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Gli animali della letteratura italiana

Gli animali della letteratura italiana

Gli animali, reali o fantastici, sono sempre stati presenti nelle letterature di tutto il mondo, dall’antichità ai giorni nostri. Se in passato erano per lo più presentati come allegorie di virtù e vizi degli uomini, oggi, grazie anche alla mutata sensibilità socio-culturale, gli animali non umani vengono visti come amici, pari con cui percorrere un cammino. E questo non è tanto – o non è solo – un discorso filosofico, ma è anche una questione letteraria.

Come la letteratura affronta il mondo degli animali? Come l’affrontava ieri? Come li guarda oggi? È innegabile vengono pubblicati sempre più libri: basti pensare, per esempio, a Luis Sepúlveda che ultimamente si concentra molto su gatti, topi e lumache o, per guardare in Italia, a Melania Mazzucco che pubblica la bella fiaba Il bassotto e la Regina.

Per fare un punto della situazione ho trovato molto utile il saggio Animali della letteratura italiana (Carocci, 2010), a cura di Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi che raccoglie una serie di interventi di vari studiosi sulle principali figure di animali nella letteratura italiana. Il libro, infatti, è organizzato per animali: si va dalla A di api alla T di topi, passando per gli ovvi cani e gatti, ma anche mosce, draghi, grifoni, ragni e pennuti da cortile. Un utilissimo Indice dei nomi chiude questo agile saggio che, a mio parere, dovrebbe essere in tutte le librerie di coloro che si occupano di letteratura (e peccato che sia disponibile solo in cartaceo e non anche in eBook) ma anche di quanti guardano il rapporto animali umani e non umani in maniera sempre nuova.

[Negli ultimi decenni] Tutti gli animali ci sono diventati più familiari, da quelli domestici a quelle esotici, di cui conosciamo una quantità di caratteristiche. È un paradosso, perché questo avvicinamento per mezzo dei testi e delle immagini ha coinciso in buona parte con il loro allontanamento dalla vita reale, per cui tranne cani e gatti i bambini conoscono ormai pochi animali dal vero. Alla familiarità reale dei secoli si è sostituita una famigliarità fittizia.

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