Gattari da legare: Il tarlo

gatitoI gatti non mi hanno portato solo pulci, ma anche e soprattutto un insettino più fastidioso, insidioso e pericoloso: il tarlo. Il tarlo mi perseguita, a volte, intere giornate: ne ricordo uno, anni fa, che mi ossessionò per 24 ore. Una delle gattine della colonia era rimasta chiusa nel garage di una vicina poco amante dei gatti (naturalmente), e io vissi ore d’ansia, aspettando il ritorno della dirimpettaia arpia. Arrampicata sul muro di cinta, la vidi entrare nel garage e urlare per non so quali immaginari e terribili guai combinati. Mentre la versione bassa e grassa di Crudelia urlava, la gattina le sgattaiolò alle spalle (magnifico verbo, “sgattaiolare”), e la vipera dirimpettaia non seppe mai chi fosse l’autrice di tali disastri.

Uno dei tarli più grossi è quello che mi viene a trovare nelle buie notti di temporale, quelle in cui il vento fischia forte, tutto sbatte e precipita dai balconi. La sua presenza è così ingombrante, in camera da letto, che devo uscire alla luce dei lampi, in pigiama e infreddolita, a fare la conta dei presenti nelle cucce. C’è poi il tarlo diurno, quello che mi viene a trovare al lavoro quando un gatto è malato, e mi chiede se sono proprio sicura che il micio abbia ingoiato l’antibiotico.

Il tarlo automobilista guida con me, e mi fa tenere gli occhi sul ciglio della strada più di quanto dovrei, mentre quello ingegnere mi suggerisce migliorie da apportare ai giacigli. Il tarlo esploratore mi fa cercare cuccioli che solo io sento miagolare, e quello investigatore mi fa strisciare sotto cataste di legno per cercare cuccioli spostati dalla madre nottetempo. Mentre rode, io rispondo male a chi mi rivolge la parola, dico di aver capito quando non ho nemmeno sentito, so solo una cosa: devo tornare a casa dai miei gatti.

Foto | Flickr

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