Monaci e gatti: un poema irlandese del IX secolo

Monaci e gatti: un poema irlandese del IX secolo

Gatti e umani sono amici da tempo immemorabile. Spesso vivono insieme e condividono la vita. Un esempio di questa duratura amicizia e condivisione giornaliera è il poemetto dal titolo Pangur Bán, che è il nome di un gatto e vuol dire più bianco del bianco.

Il testo è scritto da un monaco irlandese che mette in parallelo il suo lavoro di amanuense e quello del micione bianco che, paziente, va a caccia di topi. Uno splendido poema che ha più di mille anni e che ci racconta di quanto sia profondo il legame tra umani e felini... anche all'interno delle abbazie!

Io e il mio gatto Pangur Bán
abbiamo lo stesso compito:
lui a caccia di topi lieto corre
io a caccia di parole sto seduto
notte e giorno.

È molto meglio di ogni
onore ricevuto
con libro e penna starmene seduto;
Pangur certo è pigro,
e mette in pratica la sua semplice arte.

È piacevole vedere
la gioia che ci procurano i nostri lavori
quando insieme siamo seduti nella stanza
e proviamo a dilettare il nostro spirito.

Un topo smarrendosi finisce spesso
tra i piedi dell'eroico Pangur Bán;
spesso il mio pensier si tende,
ed un significato nella sua rete prende.

Il gatto posa gli occhi sul il muro,
grande e grosso e scaltro e sicuro;
sul muro del sapere metterò
a dura prova quel poco che so.

Quando un topo esce dal sua nascondiglio,
Pangur Bán è colmo di gioia;
e io sono pieno di gaudio
quando risolvo questioni complicate!

Serenamente ci dilettiamo con il nostro lavoro
e io il mio gatto Pangur Bán:
nella nostra arte troviamo la felicità
io la mia, lui la sua.

L'allenamento costante ha trasformato
Pangur Bán in un perfetto gatto;
notte e giorno sapienza io apprendo
in luce l'oscurità volgendo.

Foto | Flickr

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