Un gatto, un cane e una poesia di Trilussa

Un gatto, un cane e una poesia di Trilussa

Trilussa scrive una poesia sugli animali dal titolo “Er gatto e er cane” in cui si sofferma sul luogo comune del gatto traditore e il cane come amico dell'uomo.

Un gatto, un cane e una poesia di Trilussa

La tradizione popolare vuole che i cani siano amici fedeli dell’essere umano, mentre i gatti sono visti come traditori e approfittatori. Sappiamo benissimo che questo non è vero: fare di tutta l’erba un fascio non è mai una buona idea. Cani, gatti, conigli, criceti, furetti e tutti gli altri animali (domestici o meno) hanno una propria personalità, proprio come noi essere umani.

Questo luogo comune sui cani e sui gatti lo ritroviamo in una poesia di Trilussa (1871-1950) che inscena un dialogo tra un gatto soriano e un cane. Il primo si vanta delle propria indipendenza e sbeffeggia il secondo che è sempre troppo servile nei confronti dell’uomo, qualunque cosa gli faccia; il cane a sua volta ribatte puntando sul tasto dell’amicizia. La poesia è in dialetto romanesco e ha per titolo Er gatto e er cane.

Un gatto, un cane e una poesia di Trilussa

Er gatto e er cane

Un gatto soriano
diceva a un barbone:
“Nun porto rispetto
nemmanco ar padrone,
perché a l’occasione
je sgraffio la mano;
ma tu che lo lecchi
te becchi le bòtte:
te mena, te sfotte,
te mette in catena
cór muso rinchiuso
e un cerchio cór bollo
sull’osso der collo.
Seconno la moda
te taja li ricci,
te spunta la coda…
che belli capricci!
Io, guarda, so’ un gatto,
so’ un ladro, lo dico:
ma a me nun s’azzarda
de famme ‘ste cose…”
Er cane rispose:
“Ma io… je so’ amico!”

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Foto | Andy M¢Marianne Perdomo

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