Gattari da legare: Altri peccati di gola

Ancora.La scorsa settimana abbiamo parlato di alcune inusuali preferenze gastronomiche dei mici. Oggi, invece, vorrei citare alcune delle prodezze e delle acrobazie fatte dai miei gatti per gola. Anni fa mia madre, ancora ingenua, appese un salame al muro, per farlo seccare. La posizione era abbastanza nascosta, poiché la porta della cucina, tenuta aperta, nascondeva il piccolo vano. Nessuna sorpresa quando, un giorno dopo pranzo, chiusi la porta e mi si svelò lo spettacolo di una gatta tigrata sospesa nel vuoto e avvinghiata a quella liana di maiale.

Quella stessa piccola Tarzan, poi, aveva una capacità particolare: in commercio ci sono dei contenitori in vetro col coperchio a chiusura ermetica: lì di solito teniamo il merluzzo dei gatti. Prima di farli mangiare tiriamo fuori dal frigo il pesce, per portarlo a temperatura ambiente. Io stessa ho difficoltà ad aprire quei contenitori, ma la gatta ci si sedeva sopra (anche su quelli minuscoli) e, coordinando denti e artigli, li apriva senza problemi.

Sempre il merluzzo, poi, è stato protagonista di un drammatico (per me) incidente. Il cortile di casa di mia madre aveva un muro di recinzione alto più di due metri. Capitava spesso che, uscita per dar da mangiare alla colonia, mi attardassi a parlare con la vicina gattara, affacciata al balcone del palazzo di fronte, che faceva la conta dei mici. Un giorno commisi un errore imperdonabile: iniziai una conversazione con la vicina con la scodella ancora piena di pesce, senza aver prima fatto le porzioni. I gatti si aggiravano nervosi, sempre più disperati. Io parlavo e, ogni tanto, mi rivolgevo a loro dicendo "fatemi parlare! Adesso vi insegno la buona educazione, visto che non l'ho ancora fatto!".

Questa mia ribellione non rimase impunita: un magnifico cucciolone dal pelo nero, esasperato, salì sul muro e si gettò nella scodella. Un gatto di un paio di chili che vi atterra addosso da due metri non è piacevole, ma se in mano avete un chilo e mezzo di merluzzo bollito è anche peggio. Il cibo finì ovunque, i miei capelli erano una rete da pesca abbandonata su un molo, soprattutto per l'odore. Rimasi lì, ferma, con le mani ancora nella posizione di chi regge qualcosa. I gatti mi avevano insegnato la buona educazione.

Foto | Flickr

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