Gattari da legare: Beauty farm

Gattari da legare: Beauty farm

Tra i vari gatti coi quali ho avuto a che fare a vario titolo (residenti, domiciliati per periodi più o meno lunghi, degenti, ospiti per un giorno), la categoria che più mi fa uscire dai gangheri è quella della cosiddetta “beauty farm”. Solitamente, si tratta di gatti maschi non sterilizzati (ah, se riuscissi ad acchiapparvi!) […]

Tra i vari gatti coi quali ho avuto a che fare a vario titolo (residenti, domiciliati per periodi più o meno lunghi, degenti, ospiti per un giorno), la categoria che più mi fa uscire dai gangheri è quella della cosiddetta “beauty farm”.

Solitamente, si tratta di gatti maschi non sterilizzati (ah, se riuscissi ad acchiapparvi!) che, nei periodi adatti, si assentano per svariate settimane, alla ricerca di compagnie femminili. Finito il periodo degli amori, me li ritrovo davanti la porta magri, luridi e affamati.

Il primo intervento è volto a rifocillarli. Approfittando della fame arretrata, mi avvicino lentamente per disinfettare le eventuali ferite, che eventuali non sono mai. La vera tragedia è quando hanno bisogno di una cura antibiotica per ferite particolarmente gravi, inflitte loro da rivali in amore: in questo caso, parte l’assurda telefonata con il veterinario che mi dice di non poter fare diagnosi a distanza. Dovrò mettere una webcam tra le orecchie di questi guerrafondai.

Il passo successivo è l’antipulci: se riesco a metterlo, mi sento un’eroina per una settimana. In via del tutto eccezionale, a volte, riesco a spazzolarli: di solito finisce male per le mie mani. I tigrotti apprezzano la mia vicinanza solo quando devo riempire le scodelle. Dopo qualche nottata trascorsa nelle cucce calde e pulite, sono pronti ad abbandonarmi di nuovo: senza un grazie, senza un saluto. Ma sempre qui devono tornare…

Foto | Flickr

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