Gattari da legare: Il bue, l'asinello e il gatto

softOggi è l’Immacolata e, da brava vesuviana, è giornata di allestimento del presepe. Il presepe, a casa mia, è faccenda seria e delicata: il gruppo palestinese della Natività viene trasportato di peso nel ‘700 napoletano, che mia madre ricostruisce con sughero, carta, cartone e ghiaia che altro non è che lettiera per gatti. La complicata e instabile costruzione poggia su quelli che sono due criteri tipici di alcuni quartieri napoletani: verticalizzazione e sovraffollamento. In una casa con un’alta percentuale di abitanti felini, questo è un azzardo che solo la fede incrollabile nelle tradizioni può rendere possibile.

Appena sistemato l’ultimo pastore i gatti, che fino a quel momento hanno manifestato solo un tiepido interesse, si acquattano in attesa del buio; scattata l’ora X, prendono d’assalto il forte. La cosa stupefacente è che ce ne accorgiamo solo una volta che la scorribanda è terminata, e solo da alcuni piccoli segnali, che solitamente consistono in ciuffetti di muschio sul pavimento. Per accedere alla grotta della Natività, infatti, i gatti devono superare lo sbarramento di due pacchianelle, tre o quattro zampognari, un angelo, quattro pastori e cinque pecore, tutti in terracotta. Una delle gatte riesce a entrare senza far cadere nulla e, un paio di volte, l’abbiamo trovata addormentata in uno spazio ristrettissimo tra il bue e l’asinello.

Un’altra invece, più smilza ma meno delicata, fa giri più complessi e, in un paio di occasioni, si è resa colpevole della rottura di una mano di una pastorella o della zampa di un animale, che io e mia sorella abbiamo subito incollato con l’aiuto delle pinzette per le sopracciglia, mentre una di noi distraeva la capofamiglia, che prende ogni attacco al presepe come una questione personale. Altre volte ci siamo chinate rapide ad afferrare il muschio caduto per coprire il delitto felino, mentre la rea ci guardava come per dire “Non proverete mai la mia colpevolezza”.

La gatta anziana, quella mistico-contemplativa, non ama molto il presepe, ritenendolo forse un rituale reso profano da noi, popolino superstizioso. Solo una volta si è ribellata, prendendo di mira un cestino con uova ciclopiche del tutto sproporzionato rispetto ai pastori, che però a noi sorelle era piaciuto tanto da comprarlo e che mia madre non ama perché rovina l’armonia della scena. Quest’anno a guardia del simbolo natalizio sono state erette barriere notturne fatte con le zanzariere: mi sembra una cattiveria, è come cacciare una donna incinta da una locanda… In fondo, alle mie gatte ce piace, ‘o presepe.

Foto | Flickr

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