Diario di una conigliara: cosa permettete al vostro coniglio?

Diario di una conigliara: cosa permettete al vostro coniglio?

Cosa può fare e cosa no il vostro coniglio in casa?

Annosa questione: cosa riusciamo a permettere al nostro coniglio? Cosa gli facciamo fare in casa e cosa no? Sappiamo dire di no?

Non so se vi capacitate del fatto che quello in foto è il mio coniglietto Momo: avete visto che faccia si ritrova? L’attacco colpevolizzante è ormai la sua professione favorita e non è raro che io lo trovi o a fare il morto in maniera penosa con le zapette tirate e l’occhio da pesce lesso, oppure che si metta tutto spiaccicato sul pavimento guardandomi con musetto implorante. Ora ditemi: voi non vi sentireste profondamente in colpa di non stare con lui 24 ore su 24?

Ammetto candidamente di non riuscire a dirgli sostanzialmente mai di no anche perchè il quadrupede ha dei metodi ben precisi per far intendere ciò che desidera. Partiamo dalla mattina, quando è appostato come una iena, attendendo che io cambi le sue verdure, gettando via quelle vecchie del giorno prima, e le sostituisca con quelle nuove. Il suo metodo è molto semplice: applica la tecnica squalo girandomi intorno con insistenza per poi stringere mano a mano il cerchio e iniziare a passarmi sui piedi battendo bene con i piedoni numero 46 coniglico. Come se non bastasse, se non mi affretto ad affettare le nuove verdure parte a tirare i miei pantaloni con i denti. Il mio no gli entra da un orecchione e gli esce dall’altro, oltre al fatto che quando il teppistello combina una malefatta e io lo colgo sul fatto, usa andare via saltellando felice.

Ovviamente il mio principio iniziale era: questa è la mia casa, da condividere con un coniglio. Tale concetto si è trasformato in: io, Momo, sono un coniglio talmente buono di cuore e generoso che permetto alla mia bipede di vivere in questa casa e di tagliarmi le verdure, ma che non si azzardi a dirmi qualcosa o si becca un bel mozzico. Ovviamente la sala e il settore divano/tv sono un suo possedimento, e per gentile concessione la sera mi accoccolo sul divano con la belva feroce ai miei piedi, che ogni tanto lancia un’occhiatina per controllare che io non scappi o non esageri con le confidenze, e mi permette di vedere un film o di leggere un libro mentre mangio qualcosa. Attenzione però, il suo pasto di nuove verdure deve essere già servito, o alla schiava bipede non è concesso di nutrirsi.

Insomma, lo confesso, non sono per niente una padroncina( parola che non amo per nulla!) restrittiva: la mia casa è anche la casa del mio coniglio…ma in fondo, non è giusto che sia così?

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