Gattari da legare: Un anno d'amore

I'm not herePiù di un anno fa vi raccontai del mio incontro con la signorina Mia, il pitbull dei vicini. Da gattara, era la prima volta che mi trovavo a convivere con un cane, cane che, tra l’altro, non è annoverato tra le razze “da salotto”. Non so se esista qualcosa di più lontano dalla delicatezza e dalla sinuosità di un gatto della signorina Mia: rumorosa, esagitata, mi entra in cucina per fare le feste travolgendo tutto ciò che si trova sul suo cammino. Qualunque estremità si trovi alla sua altezza, si tratti di un gomito, di un ginocchio, di un piede, deve essere leccata e deve essere presa a testate.

La signorina aspetta che io entri in casa per mangiare il cibo che lascio ai gatti, convinta che il suo grufolare passi inosservato; aspetta che mi addormenti sulla sdraio in giardino solo per svegliarmi col tonfo di un ciocco di legno che devo lanciarle e, soprattutto, assume l’aria del cane più triste del mondo se mangio qualcosa senza dividerlo con lei. Le piantine che ho pazientemente cresciuto la scorsa stagione, sopravvissute alla neve, non hanno avuto possibilità contro le sue zampe, e i pali che sostengono i faretti lungo il viale pendono tristemente, rei di averle intralciato la corsa verso un bastone che, tanto, quando glielo lancio non vede mai dove atterra.

Si dà il caso che, tra pochi giorni, il padrone di Mia si trasferisca. I gatti torneranno a dormire nel portico, e nessuna onda anomala si abbatterà nella loro ciotola con l’acqua. Potrò incantarmi per ore a guardarli giocare senza tendere l’orecchio al minimo rumore, perché nessuno verrà a disturbarli. Lascerò aperta la porta e i miei pavimenti resterano puliti e, senza timori, mi addormenterò dove mi pare facendo sporgere il mio piede quanto mi pare. Ma capirò, in un solo momento, cosa vuol dire un anno d’amore.

Foto | Flickr

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