Se in TV i “pets” non riguardano solo l’affare Bigazzi

Se in TV i “pets” non riguardano solo l’affare Bigazzi

Su quanto è accaduto a “La prova del cuoco”, con Beppe Bigazzi che spiegava a modo suo come cucinare in maniera prelibata un gatto, si è detto tutto e il contrario di tutto. C’è chi si è schierato a favore di Bigazzi (in quanto persona e non in quanto mangia-gatti) e chi ha condannato quanto […]



Su quanto è accaduto a “La prova del cuoco”, con Beppe Bigazzi che spiegava a modo suo come cucinare in maniera prelibata un gatto, si è detto tutto e il contrario di tutto. C’è chi si è schierato a favore di Bigazzi (in quanto persona e non in quanto mangia-gatti) e chi ha condannato quanto ha raccontato. Si è scomodata Striscia la Notizia con Valerio Staffelli per consegnarli un tapiro in conseguenza alla sua sospensione dalla trasmissione Rai.

L’ “affare Bigazzi” però non è l’unico esempio di sfruttamento degli animali (anche se, in questo caso, indiretto) che avviene in TV. Si passa da Willy e Mu che devono stare sul bancone di Striscia in mezzo a rumori estranei e luci molto forti, agli animali messi nei pacchi di Affari tuoi o relegati, sempre nella trasmissione Rai, in un recinto e a cani, gatto i altri animali che vengono utilizzati in fiction e a cui vengono fatti fare esercizi che, a volte, risultano veri e propri maltrattamenti.

Non tutti sanno che esistono delle linee guida per la tutela degli animali in tv. Sono cinque semplici regole che si affiancano a quelle della legislatura civile e penale presente in ogni paese. Queste norme sono state stilate direttamente dall’UNESCO. Si passa dalla presenza di animali in TV unicamente per scopi informativi e di sensibilizzazione al divieto di presenze e atteggiamenti che siano lesivi per la loro dignità passando dalla riduzione di rappresentazioni circensi che esaltino lo sfruttamento degli animali fino ad eliminarle dal palinsesto.

Foto| Flickr

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