A Torino liberati 200 cuccioli importati illegalmente



Dal capoluogo piemontese arriva la bella notizia riportata dal Corriere della liberazione, da parte del Corpo Forestale, della squadra mobile di Torino e del NIRDA, di duecento cuccioli illegalmente importati dall'est Europa. Avevamo già parlato su Petsblog di questi episodi che si sono moltiplicati enormemente negli ultimi tempi anche a causa dell'incredibile giro economico che sta dietro al traffico di cuccioli, è stato addirittura calcolato che le organizzazioni criminali da questo traffico abbiano delle entrate paragonabili addirittura a quelle del traffico di stupefacenti e, oltretutto, con rischi decisamente minori.

Portare e vendere cuccioli illegalmente non penso sia una cosa facile. Chi vuole un cucciolo è attento alla genealogia, alla salute e alle sue caratteristiche. Allevatori disonesti, veterinari compiacenti e negozianti senza scrupoli non si fanno certo problemi a mentire e a certificare il falso come, ad esempio, l'età dei cuccioli che, per legge, non possono essere sottratti alla madre prima dei due mesi dello svezzamento. Come potrete immaginare i cani subiscono un maltrattamento fisico e psicologico non indifferente durante questi viaggi lunghi e debilitanti stretti in minuscole gabbie. I 27 indagati, tra cui, come detto, ci sono anche dei veterinari che, in teoria dovrebbero pensare alla salute degli animali e non al loro conto in banca, sono accusati di reati gravissimi che vanno dalla frode al falso e al maltrattamento.

Come detto le forze dell'ordine hanno salvato questi cuccioli, tra cui vi si trovavano anche bulldog e shar-pei. Questi cani sono stati presi e pagati poche centinaia di euro per poi essere destinati ai negozi e agli allevamenti del nord Italia che li avrebbero venduti a cifre dieci volte superiori. Se volete un cane di razza fatevi consigliare un allevamento di fiducia, chiedete di vedere i genitori del cane e di leggere tutti i documenti. Un suggerimento: chiedete di poter contattare qualche loro cliente per poter chiedere referenze.

Foto| Flickr

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