Slovacchia: stop agli allevamenti degli animali da pelliccia

La Slovacchia dice “stop” agli allevamenti di animali per la produzione di pellicce.

allevamenti degli animali da pelliccia

Nuovo passo in avanti per la tutela degli animali. Il Parlamento slovacco ha da poco approvato una legge che vieta l'allevamento degli animali destinati alla produzione di pellicce. La legge sarà effettiva a partire dall’1 Gennaio del 2021, e gli allevamenti di animali da pelliccia già esistenti avranno tempo fino al 2025 per cessare la loro attività.

Questo importante traguardo è stato raggiunto anche grazie alla mobilitazione dei cittadini: 80.000 persone hanno infatti firmato una petizione e sono riuscite a far depositare una proposta di legge e a dare così inizio a un iter legislativo che ha portato all'approvazione, avvenuta pochi giorni fa con una maggioranza schiacciante.

Martin Smrek della Ong Humánny Pokrok ha commentato questo importante segno di progresso dimostrato dal suo Paese:

È una grande vittoria per gli animali e un segno che la società slovacca sta progredendo, e decine di migliaia di persone sono pronte a difendere gli animali. La Slovacchia ha fatto un grande passo avanti oggi e speriamo che questo sia l'inizio di un nuovo futuro più luminoso per gli animali nel nostro Paese.


Allevamenti di animali per pelliccia: l'appello della Lav


Anche Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free, ha commentato la notizia giunta nei giorni scorsi dalla Slovacchia, ed ha esortato la Legge italiana a prendere esempio e a muoversi in tal senso:

Negli Stati Uniti, con il divieto recentemente approvato in California e in discussione in altri Stati, la vendita di pellicce sta ormai diventando una pratica illegale, in Europa sempre più Stati membri mettono al bando gli allevamenti “di pellicce”. Quello della Slovacchia è un nuovo importante esempio da seguire per i nostri Governo e Parlamento, in linea con l'impegno di Programma della maggioranza per la tutela degli animali. Siano esaminate le proposte di legge che abbiamo presentato in ben tre distinti testi e che attendono da anni sia alla Camera che al Senato.

via | IlsecoloIXI
Foto da Pixabay

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