Gattari da legare: Il sonno del gattaro

bedI lettori di questa rubrica sono in maggioranza gattari e, di conseguenza, sono consapevoli della propria (divina) follia. Abbiamo spesso discusso dei gesti di apparente schiavitù di noi umani verso i gatti, ma questa settimana mi hanno raccontato una storia che ha sorpreso persino me.

La signora B. è una gattara: ospita gatti in casa e ha alcuni commensali che le fanno visita a orari fissi. Una di questi ospiti a mezza pensione è una gatta bianca a pelo lungo che ogni notte, tra le 3:30 e le 4:00, bussa alla finestra della signora, che abita a piano terra. La padrona di casa si alza, le apre la finestra e la fa entrare. La gatta resta lì tutta la mattinata, per poi uscire e tornare solo la notte successiva.

Spesso, la mattina presto, il gattaro viene svegliato dai miagolii del pargolo che ha fame. A volte una mia gatta, forse quella alla quale ero più legata, perché la prima salvata in condizioni pietose quando ero ancora una bambina, miagolava disperata nel cuore della notte. Tutto ciò che voleva era che io mi alzassi, la cercassi e la coccolassi fino a farla riaddormentare, per poi tornare anch’io a dormire. Raccontata così, adesso che ci penso, dà effettivamente l’immagine di una pazza, ma a me sembrava normalissimo che la mia micia volesse essere raggiunta e rassicurata.

Il gattaro, forse, sviluppa una capacità per la quale si può alzare, preparare cibo, alzare tapparelle o spazzolare gatti senza realmente svegliarsi. Per me, il sonno non è mai abbastanza: potrei dormire a oltranza, e devo sempre mettere più di una sveglia per essere sicura di svegliarmi. Appena ho qualche ora libera, se posso, la dedico al sonno: il letto è il mio rimpianto mattutino e la mia speranza serale. Ma datemi un gatto che miagola, e vi solleverò il mondo! O, almeno, il mio corpo dal letto.

Foto | Flickr

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