Eduardo de Filippo ed il cane di nessuno

Eduardo de Filippo ed il cane di nessuno

Avevamo già parlato degli aforismi dedicati al mondo degli animali ed, in particolare, dedicati al miglior amico dell’uomo . Vi avevamo raccontato di frasi bellissime scritte da personaggi illustri della letteratura e della storia mondiale. Sapevate che anche in Italia, terra di poeti, moltissime personalità del mondo dell’arte hanno dato il loro contributo con delle […]


Avevamo già parlato degli aforismi dedicati al mondo degli animali ed, in particolare, dedicati al miglior amico dell’uomo . Vi avevamo raccontato di frasi bellissime scritte da personaggi illustri della letteratura e della storia mondiale. Sapevate che anche in Italia, terra di poeti, moltissime personalità del mondo dell’arte hanno dato il loro contributo con delle perle di saggezza sui cani? Ci sono personaggi come, ad esempio, Eduardo de Filippo, il maestro indiscusso del teatro italiano. Il conduttore Michele Mirabella racconta di un episodio al quale ha assistito che aveva come protagonisti principali appunto Eduardo de Filippo e un cane randagio che era fuori dal teatro dove l’attore si sarebbe dovuto esibire.

Una volta scoprii Eduardo De Filippo che parlava con un cane. Eravamo a Bari, davanti al Teatro Piccinni. Con discrezione ascoltai. Sembrava un colloquio amichevole e abituale. L’uomo parlava a bassa voce, fitto fitto. Il cane ascoltava compreso, scodinzolando. Eduardo chiedeva al cane, un bellissimo esemplare multirazziale, pezzato, con uno sguardo dolcissimo: A chi sei cane?”. Pensai di non aver capito e drizzai le orecchie, come, del resto, fece anche la bestiola. Eduardo chiese ancora: “Ne’, si può sapere a chi sei cane?”. Il cane rispose con un guaito che era un lamento come per dire: “Caro Maestro, purtroppo non sono cane a nessuno. Mi piacerebbe molto essere cane a qualcuno ma, evidentemente, sono figlio di un Dio minore e, quindi, non sono cane a nessuno”. Eduardo capì e lo accarezzò sconsolato come per dirgli che avrebbe voluto che potesse diventargli cane, ma che non poteva, che non doveva e che la sua vita e il suo lavoro glielo impedivano.

Si allontanò meditabondo verso l’ingresso del palcoscenico e io lo accompagnai, consapevole che quel cane ci avrebbe seguito con lo sguardo triste di chi non è cane a nessuno. Eduardo non parlava e io non mi azzardavo a rompere la sua magistrale pausa di silenzio, poi mi disse: “Quando si nasce cane è meglio nascere cane a qualcuno”. Solo allora compresi il mirabile dativo di possesso con il quale sanciva il rapporto strano e bellissimo tra questo umile amico dell’uomo e l’uomo, quando l’uomo è onesto. Un rapporto che migliora entrambi i contraenti. Forse perché uno è una bestia.

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