
Prosegue la battaglia contro la vivisezione delle associazioni animaliste italiane, supportate dai sondaggi che vedono l’86% degli italiani contrario alla sperimentazione animale. Nasce da una provocazione dell’AIDAA, l’associazione italiana in difesa degli animali e dell’ambiente, il registro nazionale delle persone che rifiutano i farmaci testati su animali.
Chi assume un farmaco, spiega il presidente dell’AIDAA, Lorenzo Croce, deve sapere se è stato testato sugli animali e nello specifico quali torture hanno subito gli animali durante la sperimentazione. Spiega Croce che il registro si baserà su alcuni principi fondamentali:
il diritto alla salute e di essere curati nel migliore modo possibile; il diritto di rifiutare farmaci o terapie testate su animali; il diritto di chiedere che i farmaci siano sottoposti a forme alternative di sperimentazione salvando la vita a milioni di animali in tutto il mondo; il diritto di chiedere che le sperimentazioni senza animali siano finanziate con il denaro pubblico e che l’Italia abolisca la vivisezione in tutte le sue forme.

Cresce negli italiani l’amore ed il rispetto verso gli animali, a dispetto dei brutti episodi di maltrattamento ed abbandoni che siamo costretti a sentire troppe volte. Un sentimento che si manifesta in diverse forme. Secondo i dati diffusi dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2012 di recente pubblicazione, la maggioranza degli italiani, esattamente l’86,3%, è contraria alla vivisezione.
Cifre coerenti con la grande mobilitazione per la chiusura di Green Hill che vede coinvolti non solo i volontari delle associazioni animaliste come la LAV, ma anche tanti cittadini comuni amanti degli animali che non tollerano simili sofferenze inflitte agli animali in nome della scienza.
Il 12,1% si è espresso invece a favore della vivisezione utile alla ricerca medica. Probabilmente in molti ignorano che oggi, in molti casi, se ne può fare a meno. L’amore verso gli animali si esprime soprattutto attraverso l’adozione di un animale domestico che è parte integrante della famiglia per il 42% degli italiani.
Il 29,5% degli italiani cambia addirittura dieta per evitare la morte degli animali, dichiarandosi contraria ad ogni forma di sfruttamento da parte dell’uomo. Gli italiani, infine, dicono no alla caccia. Una larga maggioranza degli intervistati, esattamente il 76,4%, pari a tre italiani su quattro, si è dichiarato infatti sfavorevole. Speriamo che questi pareri facciano la differenza anche per chi è chiamato a legiferare!
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Solo ieri vi parlavamo con entusiasmo della nuova direttiva dell’Unione Europea che, in pratica, costringeva il nostro paese a vietare l’alleamento di cani e gatti per scopi scientifici. Oggi ci troviamo a parlare di chi non è totalmente favorevole a questa direttiva perchè, a quanto pare, troppo lacunosa o non va a colpire i nervi scoperti del problema vivisezione.
Tra i dubbiosi c’è la LEAL che, sulla sua pagina di Facebook, si pone una domanda:
Domanda: come mai non c’è scritto che è “vietato allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione” e basta? Che differenza c’è tra “sperimentazione” e “sperimentazione di cui alla lettera b“? Non sarà che allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione per la salute umana o per la sperimentazione obbligatoria per legge alla fine risulterà permesso?
Continua a leggere: La direttiva UE contro la vivisezione di cani e gatti sarà valida davvero?

L’Unione Europea ha deciso: dal 10 novembre prossimo il nostro Paese dovrà recepire la direttiva che vieta l’allevamento sul proprio territorio di cani, gatti e primati destinati ai laboratori di vivisezione. In parole povere questo significa la chiusura senza “se” e senza “ma” dell’allevamento lager di Green Hill.
L’ex ministro Michela Brambilla si è sempre battuta in prima persona per questa causa e, adesso, ha solo parole positive per questa decisione:
Abbiamo corretto i grandi errori della direttiva europea 63/2010 e abbiamo introdotto in maniera importante e definitiva il principio per cui l’utilizzo degli animali, in quanto esseri senzienti e portatori di diritti, deve essere abbandonato in favore dello sviluppo di metodi alternativi in vitro.
Continua a leggere: Lotta alla vivisezione: dal 10 novembre una speranza in più per cani e gatti
Green Hill perde pezzi. Lo dico, onestamente, con molta gioia. Se non sapete cos’è Green Hill ve lo spiego in poche parole. Green Hill è una struttura che si trova a Montichiari, in provincia di Brescia, nella quale vengono allevati, in maniera davvero disumana, dei cani beagle. Questo non è un allevamento come gli altri.
È una struttura che si occupa di allevare beagle per poi venderli agli istituti di ricerca per farne cavie da laboratorio. Fino a poco tempo fa nessuno , o veramente in pochi, sapevano cosa fosse Green Hill e che cosa facessero realmente. Una grande, enorme, mobilitazione partita sul web con associazioni come “Salviamo i cani di Green Hill” ha portato allo scoperto quello che accade tra le quattro mura dell’allevamento. La realtà di Green Hill, la “collina verde”, non ha proprio niente a che fare con l’aria aperta e con il benessere degli animali.
Dopo un po’ di tempo anche le istituzioni e i mass media si sono resi conto della brutta realtà di questo allevamento e si sono mossi con veemenza a favore della chiusura della struttura, l’unica del genere, in Italia. Il clamore mediatico ha convinto anche molti fornitori a stralciare i contratti con l’allevamento bresciano. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello della CIVIS, una società che si occupa di sicurezza. A seguito delle numerose e-mail di protesta ricevute ha deciso di dare un taglio al contratto di fornitura. Anche un’altra società che si occupa della distribuzione di alimenti per animali, la EuroitaliaPet, ha rinunciato a questo “business” con un messaggio diretto al comitato contro Green Hill:
“Non abbiamo fornito direttamente merce all’azienda, ma con ogni probabilità il nostro prodotto è stato dato ad un soggetto privato del quale non sappiamo se lavora per l’azienda o che altro. La vostra comunicazione ci ha, infatti, sorpreso perché non sapevamo nulla di questa vicenda. Attualmente non abbiamo avuto riscontri da quel soggetto, se ne avremo sarà nostra cura appurare quanto sopra. Comunque la nostra risposta, nel caso ci fossero richieste da parte dell’azienda, è che non avvieremo nessuna fornitura di nostri prodotti. […] Distinti Saluti. Euroitaliapet srl”
Via| Fermare Green Hill
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Questo video fa venire le lacrime agli occhi, siete avvisati. Viene mostrata la “liberazione” di due beagle detenuti in un laboratorio di vivisezione. Finito, fortunatamente bene, il loro “lavoro” il laboratorio non sa che farsene e chiama la protezione animali perchè li venga a prendere. Guardate con che timore questi beagle affrontano il mondo esterno, quello dove la luce viene dal sole e non da un neon e dove l’aria è fresca e non climatizzata e, soprattutto, dove non c’è più inutile sofferenza.

Da animalista convinto e fermissimo sostenitore dell’assoluta inutilità dei test sugli animali questa notizia letta su La Zampa mi ha lasciato atterrito. In Corea del Sud hanno “creato” un cucciolo di beagle fluorescente. Teagon, questo il nome del povero cucciolo, se gli viene somministrato un particolare vaccino (non è dato sapere se per lui sarà dannoso o doloroso) ed esposto alla luce ultravioletta diventerà fluorescente. Nella mente degli scienziati questa cosa potrebbe essere molto importante per curare malattie come l’Alzheimer.
Mi domando fino a punto si spingerà l’uomo nel voler imitare Madre Natura creando esseri viventi geneticamente codificati a proprio uso e consumo. Visto che non esiste al modo un solo documento che provi inconfutabilmente l’utilità per l’uomo della pratica della vivisezione ( ma ne esistono innumerevoli che ne dimostrano la dannosità sia per gli animali vittime delle torture che per l’uomo), i continui tentativi degli scienziati diventano, a mio giudizio, una sorta di tiro al bersaglio senza però conoscere dove miriamo e con cosa spariamo. Sapevate, ad esempio, che ogni anno 40.000 persone muoiono per reazioni avverse ai farmaci? tutto questo proprio perchè i tst sugli animali sono inutili ma economici per chi li commissiona ed economicamente vantaggiosi per chi produce farmaci grazie a questi test.
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Grandi applausi e congraturazioni per l’approvazione in Consiglio Regionale della mozione di Renzo Bossi, il figlio del senatùr, riguardo alla vivisezione. Bossi chiedeva, con il suo testo di
“attivare presso il ministero della Salute un’eventuale moratoria da applicarsi alle nuove richieste di autorizzazione per strutture di allevamento e detenzione di animali destinati alla ricerca e alla vivisezione e alle autorizzazioni già in essere”.
La mozione è stata accolta tra gli applausi soprattutto perchè arrivata a seguito della manifestazione contro la vivisezione (e contro l’allevamento di Green Hill)tenutasi a Milano ad inizio mese. Guardando bene però il testo mi sorge una domanda: Green Hill verrà “toccata”? a mio parere no. Si parla infatti solamente delle nuove richieste e, quindi, tutti gli allevamenti già esistenti rimarranno al loro posto e continueranno a fare indisturbati quello che hanno sempre fatto. Voi come la pensate? si poteva fare di meglio? è stata solo una trovata elettorale? Sempre meglio di niente? Fateci conoscere la Vostra opinione

La considero un’ azione concreta dopo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo del nuovo testo sulla vivisezione a scopo di ricerca, a Monza alcuni volontari hanno creato la Collina dei Conigli il primo centro di recupero italiano per piccoli animali da laboratorio, qui arrivano coniglietti, ratti e cavie recuperati dai laboratori delle case farmaceutiche e veterinarie, dalle università e dai centri di ricerca privati, che per legge possono cedere a strutture apposite gli animali in buone condizioni al termine delle sperimentazioni.
Al centro i piccoli animali vengono curati, soprattutto dal terrore dell’essere umano, e solo quando riescono a stabilire nuovamente dei rapporti sani vengono resi disponibili per l’adozione.
La loro riabilitazione è geniale quanto triste, i volontari collocano gli animali in gabbie poco più grandi di quelle usate in laboratorio per poi gradualmente aumentare i metri quatri e i contatti con l’uomo.
Ovviamente questi animali non possono venire dati in affido a chiunque si presenti, le famiglie con bambini piccoli solitamente vengono infatti sconsigliate, troppo difficile spiegare che non si tratta di giochi e troppo traumatizzati gli animali per essere artefici della loro educazione.
Via | Repubblica
In questi giorni si sente molto parlare del passo indietro fatto dal Parlamento Europeo in materia di vivisezione. Non c’è un vero e proprio dibattito poichè chi ha votato a favore se ne sta zitto e i contrari si fanno sentire a gran voce anche scendendo in piazza come è successo a Roma sabato scorso. Tra chi è fortemente contrario alla vivisezione c’è un gruppo di animalisti chiamato ALF che sta per Animal Liberation Front. L’ALF è un gruppo considerato illegale e i suoi membri, ad ogni azione, rischiano il carcere.
Cosa fanno nello specifico? Liberano gli animali. Il problema per la legge è come li liberano e da dove. Avete presente Green Hill, lo stabilimento di Brescia dove vengono allevati cani beagle con l’unico scopo di finire in un laboratorio scientifico? Bene, L’ALF compie vere e proprie azioni di “guerriglia” per liberare i cani da strutture come Green Hill e dagli stessi laboratori. Entrano, portano in salvo gli animali e distruggono tutte le attrezzature per causare il maggior danno economico possibile e rallentare, dove non si può bloccare, la sperimentazione.
C’è chi li chiama terroristi, chi li chiama eroi, chi li critica per i loro metodi estremi e chi li venera come supereroi. Personalmente credo che ci vuole molto coraggio per fare quello che fanno. L’Animal Liberation Front ha anche una sua pagina su youtube che potete vedere liberamente ma attenzione, ci sono video decisamente crudi. Voi come la pensate? I componenti dell’ALF sono santi o criminali?
Foto|Flickr