Sulla tassidermia o imbalsamazione degli animali (di affezione). Una poesia di José Saramago

Sulla tassidermia o imbalsamazione degli animali (di affezione). Una poesia di José Saramago

“Tassidermia, o poeticamente ipocrita”: una poesia di José Saramago

Della tassidermia – ovvero dell’imbalsamazione degli animali di affezione – abbiamo parlato altre volte su Petsblog, ponendo in evidenza come un insieme di peli tenuto unito da collanti vari è quanto di più lontano ci possa essere dal musino vispo e carino di un cane o di un gatto o di un qualsiasi altro animale da affezione.

Il punto di vista su quest’argomento è molto soggettivo e ogni opinione merita rispetto. Per molti, però, si tratta di un qualcosa di sterile. In proposito, ecco una poesia di José Saramago sulla tassidermia che, metafora di altre imbalsamazioni, per il Premio Nobel non è altro una “vestigia delle cose vere”.

Tassidermia, o poeticamente ipocrita

Posso parlare di morte mentre vivo?
Posso guair di fame immaginata?
Posso lottar nei versi imboscato?
Posso fingere tutto, se non niente?

Posso vaca il vero da menzogne,
o inondar deserti di sorgenti?
Posso cambiar la lira e le sue corde,
e far di cupa notte sole ardente?

Se tutto è solo inutili parole
e con esse la fuga mi precludo,
dal pulpito dell’ombra nego la luce
come il canto si nega imbalsamato.

Occhi di vetro e ali imprigionate,
sono rimasto alle parole fruste
come vestigia delle cose vere.

Poesia tratta da José Saramago, Poesie. Testo a fronte, a cura di Fernanda Toriello, Einaudi 2002, pag. 18
Foto | Flickr

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