Spot contro l'abbandono degli animali: perché tirare in ballo i soliti stereotipi?

Non abbandonare il cane. E nemmeno la compagnaPrima c'è stato lo spot di Rocco Siffredi contro l'abbandono degli animali: “Ho sedotto e abbandonato. Ma non il mio cane”. Poi il video, che ha avuto molto successo, in cui un uomo abbandona la moglie/compagna per strada e commenta: “Quest'estate non abbandonare un amico. Abbandona una rompicoglioni!” (con pausa a effetto e zoomata sul cagnolotto che mangia senza problemi – nel piatto che era della donna – la carne che non era piaciuta alla donna stessa).

In entrambi gli spot il messaggio che si vorrebbe far passare è che i cani non si abbandonano. Messaggio sacrosanto, ci mancherebbe altro. In entrambi gli spot, però, questo messaggio è veicolato in maniera simile: l'uso della donna come “alternativa”. A quanto mi consta, non esistono messaggi pubblicitari in cui delle donne abbandonano l'uomo per mantenere il cane.

In molti – sia donne che uomini – si sono sentiti disturbati e offesi da questi spot: è possibile che si debba sempre ricorrere agli stessi stereotipi? I pubblicitari – che sono pagati per far funzionare la testa e produrre nuove idee – non trovano nulla di meglio che perpetuare la storia uomo/donna, con quest'ultima che può essere sedotta e abbandonata come se fosse un soprammobile? In questo caso l'ironia non c'entra un bel niente perché di ironico, in questi spot, c'è ben poco.

Non si tratta di cercare il pelo nell'uovo, né tantomeno di bandire chissà quali crociate. Si tratta solo, a mio modo di vedere, di una mancanza di coscienza generalizzata. Credo fermamente che finché non si imparerà il rispetto delle persone non si potrà parlare di rispetto per gli animali. C'è necessità di essere senzienti per poter agire di conseguenza: questi due spot mostrano, invece, che l'importante è farsi una grassa risata. Poi se abbandoni il cane o la compagna, non cambia nulla.

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