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Vivisezione, gatti torturati in laboratori universitari: PETA diffonde video shock

Vivisezione, gatti torturati in laboratori universitari: PETA diffonde video shock

Foto shock della PETA denunciano le torture subite dai gatti nei laboratori universitari americani in sperimentazioni che non hanno prodotto alcun risultato, volte solo ad ottenere ulteriori finanziamenti.

Vivisezione: un video shock quello diffuso dalla PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), l’ennesimo a denuncia delle violenze e delle sofferenze indicibili che vengono perpetrate ai danni degli animali, utilizzati per sperimentazioni e ricerche, storditi, seviziati, fatti ammalare di proposito per testare farmaci che avranno comunque bisogno di trials su umani per entrare in commercio.

Questa volta la denuncia della PETA riguarda i gatti utilizzati nei laboratori universitari, nello specifico nel video si mostrano gli esperimenti della University of Wisconsin-Madison, venuti alla luce solo di recente, dopo essere stati tenuti nascosti per ben dieci anni. Secondo l’associazione la University of Wisconsin-Madison ha violato più di una norma dell’Animal Welfare Act. Qui una petizione per chiedere al sistema sanitario americano di non erogare ulteriori finanziamenti all’istituto.

La Peta ha avviato una dura battaglia legale per accedere alle foto che documentavano gli esperimenti condotti sui gatti e l’ha vinta, dopo ben tre anni, ottenendo l’accesso ai documenti riservati. Oggi quelle foto sono state pubblicate e feriscono in maniera indicibile lo sguardo.

Nello specifico, è documentata la terribile sorte che è capitata al gatto Double Trouble, più volte sottoposto ad interventi chirurgici per manipolarne l’organismo ed installare elettrodi e viti che lo tenessero fermo mentre veniva impiegato negli esperimenti.
peta torture sperimentazioni gatti

Double Trouble prima di morire (lo hanno ucciso) ha sofferto di depressione, così scrivono i ricercatori nel referto. Non si è avuto alcun rispetto per lui nemmeno dopo morto: gli hanno staccato la testa perché bisognava espiantare il cervello e tenere memoria degli esperimenti effettuati. Un destino terribile.

Volete sapere se questi esperimenti hanno salvato delle vite umane? Nient’affatto. Nessuna pubblicazione, denuncia la PETA, dal sacrificio della vita di questi 30 gatti, solo esperimenti volti a determinare come il cervello riconosce la provenienza di un suono che non hanno portato nessun frutto. Tutto per accaparrarsi altri finanziamenti, accusa la PETA.

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