Gattari da legare: L'insostenibile leggerezza del giudizio

dog and catQuando si parla di cani e gatti, capita che il nostro interlocutore esprima una preferenza. Il gattaro, solitamente, sventola la bandiera del proprio partito con veemenza, elogiando i mici e provando pena per i "profani". Il canaro, generalmente, è più controllato, sebbene mi sia capitato spesso di sentire amanti dei cani tessere le lodi di Fido parlando non in termini positivi dei cani, bensì negativamente dei gatti. La discussione, come sempre, anziché essere incentrata su ciò che sono i cani, si sposta su ciò che non sono i gatti.

In casi estremi, mi è capitato di parlare con persone che provano addirittura repulsione per i mici. Ecco, questo è un sentimento che non capisco: in fondo, a occhio e croce, i mammiferi di piccola taglia sono spesso simili, e potrebbero addirittura confondersi, in situazioni di luce poco favorevole: spesso scambio per un gatto un coniglio nel prato, quando torno a casa la sera. O magari è davvero un gatto e io dovrei rifare la visita oculistica.

Per il nemico dei gatti, invece, parlare dei gatti è come parlare di una qualche viscida creatura che sbuca dal fango (e mi scusino gli amanti delle viscide creature che sbucano dal fango). Questo livore mi sembra eccessivo e, al di là dell'ailurofobia, non vedo il motivo di tanta antipatia. Da amante dei gatti, dovrei dire che si tratta di gente insicura che deve mantenere su tutto il controllo, che ama le gerarchie rigide e non sopporta le altrui affermazioni di libertà. Da gattara, dovrei annusare subito il pericolo e attaccare; da essere umano, provo subito la sgradevole sensazione che danno gli estremismi.

Foto | Flickr

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