Storie vere: il gatto che non faceva le fusa

Primo piano di un sacro di birmaniaRegina aveva poco meno di un anno quando venne raccolta per strada. Aveva un pelo perfetto ed era in ottima salute. Dopo settimane di ricerche, in cui nessuno stranamente rispose ai vari appelli (è un autentico birmano), mio marito decise di prenderla con noi. I colori della gatta non mi piacevano: pur essendo bellissima, non ho mai avuto particolare simpatia per i siamesi, ma era morta da poco la mia gattina e volevo che mia figlia crescesse con un gatto.

La micia si installò, dopo pochi secondi dal suo ingresso, nel centro del divano, dimostrando immediatamente un bel caratterino. Non sopportava la piccola, che come molti neonati urlava spesso e volentieri, aveva una tendenza a graffiare e mordere, che dopo 4 anni non ha ancora perso del tutto. Capimmo subito che era stata oggetto di maltrattamenti, perché alcuni gesti, per noi normali, la spaventavano.

Ad ogni modo, dopo i primi giorni in cui cercavamo di instaurare un legame con la nuova arrivata, ci accorgemmo di tre particolari: miagolava in modo stranissimo, come se non sapesse farlo; non faceva le fusa; non faceva il "pane". In compenso mi saliva sulla pancia mentre ero sdraiata e si metteva col suo muso di fronte alla mia faccia, a pochi millimetri di distanza.

Ci sono voluti due anni di pazienza, coccole, ma anche determinazione educativa, perché la gatta cominciasse a sentissi parte della famiglia. Un bel giorno, all'improvviso, ci siamo accorti che aveva cominciato a fare le fusa. Da qualche mese aveva già deciso che poteva fidarsi e cominciare a fare il pane.

Il miagolio era migliorato già nei primissimi mesi di permanenza. Tra la nostra pazienza e il confronto costante con i gatti del vicinato, la micia ha ritrovato una sua dimensione felina e ripreso i tipici comportamenti dei gatti. Le è rimasta quell'altezzosità da gatto di razza a pelo lungo, mista con l'irascibilità siamese. Ma ci stiamo lavorando.

Foto | Flickr

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