Scrittori gattari: Ernest Hemingway e i suoi 56 gatti

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Ce lo vedete Ernest Hemingway, quel cacciatore spietato meglio noto come scrittore, gran pescatore d’altura e inguaribile donnaiolo, telefonare quasi ogni giorno a casa, per raccomandare di mettere il collirio a Creazy, Ecstasy, Brother, Friendless e Crook, i suoi gatti preferiti? Lui, che aveva riservato ai suoi felini addirittura un piano della sua grande villa al numero 907 di Whitehead Street (a Cuba), dove Hemingway ha scritto la versione finale di “Addio alle armi” e diventata meta di pellegrinaggi come Museo Hemingway, ne possedeva ben 56! Snowball era il gatto più guerriero, con zampe a sei dita, abituato a terrorizzare gli altri gatti del quartiere.

Per oltre mezzo secolo nessuno ci ha fatto caso. Fino a quando Ivan “il terribile” ha seguito le sue orme gettando nel baratro Debbie Shultz, un’amica degli animali che però ha scelto di non aiutare i felini di Hemingway: perché troppo “feroci”. Non che ce ne fosse bisogno, ma il ministero dell’Agricoltura ha confermato la loro temibilità dando tre scelte al museo per impedire il via vai dei felini: assoldare un custode notte e giorno, installare un recinto elettrico in giardino, finire il muro di cinta che Hemingway non completò.

Tre risposte secche ma tutte con un solo comune denominatore: no. Non che ce ne fosse bisogno, ma a metterci il carico da dodici ci ha pensato il tribunale, sentenziando che i gatti sloggino, e il regolamento, secondo il quale il museo potrebbe essere costretto a procurarsi una licenza per tenere i mici, simile a quella di chi gestisce un circo. Non sappiamo come andrà a finire: la faccenda è in corso, solo chi vivrà vedrà.

Foto | it.northrup.org

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