemente degli incubi. Tira su il muso all’improvviso con un sonoro “vrrr” e si guarda intorno spaventata e perplessa.

Spesso le cronache sono piene di storie di cani che hanno dimostrato lealtà incondizionata nei confronti dei loro amici umani. Ma i gatti non sono da meno, soprattutto quando si tratta di situazioni estreme: secondo il dr Paul Maza, veterinario consulente presso il Feline Health Center della Cornell University di Ithaca, New York, i gatti sono molto adattabili. Ecco alcune storie “incredibili”:
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Mi capita spesso di raccontare le mie avventure con il gatto di casa o con il cane della vicina che adora i bambini del quartiere e, a suo modo, li protegge. Ebbene, ieri pomeriggio questi due particolari animali erano entrambi nel parchetto in fondo alla strada. La gatta aveva seguito mia figlia e la teneva d’occhio dallo steccato, il cane era lì con la sua padrona e controllava il territorio.
Per un po’ hanno fatto finta di non vedersi, poi la mia belva personale, che ha un carattere davvero davvero testardo, si è avvicinata sempre più al cane. Lui l’ha inseguita e messa in fuga. Lei ha fatto finta di niente. Dieci minuti dopo era di nuovo in mezzo al parco. Lui di nuovo l’ha cacciata. Lei è tornata ed è andata a sfidarlo sotto il naso.
Nessuno si è fatto male e noi stessi proprietari siamo stati abbastanza tranquilli tutto il tempo. Ci siamo infatti accorti che, al di là delle reciproche rimostranze, entrambi gli animali volevano stare accanto ai loro amici. Si scrutavano e si avvisavano a vicenda, ma senza veri picchi di aggressività. Così, è stato come quando seguiamo i nostri figli: sappiamo che litigheranno per qualcosa, ma alla fine resteremo lì tutti insieme a goderci questi ultimi pomeriggi di sole.
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Abbiamo parlato del cane con le orecchie più lunghe del mondo, che si è conquistato un post nel Guinness dei primati del 2012. A rappresentare i gattari ci sono Fizz Girl, una micia di due anni decisamente bassina. Dal pavimento alla spalla si contano solo sei centimetri di distanza. La piccola, che potete vedere su Youtube, risiede a San Diego negli Stati Uniti.
A farle compagnia, Stewie, il gatto più lungo del mondo, di cui probabilmente avete già sentito parlare. Anche noi di Petsblog ve lo avevamo presentato lo scorso anno: è un Main Coon e misura 123 centimetri. Qui potete vederlo in tutto il suo splendore e come potete notare si è confermato campione anche per il 2012. Ora, però, per far contenti tutti, mi toccherà andare a caccia di un criceto strepitoso.
Questa storia arriva dritta dritta da New York: la piccola Willow abitava con la sua famiglia vicino alle Rocky Mountains. Cinque anni fa però è scomparsa. Suppongo che i suoi amici umani non si aspettassero davvero di sentirsi chiamare da Manhattan dopo tutto questo tempo. Grazie al microchip Willow è stata identificata e riunita ai suoi.
Certo che non è uno scherzo andare a riprendere una gattina che macina chilometri. Se non lo sapete la distanza tra i due luoghi è di 1.800 miglia che equivalgono a più di duemila e ottocento chilometri. Li avrà percorsi da sola? Sarà stata accompagnata da altri umani cui si è aggregata? Forse no, altrimenti avrebbero controllato se aveva un microchip.
Naturalmente qui mi sono venute in mente due cose: che il mio gatto non ha il microchip, che forse non tutti quelli che trovano un gatto pensano che possa avere il microchip, che viene considerato solitamente un ottimo sistema per rintracciare i cani e che quando un felino scompare si tende a pensare che si tratti di allontanamento volontario. Per quanto la nostra micia non si allontani mai, ma proprio mai, forse è davvero arrivato il momento di parlare del microchip col veterinario (potevo pensarci prima che aumentassero l’Iva).
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Tootsie era stato investito e ferito gravemente e il parere del veterinario non lasciava scampo: meglio sopprimerlo. Il medico, tuttavia, ha voluto fare un ultimo tentativo e ha proposto alla padroncina di sottoporre il micio ad idroterapia, esattamente come si fa con gli esseri umani. Contrariamente a tutte le aspettative, Tootsie ha reagito bene, ha preso confidenza con l’acqua, ha rafforzato la parte sana del corpo e recuperato la zampina lesionata.
Quello che mi ha colpito di questa notizia è la decisione iniziale di sopprimere il micio. Per fortuna, fino ad ora, non mi sono mai trovata a dover prendere questa decisione. Tuttavia ho parlato con diversi proprietari di cani e gatti che, dopo la visita da un primo veterinario che aveva suggerito la soppressione, non si sono arresi, si sono rivolti altrove e hanno trovato una terapia che ha salvato la vita del loro amico a quattro zampe.
Non sono un medico, ma mi chiedo: questa differenza abissale nelle diagnosi è dovuta ad incompetenza (o errore, che può sempre capitare) o si tratta di mentalità diverse. Forse per alcuni medici ha senso spendere soldi e tempo per tentare di guarire un animale e per altri no? Do per scontato, in questo secondo caso, che non si tratti di cattiveria, ma semplicemente di un diverso modo di ragionare sulla malattia. Voi che ne pensate?