La direttiva UE contro la vivisezione di cani e gatti sarà valida davvero?


Solo ieri vi parlavamo con entusiasmo della nuova direttiva dell'Unione Europea che, in pratica, costringeva il nostro paese a vietare l'alleamento di cani e gatti per scopi scientifici. Oggi ci troviamo a parlare di chi non è totalmente favorevole a questa direttiva perchè, a quanto pare, troppo lacunosa o non va a colpire i nervi scoperti del problema vivisezione.

Tra i dubbiosi c'è la LEAL che, sulla sua pagina di Facebook, si pone una domanda:

Domanda: come mai non c'è scritto che è "vietato allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione" e basta? Che differenza c'è tra "sperimentazione" e "sperimentazione di cui alla lettera b"? Non sarà che allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione per la salute umana o per la sperimentazione obbligatoria per legge alla fine risulterà permesso?

Non solo, anche L'AIDAA sul suo blog si pone diverse domande sull'effettiva efficacia di questo emendamento e si propone di fare ricorso in commissione europea perchè si tratta di una legge sulla vivisezione e non contro la vivisezione, compresa la presunta inutilità di tale legge per la struttura di Montichiari. A fare la voce grossa è, però, la LAV che dice senza mezzi termini:

“chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto, continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia. Per l’utilizzazione dei randagi, infine, l’Italia ha già in vigore il divieto del loro utilizzo, contenuto fin dal 1991 nella Legge 281 su cani e gatti”.

Foto| Flickr

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