Gattari da legare: Qualcuno che ti aspetta

waitingPer anni una delle mie gatte, ogni sera, andava incontro a mia madre che tornava dal lavoro: sentendo l’inconfondibile rumore dell’auto, la micia saliva sul muro di recinzione della casa, aspettava che la manovra di parcheggio fosse ultimata, scendeva dal muro e rientrava dal portone con la padrona che, parlandole, la rimproverava senza convinzione per la sua abitudine di andarsene in giro per il quartiere.

Quasi tutti i miei gatti, chi in un modo e chi in un altro, hanno avuto l’abitudine di aspettarmi di sera: c’era chi si piazzava sul letto mentre mi spogliavo, chi mi correva incontro miagolando perché, coccole o cibo, voleva le mie attenzioni e chi, sentendo il rumore delle chiavi, si appollaiava sul tavolo all’ingresso con l’aria della moglie che aspetta il marito col mattarello pronto.

Oggi, ad aspettarmi, c’è una gattina con tre zampette che sembra averne almeno otto; corre come una furia verso di me, riesce a strusciarsi contro i miei piedi e, contemporaneamente, ad avanzare verso la porta, mi afferra il laccio del portachiavi e sembra ubiqua: apro la porta e, il tempo di voltarmi, la trovo alla finestra. Tutti noi abbiamo qualcosa che ci dice di essere tornati a casa: un profumo, il suono di un campanello, il cigolio della porta. A me servono una coda alzata e un miagolio di rimprovero, e so subito che la parte migliore del giorno sta per iniziare.

Foto | Flickr

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